Anno IV,  Comunicato n. 41 // - 27 febbraio 2009

 

QUESTA Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutto quel che dichiarano gli autori dei testi pubblicati, reputa che essi siano comunque UTILE fonte di informazione, testimonianza e riflessione per molti.

Non omologati in nessuno schieramento e in rispetto di quella libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo IRRINUNCIABILE E giustO dare spazio aLLE MOLTE voci del dissenso, ALTROVE NEGATE.

I bambini di Shatila: senza futuro e senza passato

di Curtis Bell , Live from Lebanon, 19 febbraio 2009

Traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq

Un bambino nel campo profughi di Shatila

Mia moglie Linda e io siamo tornati di recente a Beirut, in Libano, per visitare la American Community School in cui mi sono diplomato negli anni cinquanta. Uno dei consiglieri della scuola, un Americano di nome David Bakis, ha avviato un progetto per portare un sorriso nelle vite dei bambini dei campi profughi palestinesi nei pressi di Beirut. Certo, non un compito agevole.

Ogni domenica pomeriggio, David porta in gita una ventina di bambini di uno dei campi profughi palestinesi, a bordo di uno scuola-bus. Una domenica, abbiamo accompagnato David nel campo profughi di Shatila. Shatila è il campo in cui, nel 1982, durante l’invasione israeliana del Libano nel mezzo della guerra civile, una milizia cristiana di destra massacrò uomini, donne e bambini palestinesi. Le stime sul numero di morti nel campo di Shatila e in quello vicino di Sabra variano da 500 a 3mila. L’esercito israeliano all’epoca occupava Beirut e aveva circondato I campi. Consentirono alla milizia di entrare nel campo e, quando seppero cosa stava accadendo, non fermarono il massacro.

Quando siamo arrivati, i bambini tra gli 8 e i 10 anni di Shatila ci stavano aspettando. Mentre saltavano David, erano pieni di sorrisi, di risate e di aspettative. Erano molto eccitati per il film che stavano andando a vedere quel pomeriggio nel centro di Beirut. I volti luminosi e sorridenti dei bambini erano in contrasto con le facce perlopiù scure degli adulti che passeggiavano attorno. I volti felici dei bambini contrastavano anche con le squallide condizioni del campo. Il campo è fatto di blocchi di edifici in cemento realizzati in maniera rischiosa separati da anguste vie di passaggio non lastricate in cui due persone non possono passare senza toccarsi. L’acqua che arriva al campo è salmastra e giunge in maniera discontinua, così come le fognature e l’elettricità.

David se ne sono andati con l’autobus per andare a vedere il film, mentre Linda e io abbiamo visitato il campo con due dei suoi abitanti. Abbiamo visto un monumento del massacro e una casa in cui una madre single viveva con la sua bambina in una sola stanza principale con un locale piccolo a lato per cucinare. Per I profughi palestinesi in Libano il presente è terribile e il futuro è un’incognita. Non possono tornare in Palestina e non sono ben accetti in Libano. Il Libano non consente loro di diventare cittadini o di possedere terreni. Settanta mestieri, ossia i lavori migliori, gli sono proibiti. Una delle maggiori cause di questa esclusione è la natura "confessionale" della Costituzione libanese che bilancia accuratamente il potere tra i diversi credi, basandosi sulla popolazione. Dare la cittadinanza ai 400mila palestinesi, in larga parte musulmani sunniti, sovvertirebbe l’attuale equilibrio di poteri tra cristiani, sciiti e sunniti. Vi è la convinzione diffusa in Libano che i palestinesi gli sono stati imposti dall’esterno e (i libanesi) non hanno abbastanza lavori e risorse per il loro stesso popolo.

David ha un amico che è nato in un campo profughi palestinese in Giordania ed è finito in Libano per ragioni familiari. Ma il Libano non riconosce la sua carta di identità rilasciata dalle Nazioni Unite e non intende emettere nuove carte di identità. È stato messo in prigione due volte per non avere una carta di identità valida, l’ultima volta per cinquanta giorni. Ho sentito alter storie simili.

Ai palestinesi viene negato sia un passato che un futuro. I campi e le scuole all’interno dei campi sono in larga parte sostenute dall’Unrwa, l’Agenzia Onu per i profughi palestinesi. L’Unrwa non consente più l’insegnamento della storia moderna della Palestina. Due studenti ci hanno detto che non possono portare bandiere, spille, bracciali o altri accessori con emblemi palestinesi a scuola, sebbene l’Unrwa non abbia una politica ufficiale a riguardo.

Abbiamo incontrato molti palestinesi nel campo che, come i loro bambini, erano positivi e pieni di risorse nonostante le condizioni pressoché impossibili. Gli esseri umani sono ottimisti per natura e non possono sostenere un’esistenza in stato di depressione. Ma non dovrebbe essere consentito che la tragedia umana della vita nei campi continui di generazione in generazione così come è avvenuto dal 1948. Ai meravigliosi bambini di Shatila, così come a tutti i bambini, deve essere dato un futuro di opportunità e speranza.

Curtis Bell

ex-scienziato e attivista per la pace. Vive a Portland, in Oregon. È nato in Bahrain e ha frequentato le scuole superiori a Beirut, in Libano


Link originale : www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=7184

Traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq

Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/BambiniShatila.htm 
 

Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web sono liberamente riproducibili

(salvo successive controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori)

purchè citandone  integralmente   tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i traduttori e i links :

perchè informazione e contro-informazione devono essere libere e alla portata di tutti.

Chi, divulgando questi notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in qualsiasi modo

 la  libera veicolazione delle notizie, sabota gravemente  la libera formazione e informazione.