"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n. 3, del 3 gennaio 2009

 

Massimo allarme

 

Maurizio Blondet, effedieffe.com,  2 gennaio 2009

 

 

Mentre continua il massacro di Gaza e da lì praticamente i media non danno notizie, va notato

uno sviluppo inquietante, da tener d’occhio col massimo allarme nei prossimi giorni.

Ha dato il via Sallai Meridor, ambasciatore di Israele in USA: «Tutto ciò che vedete a Gaza è

fatto dall’Iran (sic) finanziato dall’Iran, i terroristi sono addestrati dall’Iran, i rifornimenti

vengono dall’Iran, la tecnologia per fabbricare razzi a breve raggio è iraniana. L’Iran è come

un polipo, ha pedine nella regione e oltre la regione, mentre continua a muovere verso

l’armamento nucleare».

Non basta. Meridor ha aggiunto: «Questo non è un problema solo israeliano; è collegato alla

minaccia di Mumbai (!), di Beer Sheva, o – dio non voglia – a New York, e noi possiamo

batterlo solo se abbiamo la volontà unitaria di non lasciare che questi terroristi uccidano i

cittadini e distruggano il nostro modo di vita».

Questo non è – o non è solo – delirio ebraico. Può essere parte di un progetto per continuare

la «guerra», estendendola all’Iran.

Lo ha detto esplicitamente John Bolton, l’ebreo-americano che Bush tentò di piazzare come

ambasciatore all’ONU, ma la cui nomina fu rigettata dal Congresso per l’eccessivo estremismo

del personaggio.

Parlando alla Fox, Bolton ha dichiarato che il conflitto in corso a Gaza può portare gli USA allo

scontro con l’Iran.

«Stiamo guardando a un potenziale fronte multiplo qui», ha detto, «a un più largo conflitto. A

questo punto fra l’Iran e la sua bomba atomica non c’è alcun ostacolo, se non l’uso della forza

militare degli USA o di Israele».

Il momento è propizio, ha aggiunto Bolton, perchè gli altri Stati arabi sono ostilissimi a

Teheran, e applaudirebbero la distruzione della sua influenza (1).

Ancora più allarmante, la stessa posizione è stata espressa dal JINSA (l’americano «Istituto

ebraico per gli affari di sicurezza nazionale»). Questo istituto, luogo di incontro e commistione

fra gli interessi militari di Israele e quelli del complesso militare-industriale, potente luogo di

potere che ebbe una parte essenziale nel precipitare la guerra all’Iraq, ha detto per bocca del

suo direttore esecutivo, Tom Neumann:

«I tiri dei razzi di Hamas sono diventati a più lungo raggio e più letali come effetto

dell’assistenza e dell’addestramento iraniano. Il ruolo dell’Iran nel rafforzamento dell’arsenale

di Hamas è stato putroppo sottovalutato dai media mondiali e dai leader politici», anche se il

piede che gli iraniani hanno preso, secondo lui, in Libano e Siria «dovrebbe essere intollerabile

per gli Stati arabi del Mediterraneo come per la Russia, gli europei e tutti coloro che vogliono

davvero la pace nella regione» (2).

Che i media occidentali abbiano «sottovalutato il ruolo dell’Iran», è un’accusa ingiusta. Non

possono parlare del massacro di Gaza senza tirarlo in ballo,ovviamente senza alcuna prova.

Ho sentito personalmente un giornalista di RAI3 spiegare che un razzo caduto su non ricordo

quale villaggio israeliano s’era rivelato essere una katyusha con la scritta Made in China; ma

«siccome non si può credere che siano i cinesi ad armare Hamas», il razzo doveva essere

stato acquistato dall’Iran per rifornirne i palestinesi.

E tutto ciò mentre gli stessi media israeliani ammettono che i jet di Sion non trovano più

bersagli utili da colpire a Gaza, e i comandi israeliani si dichiarano sorpresi dalla «debole

reazione di Hamas» agli attacchi; ovviamente priva di ogni mezzo anti-aereo e di aviazione per

contrastare le incursioni, Hamas lancia anche meno razzi del previsto.

Persino alcuni giornalisti israeliani, come Hamira Hass e Gideon Levy, esprimono vergogna

per l’uso mostruosamente sproporzionato della forza dal cielo contro gli inermi prigionieri di

Gaza.

