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INTERVISTA MAHMOUD AHMADINEJAD[1]
24 Settembre 2009
Il conduttore dell’edizione del mattino, Steve Inskeep, ha intervistato
il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad nel suo hotel di New York, il
24 Settembre 2009. Le risposte di Ahmadinejad sono state date tramite
interprete.
STEVE INSKEEP: Dall’ultima volta che ci siamo parlati, l’anno scorso, ho
avuto la possibilità di visitare il suo paese. Mi è stato permesso di
parlare a molte persone in un certo numero di luoghi e ho appreso molte
cose sull’Iran, su questioni che vanno dalla situazione politica alla
cultura iraniana e al vostro grande poeta, Ferdowsi. Da allora,
all’inizio di quest’anno, un certo numero di persone con cui avevo
parlato e che difendevano l’Iran – persone che difendevano l’Iran e che
avevano preso posizione in favore dell’Iran e del suo futuro – sono
state arrestate e messe in prigione dal suo governo. Vorrei sapere
perché nei mesi scorsi sono state messe in carcere per cose che sembrano
essere dei disaccordi politici nei suoi confronti.
PRESIDENTE MAHMOUD AHMADINEJAD: [Ahmadinejad esordisce recitando una
preghiera in arabo] Vorrei estendere i miei saluti al suo pubblico e
augurare salute e buona fortuna a tutti, da parte di Dio onnipotente.
Io davvero non so chi sono le persone di cui lei parla e dove siano in
questo momento. Personalmente sono contrario al fatto che qualcuno venga
messo in prigione o venga arrestato per questo motivo. Spero che tutti i
prigionieri vengano rilasciati. Ma per chiunque va in prigione,
naturalmente, è necessario sapere il perché. Nessuno va in prigione
senza motivo. E in Iran, nessuno sta in prigione per essere un
oppositore di Ahmadinejad. Quello che intendo dire è che,
quotidianamente, vi sono decine di giornali nel paese che scrivono
articoli contro di me e nessuno viene arrestato. Ma sarei lieto di fare
delle verifiche se lei mi desse i nomi delle persone di cui sta
parlando.
INSKEEP: Le darò un nome come esempio. Bijan Khajepour è un rispettato
intellettuale e uomo d’affari iraniano. Non è chiaro se egli abbia avuto
un ruolo nelle proteste contro di lei, e tuttavia è una delle 100
persone che l’estate scorsa sono state processate collettivamente. Molti
di questi 100 hanno confessato, ma secondo il vostro ex Presidente
Mohammad Khatami, le confessioni sono state ottenute con quelle che lui
chiama “condizioni straordinarie”. Altri hanno parlato di tortura.
AHMADINEJAD: In Iran, c’è libertà e le persone possono dire quello che
pensano. Quella di M. Khatami è la sua opinione. Ma l’autorità
giudiziaria è un corpo indipendente e loro, ne sono sicuro, hanno
risposte convincenti da offrire per le misure che prendono. Se le cose
andassero nel modo descritto dal signor Khatami, allora anche lui
sarebbe stato messo in prigione, ma allora perché non sta in prigione?
Così, questo significa che nel nostro paese non è un atto di mera
opposizione che manda in prigione. Io certamente non posso essere
giudice di atti individuali; non sono un giudice in nessun caso. Questi
giudici, in Iran, devono poter agire e operare in modo indipendente. E
la legge prevede le azioni necessarie che devono essere prese contro
coloro che la violano.
Negli Stati Uniti, vi sono 3.6 milioni di carcerati – appartenenti a
ogni categoria di persone – bene, tra di loro figurano ogni tipo di
persone, accademici, uomini d’affari, studenti, autisti, agricoltori,
sono sicuro che c’è chiunque, così anche in questo paese vi deve essere
una legge che decide fondamentalmente chi va in prigione.
INSKEEP: Lei ha detto che non desidera che la gente vada in prigione e
ha anche detto che in Iran c’è la libertà di parola. Lei chiederà,
pubblicamente e specificamente, il rilascio dei 100 che sono stati
condannati en masse al processo dei mesi scorsi? E
chiederà, pubblicamente e specificamente, la riapertura dei giornali di
opposizione che sono stati chiusi e i siti web che sono stati oscurati
in Iran nei mesi scorsi?
