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GAZ A GAZA
Nicoletta Forcheri,
Stampa Libera
Giovedi 15 Gennaio 2009
Ecco che
cos'era. Era sicuramente una guerra di conquista di territorio,
di risorse, e di espulsione di una popolazione fin troppo fiera
da quella lingua di terra strategica. Un leitmotiv che si ripete
in tutte le guerre recenti dove tutto puzza di propaganda e di
menzogna. Che ci fosse un problema di accaparramento delle
risorse idriche in Palestina, lo sapevo. Ma oggi è saltato fuori
il rospo, al largo delle coste di Gaza: giacimenti di gas
nelle acque territoriali di Gaza, di diritto appartenenti
alla Palestina...
Nel grafico tratto dal sito del British Gas Group si vedono i
due giacimenti di gas nelle acque territoriali di Gaza (Gaza
Marine) continguo al giacimento di gaz Med Yavne israeliano, che
BG sta cedendo o dismettendo.
Udite! Udite!
e fate il tam tam planetario!!! Perché passi la prima volta!
sospettosi alla seconda, ma alla terza NOOOOO!! APRIAMO GLI
OCCHI
Ecco perché quei volontari occidentali (ISM) che accompagnavano
i pescherecci di Gaza al largo delle acque territoriali, prima
dell'invasione, venivano attaccati a sei miglia dalla costa con
spari d'acqua e altre aggressioni dall'esercito israeliano....
con continue violazioni dei confini delle loro acque
territoriali. Ecco che cosa faceva l'esercito durante la
cosiddetta tregua: vigilava sui pozzi di gas, nelle stesse acque
territoriali di Gaza, che Israele vuole rubare alla Palestina.
Sì, RUBARE, CON LA SCUSA DI UN TERRORISMO strumentale e forse
rifocillato.
Un crimine contro l'umanità, che continua, per questioni di
eurodollari, altro che l'ebreo, il sionista, l'estremismo
islamico o il cristiano. Qua ci troviamo di fronte a un sistema
economico monetario piratesco in mano a un manipolo di
"globalizzatori" rapaci che sempre più visibilmente ci tiene in
pugno tutti quanti e che con cinismo crudele uccide le persone,
per spostarle da un territorio strategico e per ottenere i
propri scopi di RENDITE e di ROYALTIES. Il profitto erto a
religione che ha bisogno di schiavizzare le caste o razze
inferiori, eventualmente sacrificarle all'altare delle rendite
assicurate. Ma che non si facciano illusioni né gli ariani dagli
occhi blu, né i cavalieri dal sangue reale né gli ebrei dal
sangue (is)rael, perché il sistema fagociterà tutti coloro che
non accetteranno di collaborare nel vampirismo globale.
Difficile da
vedere perché la trave è proprio nel nostro (terzo) occhio.
Chi dice furto
dice ladri. Direi che è piuttosto un cartello che ha lavorato
insieme: governo israeliano, alcune famiglie libanesi e
petrolieri sauditi (CCC e NPCC), il privatizzato British Gas
Group - ah ecco perché l'ex Primo ministro britannico Blair è
stato inviato a "pacificare" nell'area e ha lavorato così bene -
contro i palestinesi - come leggerete dall'articolo sotto, e poi
una misteriosa General Holding Company, probabilmente interessi
americanoemiri.
Hamas è stata
un'occasione presentata su un piatto d'argento per cominciare la
crociata al terrorismo e per escludere la Palestina dal
contratto di fornitura di gas a Israele che avrebbe risollevato
le sorti di Gaza e la Palestina. Le avrebbe spianato la strada
per diventare un paese indipendente e prospero.
Anche i
talebani, prima sono stati finanziati dagli americani e poi sono
diventati terroristi quando hanno rifiutato di firmare un
contratto per cedere la servitù di passaggio alla Chevron Texaco
per le pipeline con le conseguenti rendite di royalties (cfr.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1808/48/ ). Da
lì la dichiarazione di guerra con l'aiutino dell'11 settembre.
Anche Saddam fino a quando non ha voluto fare di testa sua per
moneta/petrolio e gli era ritornata la fierezza per il suo
popolo....