I media occidentali in genere tacciono più che possono sul sangue dei bambini e le distruzioni

di scuole e moschee, e si concentrano sui razzi che tanto fanno soffrire i poveri israeliani.

Il numero dei morti a Gaza, per esempio, viene sistematicamente sottovalutato. La stampa

«libera» ripete ossessivamente numeri come «427 morti, di cui 72 civili». Ma «la seconda

cifra», ha ricordato John Holmes, il coordinatore ONU per gli affari umanitari che è sul campo,

«non comprende i civili che sono maschi adulti».

Quindi, tutti i maschi adulti di Gaza sono considerati terroristi. Così ad esempio i quasi 180

cadetti di polizia massacrati il primo giorno mentre ricevevano il diploma, erano parte di un

corpo disarmato, diciottenni che avevano trovato «quel che è così raro a Gaza, un salario», ha

scritto la Hass. Secondo lei, anche le donne uccise mentre uscivano dalla moschea sono

messe nella lista dei terroristi, perchè portano il velo. (3)

Non c’è verso che i giornali italiani riportino e precisino queste notizie. E nemmeno il fatto che

quattro importanti rabbini «savi anziani di Sion», Yaakov Yosef, Dov Lior, Shalom Dov Wolpe,

Meir Mazuz, abbiano emanato un responso talmudico (l’equivalente ebraico di una fatwa) per

condonare l’eccidio dei civili: «Quando una popolazione abitante vicino a città ebraiche manda

bombe con l’intento di uccidere vite ebraiche, è permesso dalla legge ebraica lanciare bombe

di reazione, anche contro siti abitati da civili».

In compenso, Ferdinando Adornato ha giustificato il rifiuto della tregua da parte di Tzipi Livni, o

meglio la motivazione («La tregua legittimerebbe Hamas») sostenendo che infatti con Hamas

«non si può trattare, perchè odia Israele» (4).

Sull’odio razziale israeliano per gli arabi, ci proponiamo di fornire ampia documentazione (5).

Ma ora, ci basterebbe che i giornalisti italiani che coprono la «guerra» di Gaza da Tel Avi e

Askleon, almeno segnalassero due fatti riportati dai media israeliani:

In tutta Israele, gli arabi israeliani di qualche rilevanza (imam, sceicchi, ma anche maestri di

scuola) vengono in questi giorni convocati dalla polizia ebraica, o dallo Shin Beth, e minacciati;

«minaccia preventiva», per dissuadere manifestazioni a favore dei bombardati di Gaza.

«Gli viene comunicato che saranno ritenuti responsabili di ogni protesta, e per questo sollevati

dalle loro funzioni», dice Abas Zkur, membro arabo della Knesset.

A Jaffa, il capo della comunità palestinese Sami Abu Shahada s’è sentito dire dal capo locale

dello Shin Beth: «Lei è responsabile di incitamento, di ogni pietra lanciata. Ci sono limiti alla

democrazia. Quel che accade a Jaffa è espressione di slealtà verso Israele». A Jaffa, il

sabato del giorno dell’attracco, 2 mila palestinesi (in teoria cittadini israeliani) si sono riuniti in

silenzio per «commemorare i morti» della Striscia; nemmeno una pietra è stata gettata,

nessuna violenza. Ma ci sono limiti alla democrazia, nell’unica democrazia del Medio Oriente

(6).

I giornali tacciono anche sul generoso uso di bombe all’uranio impoverito da parte di Israele.

La stampa israeliana si vanta dell’alta tecnologia di cui dispone la sua aviazione, spiegando

che le GBU39, le bombe intelligenti regalate dagli USA, usate con tanto successo contro i

tunnel sotterranei verso l’Egitto, sono leggere – pesano 113 chili – ed hanno una carica

esplosiva di soli 22,7 chili, «ma hanno la stessa capacità di penetrazione delle bombe da 900

chili»; la loro piccola taglia consente agli F-16 di portare più bombe ad ogni decollo, dunque di

moltiplicare i bersagli di ogni missione. Il meraviglioso segreto di queste armi – veri missili, che

una volta lanciate dal caccia possono percorrere 110 chilometri – è il dardo di penetrazione,

fatto di uranio impoverito (7).