AHMADINEJAD: Non ho cariche giudiziarie in Iran. L’autorità giudiziaria
in Iran è un corpo indipendente, e segue le leggi, e deve operare
secondo la legge. Io certamente non voglio vedere nessuno in prigione.
Ecco perché nessuno viene perseguito solo per aver detto qualcosa contro
Ahmadinejad o contro la politica di Ahmadinejad. Vi sono decine di
giornali e centinaia di riviste che scrivono quotidianamente articoli
contro di me. Non mi sono mai lamentato di loro.
Ma in Iran c’è una legge che regola le cose, fondamentalmente. Non
voglio dire che i provvedimenti dei giudici siano sempre corretti al
100%, ma perchè vi sia ordine nella società dobbiamo accettare il
verdetto dei giudici. Altrimenti, non vi sarebbe sicurezza. E i giudici
operano in modo indipendente. C’è una legge in base alla quale decidono.
INSKEEP: Lei crede ancora, come ha detto in passato, che sono gli
stranieri a essere responsabili delle proteste contro di lei in Iran,
come pure dei maltrattamenti e delle torture dei prigionieri detenuti in
Iran?
AHMADINEJAD: Nessuno ha detto cose del genere. In realtà, è il
comportamento e gli approcci politici adottati dagli occidentali che
sono stati contestati. Essi hanno approvato alcune azioni illegali
all’interno del [nostro] paese.
E naturalmente, quando dico questo, dico che vi sono state anche delle
azioni intraprese all’interno del [nostro] paese che erano premeditate.
In realtà, ci siamo lamentati per l’approccio adottato dal governo
inglese. Essi hanno fatto delle cose che violavano le nostre leggi e
andavano contro gli interessi della nostra nazione. E a tempo debito, ci
siamo occupati di quello che hanno fatto.
INSKEEP: Perché i prigionieri sono stati maltrattati, torturati e
persino uccisi nelle prigioni iraniane, qualcosa che persino i
funzionari iraniani di rango più elevato hanno riconosciuto?
AHMADINEJAD: Purtroppo, queste cose sono avvenute e tutto ciò è davvero
increscioso. C’è una forte convinzione che questi fatti facessero parte
di uno scenario mirato a vanificare i risultati delle elezioni. Ma ho
chiesto alle autorità giudiziarie di riservare un’attenzione particolare
a questi casi e a che chiunque abbia violato la legge debba risponderne
– chiunque.
INSKEEP: Lei sta dicendo di aver completamente perso il controllo delle
forze di sicurezza del proprio governo, persino all’interno delle
prigioni, che persino nelle prigioni sono i suoi nemici ad avere il
controllo, e non lei?
AHMADINEJAD: No, non è quello che sto dicendo. Mi dica, quante persone
perdono qui la propria vita nelle prigioni degli Stati Uniti,
quotidianamente? Se questo dovesse accadere, ciò significa che il
governo degli Stati Uniti ha perso il controllo delle proprie forze? Mi
faccia dare un altro esempio. In una città come New York possono
esserci, diciamo, 10 milioni di veicoli sulle strade. Se, diciamo, 100
di loro violano il codice della strada, ciò implica necessariamente che
la polizia ha perso il controllo della situazione?
O supponiamo che due poliziotti non vadano a lavoro, o che decidano di
violare il regolamento. Quello che voglio dire è che anche l’Iran è un
grande paese – un paese davvero grande. E qui e là vi può essere qualche
funzionario che viola la legge. Il compito della legge è di andare al
fondo della questione e di risolverla.
INSKEEP: In passato lei è stato citato per aver detto che le forze di
sicurezza sono, cito, “immuni da questi atti vergognosi”. Lei ora sta
riconoscendo che in realtà vi sono dei membri delle forze di sicurezza
coinvolti?