Anche qua è una
questione di royalties, moneta e fierezza. I palestinesi sono
troppo fieri e non vogliono regalare – giustamente - il loro
gas. Di due cose l'una, o sono un ostacolo troppo grosso perché
non accetteranno mai condizioni capestro, furti flagranti o
umiliazioni, o hanno semplicemente fatto il gioco d'Israele
fornendo la scusa del terrorismo, con elementi infiltrati
all'interno. O tutte due le cose. Così fanno piazza pulita e
tutti scappano, chi rimarrà sarà manodopera a buon mercato. Ma
perché continuano a inviare razzi contro ogni buon senso?
Massimo dei paradossi: per 21 mesi Israele ha applicato un
embargo anche sul gas, che Gaza aveva lì a poche miglia dalla
costa.
Intanto ho trovato l'indirizzo del CCC a Gaza che è:
Telephone: (972 8) 2830090 / 2830095 - FAX: (972 8) 2830091 /
2830094
Postal Address: Al Rasheed Street, Golden Beach Tower, 3rd
Floor, P.O. Box 1325, Gaza, PALESTINE
Sarà ancora in piedi?
Ecco la ricerca di Michel Chossudovsky.
Nicoletta
Forcheri
IN FRANCESE:
http://www.barons-marques.info/article.php?titre=invasion_israel_gaza_gisement_gaz_mer_offshore
IN INGLESE
ARTICOLO ORIGINALE http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=11680
]
Articolo del
Daily Telegraph che presenta i fatti sconnessi dai nessi:
http://www.telegraph.co.uk/comment/3643848/Gaza-doesn't-need-aid-it-has-a-andpound2bn-gas-field.html
Guerra e
metano : Invasione israeliana e interessi arabi (famiglia Saoud)
Michel Chossudovsky, 8 gennaio 2009
Trad. Nicoletta Forcheri
L’invasione militare della Striscia di Gaza da parte delle forze
israeliane riguarda direttamente il controllo e la proprietà di
giacimenti strategici di gas offshore.
E’ una guerra di conquista. Enormi riserve di gas, scoperte nel
2000, giacciono al largo delle coste di Gaza.
Ai sensi di un accordo firmato con l’Autorità palestinese, nel
novembre del 1999, di 25 anni di validità, sono state accordate
delle licenze di sfruttamento degli idrocarburi
British Gas Group e al suo partner di Atene,
Consolidated Contractors International company (CCC) di
proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury.
Le quote della licenza sui giacimenti di gas offshore sono
rispettivamente del 60% per BG, del 30% per CCC e del 10% per il
Fondo d’investimento dell’Autorità palestinese (cfr. Haaretz, 21
ottobre 2007). L’accordo PA-BG-CCC prevede l’allestimento e la
costruzione di un gasdotto (Middle East Economic Digest, 5
gennaio 2001).
La licenza di BG copre tutta la zona marittima al largo di Gaza
che è contigua a numerose piattaforme di gas offshore israeliani
(vedi piantine). Si noti che il 60% delle riserve di gas lungo
la costa di Gaza e di Israele appartengono alla Palestina.
Il Gruppo British Gas ha trivellato due pozzi nel 2000 : Gaza
Marine-1 e Gaza Marine-2. British Gas valuta le riserve in oltre
39 miliardi di metri cubi dal valore di circa 4 miliardi di
dollari. Sono i dati pubblicati da British Gas, ma le dimensioni
delle riserve di gas palestinese potrebbero essere di gran lunga
superiori.

Chi è proprietario dei giacimenti di gas.
La questione
della sovranità sui giacimenti di gas di Gaza è cruciale. Dal
punto di vista giuridico essi appartengono alla Palestina. Ma la
morte di Yasser Arafat, le elezioni di Hamas al governo e il
crollo dell’Autorità palestinese hanno consentito a Israele di
prendere il controllo de facto sulle riserve offshore di Gaza.
E mentre British Gas (BG Group) ha trattato con il governo di
Tel Aviv, quello di Hamas è stato boicottato per quel che
riguarda le licenze di esplorazione e di produzione dei
giacimenti.