Come noto, il dardo di uranio impoverito brucia all’impatto, e il 90% della sua massa si riduce

in particole ultra-piccole, nanometriche, che passano qualunque tipo di maschera a gas (che

comunque i palestinesi non hanno); il contaminante, gas metallico nano-particolato (più sottile

del fumo di sigarette) viene inalato e si deposita nelle ossa, per la sua affinità col calcio. Lì,

continua per decenni a irradiare, provocando tumori, distruzione del sistema immunitario e

mostruose malformazioni dei feti, condannando una intera popolazione – come in Iraq - ad una

lenta ma spaventosa estinzione.

E gli agnelli di Sion lanciano questo tipo di bombe sulla striscia di Gaza, il carcere a cielo

aperto con la più paurosa densità di popolazione del pianeta: 3.823 abitanti per chilometro

quadrato.

Ma di questo equivalente post-moderno del Zyklon B, tanto più efficace per lo sterminio, i

nostri media non parlano. Parlano invece dei «razzi di Hamas».

Nè probabilmente i giornalisti inviati hanno tutte le colpe. Essi hanno il divieto di entrare in

Gaza; per le loro informazioni, dipendono interamente dall’ente appositamente creatro dai

comandi israeliani per manipolare i media: il National Information Directorate, il cui scopo

dichiarato è di gestire la «hasbara», ebraico per «spiegazione» (8).

A questo organismo si devono iscrivere tutti i giornalisti che arrivano in Giuda. E ogni

giornalista è contattato fin dalla mattina nel suo albergo, con l’offerta di ghiotti servizi speciali:

una visita guidata ad Askelon «sotto il fuoco dei razzi di Hamas fatti in Iran», a parlare con «le

vittime che vivono nell’angoscia da anni»; una intervista con un generale; ancor meglio, con un

intellettuale che spiegherà perchè, nonostante lui sia pacifista, questa guerra è inevitabile.

E’ così per esempio che un TG nostrano ha parlato con Benny Morris, uno storico, e gli ha

lasciato dire cose come: noi israeliani siamo come nel 1967, allora ci fecero guerra Siria ed

Egitto, oggi siamo parimenti circondati e attaccati da Hamas ed Hezbollah; gli arabi cittadini di

Israele sono un problema che non ci lascia tranquilli, perchè fanno più figli di noi (dunque

bisogna cacciarli, altrimenti minacciano la nostra identità, diventiamo minoranza nel nostro

Paese, perdiamo la purezza razziale).

L’intervista è stata comunque rivelatrice, perchè ha rivelato il fondo psicopatico del bellicismo

israeliano; devono fare frequenti guerre per allentare la propria angoscia psicanalitica,

bombardano per sentirsi sicuri. Il sionismo è diventato una turba mentale, che usa i caccia

come sedativi.

Ma ovviamente il giornalista italiano ha ascoltato in ginocchio, senza far notare che il razzista

diceva cose da razzista, raccomandava di fatto il genocidio, e che Hamas non ha nemmeno un

millesimo della forza minacciosa di Egitto e Siria, i nemici del ’67, che comunque furono

sconfitti in sei giorni. E nemmeno ha fatto notare che Israele, su Gaza indifesa, ha lanciato più

bombe e usato più potenza di fuoco di quanto ne usò nel 1967.

Il National Information Directorate è infatti soddisfatto del suo lavoro:

«Molte centrali mediatiche sono parecchio favorevoli ad Israele, mostrando le nostre

sofferenze», ha detto il maggiore Avital Leibovitch portavoce del glorioso Tsahal: «E’ il

risultato del coordinamento» che il Direttorato assicura fra l’esercito, i ministeri, il governo.

Una statistica del ministero degli Esteri di Tzipi Livni ha preso in considerazione un campione di

trasmissioni radio-TV internazionali: in otto ore di notizie, 59 minuti sono andati a interviste di

rappresentanti israeliani, e solo 19 ai morti palestinesi.

Per questo il tam-tam neocon – la colpa è dell’Iran, bisogna colpire lì – è particolarmente

allarmante. Non ci sarà una obiezione da parte dei media occidentali. I neocon hanno fretta di

mettere il governo Obama davanti al fatto compiuto; agghiacciante l’allusione della Meridor ad

un possibile attentato iraniano a New York, come secondo lei è stato a Mumbai (dove gli

iraniani non c’entrano per nulla, nemmeno secondo la più artificiale delle versioni ufficiali).

Del resto, i poteri forti americani possono vedere nell’ampliamento del conflitto una fuga in

avanti dai loro problemi interni.