AHMADINEJAD: Quello che ho detto, ed è questo che lei ha citato, parla
delle capacità intrinseche di cui faccio fede alle nostre forze di
sicurezza, poiché esse devono svolgere il compito che è stato loro
assegnato, e che devono compiere in base alle leggi del nostro paese. E,
secondo me, se qualcuno le viola, non deve assolutamente far parte delle
nostre forze di sicurezza. E in tal caso sarà trattato secondo la legge,
e potrà perdere il proprio lavoro per sempre.
INSKEEP: Lei ha fatto ogni sforzo per esaminare le accuse di uno dei
candidati sconfitti nei risultati ufficiali delle elezioni
presidenziali, Mehdi Karroubi, che ha fatto delle affermazioni molto
precise e puntuali – ad esempio che i prigionieri venivano spogliati e
fatti sedere faccia-a-faccia, insultati e abbandonati, con gli occhi
bendati, nel deserto? Non vi può essere descrizione più attendibile di
questa.
AHMADINEJAD: Sì, ho sentito parlare di tutte queste cose. La nostra
autorità giudiziaria ha incaricato una unità operativa di esaminare e
verificare queste affermazioni. E l’unità operativa ha avuto un incontro
il signor Karroubi. E’ stato chiesto a Karroubi di fornire le prove e la
documentazione di queste affermazioni. E, in base al rapporto che ho
ricevuto dall’autorità giudiziaria, il signor Karroubi ha detto in
realtà – come risposta – che era indignato dalla richiesta di fornire
una documentazione. Ma alla fine, la nostra autorità giudiziaria prende
le cose sul serio quando si tratta di accertare quello che è avvenuto.
INSKEEP: Io credo che la sua dichiarazione sia stata che aveva capito
che non ci doveva essere un’indagine seria.
AHMADINEJAD: Bene, queste cose sono state dette dopo. In realtà, non
importa. Se sono state compiute delle violazioni, l’autorità giudiziaria
è responsabile del loro accertamento. E chiunque violi la legge, a
qualunque livello, deve essere punito. Chiunque. Nessuno può approvare
dei reati in Iran.
INSKEEP: Signor Presidente, vorrei chiederle del Quds Day
che, dobbiamo spiegare al pubblico americano, è in Iran un evento
annuale a sostegno del popolo palestinese.
Nelle cerimonie avvenute quel giorno, lei ha tenuto un discorso in cui
lei ha descritto l’Olocausto come, cito, “una diceria inattendibile, un
mito”. All’esterno [dell’edificio in cui si teneva la cerimonia] c’erano
dei contestatori che reggevano dei cartelli, secondo le fotografie
inviate dall’Iran. I contestatori reggevano dei cartelli che dicevano
“Lascia perdere la Palestina, pensa a noi che stiamo qui”. Lei sta
usando, come suggeriscono i contestatori, parole forti sull’Olocausto
per distrarre [la gente] dai vostri problemi politici?
AHMADINEJAD: In Iran, c’è libertà. Centinaia di migliaia di persone, in
realtà, stavano in strada a dimostrare in vario modo durante il Quds
Day, ognuno con le sue opinioni. Questi ultimi erano un paio di
migliaia, anch’essi con la loro opinione, come ho detto.
Quello che voglio dire è che lei può essere d’accordo con me che la
democrazia, alla fine, significa il governo della maggioranza, ed è la
maggioranza che sta al potere nel nostro paese. E chi è minoranza, e ha
le sue idee, può esprimerle fondamentalmente in libertà, anche quando
non è d’accordo con il Presidente. E nessuno lo disturba.
INSKEEP: Lei sta cercando di distrarre la gente dai vostri problemi
politici?
AHMADINEJAD: Bene, quello che lei sta dicendo si può applicare a
qualunque situazione di potere. Qualunque cosa uno dica, potrebbe essere
usata per distrarre gli altri. Lei davvero non può provare una cosa del
genere, voglio dire che è difficile.
Quando viaggio, mi si potrebbe dire: stai viaggiando perché vuoi
distrarre [la gente] da qualcosa? O quando cerco di combattere la
corruzione: hai deciso di combattere la corruzione perché hai bisogno di
un diversivo? Quello che voglio dire è che si tratta di illazioni
infondate, di affermazioni senza fondamento ma, nondimeno, si possono
sempre fare.