L’elezione del Primo ministro Ariel Sharon nel 2001 ha
rappresentato una svolta cruciale. La sovranità della Palestina
sui giacimenti di gas offshore è stata contestata alla Corte
suprema israeliana dove Sharon dichiarò, senza mezzi termini,
che « Israele non accetterà mai di acquistare il gas dalla
Palestina” lasciando intendere che le riserve di gas al largo di
Gaza appartenevano a Israele.
Nel 2003 Ariel
Sharon ha opposto il veto a un primo accordo che avrebbe
permesso a British Gas di alimentare Israele in metano con le
riserve offshore di Gaza (cfr. The Independent, 19 agosto 2003).
La vittoria
elettorale di Hamas nel 2006 ha favorito la dismissione
dell’Autorità palestinese che è stata accantonata alla
Cisgiordania con il mandato di Mahmoud Abbas.
Nel 2006,
British Gas “era sul punto di firmare un accordo di pompaggio di
gas per l’Egitto” (cfr. Times, 28 maggio 07). Secondo i
resoconti, l’allora Primo ministro britannico Tony Blair
intervenne per conto d’Israele perché l’accordo con l’Egitto non
approdasse. L’anno successivo, nel maggio 2007, il gabinetto
israeliano ha approvato una proposta del Primo ministro Ehud
Olmert “di acquisto di gas dall’Autorità palestinese”. Il
contratto proposto era di 4 miliardi di dollari con utili di 2
miliardi di dollari, di cui un miliardo per i palestinesi.
Tuttavia, Tel Aviv non aveva nessuna intenzione di dividere i
proventi del gas con la Palestina. Il Gabinetto israeliano ha
allora costituito una squadra di negoziatori israeliani per
finalizzare un accordo con la BG, scartando sia il governo di
Hamas sia l’Autorità palestinese:
"Le autorità della difesa israeliana desiderano che i
Palestinesi siano pagati in beni e in servizi e insistono perché
non sia corrisposta alcuna somma in denaro al governo
controllato da Hamas." (Ibid, enfasi aggiunta)
L’obiettivo era
essenzialmente di annullare il contratto firmato nel 1999 tra il
Gruppo BG e l’Autorità palestinese di Yasser Arafat.
Ai sensi
dell’accordo proposto nel 2007 con BG, il gas palestinese dei
pozzi offshore doveva essere convogliato da un gasdotto
sottomarino verso il porto israeliano di Ashkelon, in tal modo
trasferendo il controllo sulla vendita di metano a Israele.
Ma l’accordo non
approda e le trattative vengono sospese:
“Il Capo del Mossad Meir Dagan si è opposto alla
transazione per ragioni di sicurezza, temendo che i proventi
potessero finanziare il terrorismo".
(cfr. Deputato
del Knesset Gilad Erdan, Allocuzione al Parlamento su
"L’Intenzione del vice Primo ministro Ehud Olmert di acquistare
gas dai Palestinesi anche se i pagamenti servissero ad Hamas" 1
Marzo 2006, citato in Lt. Gen. (ret.) Moshe Yaalon,
Does the Prospective Purchase of British Gas from Gaza's Coastal
Waters Threaten Israel's National Security? Jerusalem Center
for Public Affairs, Ottobre 2007)
L’intenzione di
Israele era di evitare l’ipotesi che fossero corrisposte le
royalties ai Palestinesi. Nel dicembre del 2007, il Gruppo BG si
è ritirato dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 è stato
chiuso l’ufficio in Israele.(BG
website).
Il piano di
invasione in preparazione:
Stando a fonti militari israeliane, il progetto d’invasione di
Gaza chiamato « operazione Piombo fuso » è stato iniziato nel
giugno 2008:
“Fonti della Difesa hanno dichiarato che il Ministro della
Difesa Ehud Barak aveva incaricato le forze della difesa
israeliana IDF di preparare l’operazione da più di sei mesi
[giugno o prima di giugno], nonostante Israele avesse cominciato
a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas.”
(cfr. Barak Ravid, Operazione “Cast Lead”:
L’attacco aereo israeliano avviene dopo mesi di pianificazione,
27 dicembre 2008).