Il 2009 sarà un «annus horribilis» per l’America. Persino Harper’s Magazine ormai invoca la

messa sotto processo dell’intera amministrazione Bush: «Nessuna amministrazione è mai

stata così sistematicamente e così apertamente fuorilegge».

Come sfuggire alla giustizia, si domandano il presidente e i suoi manovratori? (9).

Per di più, gli USA dovranno emettere 2 mila miliardi di nuovi titoli di debito nel 2009, effetto

dei «salvataggi» falliti e dei «rilanci dell’economia» finanziati in deficit; chi li comprerà?

Nel 2009, tutti gli altri Paesi industrializzati emetteranno 3 mila miliardi di loro debito, perchè

anche loro fanno i «keynesiani», ossia accrescono la spesa pubblica per contrastare la

depressione in corso.

Ma non si può essere keynesiani tutti nello stesso momento. Ci sarà una concorrenza sfrenata

tra sovrani debitori per attrarre un pool di capitale sempre più striminzito. La concorrenza

dovrà avvenire sull’aumento dei tassi, e questo rischia di precipitare la rovina USA. Anzi

peggio: del capitalismo terminale come sistema.

Ciò a cui pensano i poteri, è ormai salvare il sistema finanziario del capitalismo terminale dalle

richieste di una gestione più responsabile della finanza, e dunque della sua messa sotto

controllo pubblico.

Difficile. Ma ciò diventa possibile se l’Iran compie un attentato a New York: allora la

militarizzazione della popolazione manterrà l’ordine, perchè – di nuovo – «siamo in guerra».

In questo quadro, una breve attenzione merita il discorso del nostro presidente della

repubblica. Ha echeggiato certi concetti che vengono ripetuti in cerchie politiche sempre più

vaste, a cominciare dalla Banca d’Italia: non ci sarà tolleranza per i «profeti di sventura».

Possono essere strali rivolti verso Tremonti («profeta di sventura», perchè teme a ragione che

i nostri poveri BOT non reggeranno la bufera della competizione mondiale fra debitori, e per

questo critica Draghi), ma può essere la parola d’ordine del prossimo futuro: d’ora in poi,

l’ottimismo è obbligatorio.

«La democrazia ha dei limiti», come dice lo Shin Beth.

 


 

note:

 

1) Paul J. Watson, «Bolton: Gaza conflict could lead to US attack pn Iran», PrisonPlanet, 31

dicembre 2008.

2) «JINSA accuses Iran of facilitating rocket attacks on Israel», Yahoo News, 29 dicembre

2008.

3) Matt Brown, «Israel vows to destroy Hamas brick to brick», ABC News, 30 dicembre 2008.

4) «Israeli rabbis: thou shall kill civilian», Press TV, 30 dicembre 2008.

5) Ecco alcuni esempi in inglese: 1. "There is a huge gap between us (Jews) and our enemies

¬not just in ability but in morality, culture, sanctity of life, and conscience. They are our

neighbors here, but it seems as if at a distance of a few hundred meters away, there are

people who do not belong to our continent, to our world, but actually belong to a different

galaxy." Israeli president Moshe Katsav. The Jerusalem Post, May 10, 2001, "The

Palestinians are like crocodiles, the more you give them meat, they want more"... Ehud Barak,

Prime Minister of Israel at the time - August 28, 2000. Reported in the Jerusalem Post August

30, 2000 3. "[The Palestinians are] beasts walking on two legs". Menahim Begin, speech to

the Knesset, quoted in Amnon Kapeliouk, "Begin and the Beasts". New Statesman, 25 June

1982. 4. "The Palestinians" would be crushed like grasshoppers... heads smashed against the

boulders and walls". "Isreali Prime Minister (at the time) in a speech to Jewish settlers New

York Times April 1, 1988. Qualcuno li traduca ad Adornato.

6) Sharon Roffe-Ofir, «Arab leaders: police threatening us», Ynet News, 31 dicembre 2008.

7) Mireille Deiamarre, «Génocide à l’uranium appauvri à Gaza grace aux GBU 39 fournies par

le Etats Unis», Planète non-violence, 29 dicembre 2008.

8) Rachel Shabi, «Special spin body gets media on message, says Israel», Guardian, 2

gennaio 2009.

9) Scott Horton, «Justice after Bush: prosecuting an outlaw administration», Harper’s Magazine, dicembre 2008.

 


 

Link originale :

http://www.effedieffe.com/content/view/5769/167/

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/Blondet-MassimoAllarme.htm

 

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