Noi siamo davvero onesti con il nostro popolo, e qualunque cosa diciamo,
la facciamo. In realtà, sono stato uno dei critici più seri della
situazione economica del nostro paese, come pure del sistema
amministrativo del nostro paese. Ho fatto davvero un sacco di critiche
al modo in cui le cose venivano gestite. Vi sono pochi presidenti
disponibili a criticare il proprio sistema nel modo in cui l’ho fatto
io.
Non mi considero differente dal popolo o separato da esso, ma come parte
di esso. Quello che il popolo dice, lo dico anch’io. E quello che dico,
lo dice anche il popolo.
INSKEEP: Prima di venire qui da lei, ho parlato con Elie Wiesel, un
Premio Nobel, un sopravvissuto dell’Olocausto, e autore di un libro che
le consiglio chiamato Notte, che è una descrizione
dell’omicidio della sua famiglia e del suo essere stato egli stesso
sfiorato dalla morte durante l’Olocausto.
Il signor Wiesel dice che lei è il numero uno dei negazionisti
dell’Olocausto nel mondo. Lei è orgoglioso di questa fama?
AHMADINEJAD: Non ho opinioni su quello che la gente o altri pensano di
me. Non conta. Ma vorrebbe sentire le mie opinioni sull’Olocausto?
Vuole?
INSKEEP: In una precedente intervista abbiamo discusso del come, secondo
lei, viene usato in modo ingiusto per legittimare Israele, così non
dobbiamo parlarne di nuovo. Ma se le piacerebbe dirmi quello che lei
crede sia davvero accaduto tra il 1942 e il 1945, ne sarei interessato.
AHMADINEJAD: Ma allora dal 1942 al 1945 riguarda ancora l’Olocausto,
giusto? Voglio sollevare un paio di domande sull’Olocausto, lei è un
esponente dei media, e io credo che lei debba davvero dire alla gente di
che domande si tratta, e cercare di ricevere risposte anche da loro.
La prima domanda è: l’Olocausto è un evento storico oppure no? E’ un
evento storico. E, detto questo, gli eventi storici sono tanti. Così la
domanda successiva è: come mai questo evento specifico è diventato così
importante?
Di solito, la gente comune e gli storici prestano attenzione agli eventi
storici. Perché i politici prestano così tanta attenzione a questo
particolare evento? Perché sono così faziosi al riguardo? Questo evento
ha delle conseguenze su quello che accade oggi, che sta accadendo ora?
Quello che dico è che il genocidio è il risultato della discriminazione
razziale. Qualche volta guardiamo alla storia per imparare le sue
lezioni.
INSKEEP: Lei sta ammettendo che milioni di persone furono uccise? In
particolare, che milioni di ebrei vennero uccisi durante la seconda
guerra mondiale?
AHMADINEJAD: Se lei ha la pazienza di farmi completare il ragionamento,
avrà la sua risposta. Sto facendo un certo numero di domande serie. E
non sto rivolgendo tali domande a lei, ma a un pubblico più vasto – a
tutti – a chiunque abbia a cuore il destino dell’umanità, a cui importi
degli esseri umani e dei diritti delle persone. Queste sono domande
serie. Se esaminiamo la storia con lo scopo di imparare – di trarne
delle lezioni, allora quello che ci viene indicato è che in futuro
dovremmo cercare di non compiere gli stessi errori fatti in passato.
Personalmente, 60 anni fa non c’ero, è adesso che sono vivo e osservo
che il genocidio sta avvenendo ora con il pretesto di un evento accaduto
60 anni fa.
Così, la domanda fondamentale che pongo qui è la seguente: se
quest’evento è accaduto, dov’è che è accaduto? Da chi è stato approvato?
Perché dovrebbe pagarne il prezzo il popolo palestinese?
INSKEEP: Lei ha solo fatto marcia indietro: se questo evento è accaduto.