Quello stesso
mese le autorità israeliane hanno ripreso contatto con British
Gas, al fine di riprendere i negoziati cruciali per
l’acquisizione del metano di Gaza:
“Sia il direttore generale del Ministero delle Finanze
Yarom Ariav, sia il direttore generale del Ministero delle
Infrastrutture nazionali, Hezi Kugler, hanno concordato
d’informare BG del desiderio d’Israele di rinnovare le
trattative. Le fonti hanno aggiunto che BG non ha ancora
risposto ufficialmente alla richiesta d’Israele ma che alcuni
dirigenti dell’azienda potrebbero recarsi qualche settimana in
Israele per portare avanti i colloqui con alcuni funzionari del
governo.” (cfr. Globes online-Israel’s Business Arena,
23 giugno 2008).
La decisione di
accelerare i negoziati con British Gas (BG Group) coincide
cronologicamente con la pianificazione dell’invasione di Gaza,
avviata a giugno. Sembrerebbe che Israele fosse preoccupato di
giungere a un’intesa con BG Group prima dell’invasione, in fase
avanzata di pianificazione.
Inoltre i
negoziati con British Gas sono stati guidati dal governo di Ehud
Olmert che sapeva che l’invasione militare era allo studio.
Verosimilmente, è stato anche previsto dal governo israeliano il
riassetto post bellico politico territoriale della Striscia di
Gaza.
Di fatto nel
mese di ottobre 2008 i negoziati tra British Gas e i
responsabili israeliani erano ancora in atto, due/tre mesi prima
dell’inizio dei bombardamenti il 27 dicembre.
A novembre 2008, il ministero israeliano delle Finanze e il
ministero delle Infrastrutture incaricavano la Israel Electric
Corporation (IEC) di avviare negoziati con British Gas per
l’acquisizione di metano proveniente dalla concessione di BG al
largo di Gaza. (Globes, 13 novembre 2008).
“Yarom Ariav, direttore generale del Ministero Finanze e
Hezi Kugler, direttore generale del Ministero Infrastrutture
Nazionali hanno scritto recentemente al presidente di IEC, Amos
Lasker, per informarlo della decisione del governo di permettere
ai negoziatori di andare avanti conformemente alla proposta
quadro approvata precedentemente.
Qualche settimana fa il consiglio di amministrazione di IEC,
diretto dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi
della proposta quadro. Le trattative con il Gruppo GB
inizieranno non appena il consiglio di amministrazione avrà
approvato l’esenzione dell’obbligo di gara” (Globes, 13
novembre 2008)
Gaza e la
geopolitica energetica
Gaza e la
geopolitica energetica

L’occupazione militare di Gaza si prefigge di trasferire la
sovranità sui giacimenti di gas a Israele, in violazione del
diritto internazionale.
Che cosa si può prevedere in seguito all’invasione?
Quali sono le intenzioni di Israele per quel che riguarda le
riserve di gas della Palestina ?
Un nuovo accordo territoriale con il posizionamento di truppe
israeliane e/o la presenza di “forze di mantenimento della
pace”?
La militarizzazione di tutto il litorale di Gaza che è
strategico per Israele ?
La confisca pura e semplice dei giacimenti di gas palestinese e
la dichiarazione unilaterale della sovranità israeliana sulle
zone marittime della Striscia di Gaza?
Se dovesse essere il caso, i giacimenti di gas di Gaza sarebbero
integrati agli impianti offshore di Israele che sono adiacenti.
Queste diverse piattaforme offshore sono anche collegate al
corridoio di trasporto energetico israeliano che arriva fino al
porto di Eilat, terminale petrolifero, sul mar Rosso fino al
terminale marittimo dell’oleodotto di Ashkelon, e verso nord ad
Haifa, e si collegherebbe eventualmente grazie ad un oleodotto
turcoisraeliano “proposto” fino al porto turco Ceyhan.
Ceyhan è il terminale dell’oleodotto del Caspio Baku Tbilisi
Ceyhan (BTC). « Si prevede di collegare l’oleodotto gasdotto BTC
al pipeline israeliano Eilat-Ashkelon, anche noto con il nome
Israel Tiplinel » (Cfr Michel Chossudovsky,
The War on Lebanon and the Battle for Oil, Global Research,
23 juillet 2006).
Fonti:
www.mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/gaz-gaza.html
http://www.stampalibera.com/?p=1264
Fonte link:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5471
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/GazaGas-corretto15genn2009.htm
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