Se mi perdona, perché il tempo è poco, vorrei andare avanti, ma lei
riconosce che è avvenuto? Lei ora pensa che sia una tesi credibile?
AHMADINEJAD: Non sono uno storico. Di sicuro ho letto molti libri su
questo argomento, ed ecco perché pongo delle domande. Le mie domande
sono molto chiare. Noi dobbiamo permettere ai ricercatori di esaminare
ogni tipo di questioni perché è chiaro che quando procedono in tal
sesno, raggiungono conclusioni differenti.
Per quale motivo abbiamo stroncato tutte le
ricerche imparziali sull’argomento dell’Olocausto? Sembra che se uno
storico raggiunge un risultato diverso da quello che è stato detto,
diciamo, dagli storici europei, può persino finire in prigione per
questo. In realtà, un paio di accademici europei sono stati perseguiti
per questo. Si tratta di storici famosi che hanno condotto delle
ricerche e sono arrivati a conclusioni diverse da quello che è stato
detto dagli storici ufficiali e, lei lo sa, dai dogmi ufficiali.
INSKEEP: Non si tratta di canali ufficiali. Si tratta di migliaia di
sopravvissuti che hanno vissuto la morte delle loro famiglie.
AHMADINEJAD: Si tratta di dicerie. Lei si aspetta che approvi
queste dicerie in modo unilaterale? Non voglio emettere una sentenza,
sto solo dicendo che dobbiamo permettere agli storici di condurre le
loro ricerche sull’argomento. Perché tutti dovrebbero essere costretti
ad accettare solo l’opinione di pochi su un evento storico? Voglio dire:
tutto ciò viola la libertà di opinione.
INSKEEP: Spero che abbiamo il tempo di affrontare un altro paio di
argomenti. Passiamo ad altro. Vorrei chiederle, se posso, perché il
tempo è limitato il suo tempo è limitato, degli incontri previsti per
Ottobre tra l’Iran, gli Stati Uniti e altre potenze.
Lei ha già fatto delle dichiarazioni, qui a New York, su quello che
l’Iran può offrire, in termini di incontri negoziali con gli scienziati
e chiedendo che gli Stati Uniti vendano all’Iran uranio arricchito per
scopi medici. Lei ha proseguito dicendo, in un’intervista, che “l’Iran,
in cambio, offrirà delle soluzioni per i cambiamenti che vengono
richiesti”. Quali sono le soluzioni di cui parla?
AHMADINEJAD: Tutto quello che ha detto è corretto tranne quest’ultima
parte. Quando ho detto – quali cambiamenti, a che proposito? Noi
vogliamo l’uranio, e siamo disposti a comprarlo. Questo è un buon modo
per avere dei cambiamenti.
INSKEEP: Il Washington Post l’ha citata mentre dice,
cito, “L’Iran, in cambio, offrirà soluzioni ai cambiamenti che vengono
richiesti”.
AHMADINEJAD: No, io ho detto che sarebbe un buon inizio. La nostra
questione non è – i nostri problemi non sono problemi nucleari. Abbiamo
profonde riserve sul modo in cui alcuni politici occidentali guardano al
nostro paese – le stesse cose di cui Obama stava parlando ieri. In
realtà, egli ha approvato quello che il popolo iraniano dice da 30 anni
e quello che io dico alle Nazioni Unite da 5 anni.
Indendo dire che vi sono delle potenze che si considerano superiori ad
altre, che non rispettano altri popoli e non riconoscono i diritti di
altri popoli, che non guardano alla cooperazione multilaterale e che si
intromettono negli affari di altri popoli. Sono cose che dico da anni e
che ieri sono state dette anche da Obama.
Ieri, egli ha detto che le precedenti amministrazioni degli Stati Uniti
hanno agito in modo unilaterale, che sono intervenute negli affari di
altri paesi, che hanno voluto imporre la loro volontà ad altri, e quindi
stiamo dicendo la stessa cosa. Egli ha detto che il sistema delle
Nazioni Unite non è equo e deve cambiare: io sto dicendo la stessa cosa.
E noi collaboreremo in modo che questi cambiamenti avvengano.
INSKEEP: Vorrei farle un’ultima domanda che trae spunto dalla mia visita
nel suo paese avvenuta in precedenza nel corso di quest’anno. A me
personalmente è stato dato il benvenuto, come americano, ma naturalmente
lo slogan, o la frase “morte all’America” rimane molto comune nei raduni
politici – nei raduni politici conservatori – nelle preghiere del
Venerdì e sui tabelloni pubblicitari e sulle insegne che si possono
vedere a Teheran e in altre parti dell’Iran.
Quello che sinceramente vorrei sapere da lei, mentre l’Iran prevede
colloqui e forse nuove relazioni con gli Stati Uniti, è: lei crede che
il governo rivoluzionario dell’Iran possa rimanere al potere senza avere
gli Stati Uniti come proprio nemico costante?
AHMADINEJAD: Bene, il primo slogan della nostra rivoluzione è: “amicizia
con le altre nazioni”. Noi crediamo che l’amicizia e l’amore durino più
dell’inimicizia. E dobbiamo tutti cercare di sostituire queste ostilità
con l’amicizia e la compassione. La Rivoluzione Islamica mostra la
profondità della compassione che fluisce nel nostro paese.
Il fatto che abbiamo detto che siamo sempre disponibili ai negoziati e
ai colloqui dimostra che preferiamo sempre il dialogo. Ora, se lei vede
questi slogan in Iran e a Teheran, deve chiedersi quale politica le
amministrazioni americane hanno portato avanti da provocare questi
slogan – il genere di politica e di comportamenti che il signor Obama ha
affrontato ieri dicendo che anche lui vuole un cambiamento.
MI permetta di darle un piccolo esempio. Mi permetta di chiederle: se il
governo dell’Iran avesse rifornito un governo come quello di Saddam
Hussein con la tecnologia più avanzata, in modo da permettergli di
bersagliare gli Stati Uniti con i missili, con le armi chimiche, e
avesse sostenuto Saddam a prescindere da quante leggi internazionali
aveva violato, quali sentimenti avrebbe ora il popolo americano nei
confronti degli iraniani? Sono gli stessi sentimenti che ha il nostro
popolo. E questo era solo un esempio: ne abbiamo decine. Così speriamo
che tutto ciò possa davvero cambiare.
INSKEEP: Ammesso quello che lei dice – ammesse le affermazioni che lei
fa e la storia che lei cita, può il suo governo sopravvivere senza un
nemico costante contro cui mobilitare il popolo?
AHAMDINEJAD: No, non abbiamo questo – condivido quest’opinione con lei
perché credo che sia davvero una posizione fondata. La ragione del
perché possiamo sostenere tutto ciò è dovuta a cause culturali e al
nostro sistema di valori – gli stessi fattori che hanno fondamentalmente
permesso al popolo iraniano di sostenere ogni genere di sfida per secoli
– per migliaia di anni, in realtà.
E gli stessi, gli stessi fattori sono presenti oggi. E questi sono gli
stessi fattori che hanno provocato la Rivoluzione Islamica, e la
Rivoluzione Islamica avrà più stabilità nell’amicizia che nell’ostilità.
Ecco perché sosteniamo l’amicizia.
INSKEEP: Signor Presidente, grazie per aver risposto alle nostre
domande.
AHMADINEJAD: Mi permette di terminare con una frase?
INSKEEP: Prego.
AHMADINEJAD: Lei è un conduttore molto bravo e il suo programma
radiofonico è molto buono. E lei ha un vasto pubblico. Così aiutiamoci
l’un l’altro a risolvere i problemi principali del mondo. E uno di
questi è, alla fin fine, la questione palestinese. Così la prego di
condividere le domande che ho posto con il suo pubblico.
Permettete loro di darvi delle risposte su quello che pensano. E forse,
troveremo una soluzione al problema. Esattamente le stesse domande che
ho sollevato in precedenza. Spero che lei, il suo pubblico e tutte le
nazioni stiate bene e abbiate sempre successo. Io le auguro ogni
successo.
INSKEEP: Grazie.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile
all’indirizzo:
http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=113175352
FONTE: