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LIBANO - TENSIONE NELLA
BEKA'A,
SCONTRI
ESERCITO/NARCOTRAFFICANTI,
POLEMICHE TRA EGITTO E
HIZB'ALLAH
di Dagoberto Husayn Bellucci

Sale la tensione nel paese dei cedri:
l'approssimarsi del voto del prossimo 7
giugno coincide con l'inasprirsi di vecchie e nuove polemiche e con
segnali
inquietanti di una rinnovata violenza che potrebbe riportare il Libano
sotto i
riflettori della scena politica regionale e internazionale.
A generare questa nuova ondata di violenze un'attacco compiuto lo scorso
lunedì 13 aprile da elementi ritenuti vicini alla mafia e agli ambienti
del
narcotraffico della regione montuosa della Beka'a settentrionale,
tradizionale
feudo elettorale del Partito di Dio sciita. L'azione, diretta contro una
pattuglia dell'esercito libanese, ha avuto luogo nella località di Rayak
- una
ventina di chilometri a sud di Ba'albak, la principale città e capoluogo
regionale amministrata da anni da Hizb'Allah.
Quattro militari sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco e uccisi
in
un agguato compiuto con armi automatiche e il lancio di un razzo modello
Rpg
mentre un quinto militare ha riportato gravi ferite.
Fin dalle prime ore del lunedì dell'angelo è scattata la reazione dei
militari di Beirut che hanno condotto operazioni di rastrellamento,
perquisizioni domiciliari e arresti. Le operazioni dell'esercito sono
state
condotte da unità mobili con pattuglie, blindati e con il supporto di
numerosi
elicotteri che hanno sorvolato per giorni l'intera Beka'a nella zona
compresa
tra Ba'albak e Hermel. Nel corso di uno di questi sopralluoghi
l'esercito ha
ucciso a colpi di arma da fuoco un latitante secondo quanto ha riportato
la
Securitè Generale di Ba'albak.
Durante i raid l'esercito libanese ha sequestrato numerose quantità di
armi,
sostanze stupefacenti, denaro di contrabbando scoperto diversi
laboratori per
la lavorazione di droghe sintetiche e posto i sigilli a numerose
autovetture
rubate.
In quarantott'ore l'esercito libanese ha arrestato oltre 70 persone
ritenute
appartenenti a diverse organizzazioni della malavita locale suddivisa
per clan
familiari che da decenni gestiscono indisturbate il traffico di eroina e
di
droghe dirette verso l'Europa e si occupano in particolare della
coltivazione
di appezzamenti di hashish.
Pare che l'attacco contro i militari libanesi fosse stato condotto come
rappresaglia per l'uccisione, a metà marzo, di un importante
narcotrafficante
del clan Jaafar. Immediate le reazioni di tutto il mondo politico
libanese:
istituzioni e partiti hanno condannato l'aggressione ai militari e dato
pieno
sostegno all'iniziativa dell'esercito.
Il Capo dello Stato, Gen. Michel Souleiman, ha incontrato immediatamente
il
capo dell'esercito, Gen. Jean Qahwaji , per esprimere solidarietà alle
famiglie
delle vittime e discutere delle operazioni in corso assicurando che "il
paese
intero è a lutto" e che "saranno risolutamente arrestati i colpevoli" di
un
crimine "barbaro e atroce" diretto contro le forze armate e contro
l'intera
nazione.
Cordoglio per le vittime e linea dura è stata auspicata anche dal
presidente
dell'Assemblea parlamentare, avv. Nabih Berry, mentre per il premier
Fouad
Siniora "è venuto il momento di ripulire la Beka'a da questo flagello
rappresentato da bande criminali che operano indisturbate".
Hizb'Allah ha dato pieno sostegno all'azione di rappresaglia
dell'esercito e
assicurato la propria collaborazione dicendosi certo che i militari
riporteranno ordine nella zona.
In questi ultimi giorni il partito sciita si è trovato nel mirino di una
serie di calunnie arrivate dall'Egitto:chiaro segno dell'insofferenza di
uno
dei principali alleati di Washington nel Vicino Oriente e dimostrazione
di
ingenuità per il regime di Hosni Mubarak sempre più alle prese con una
difficile crisi economica interna.
Un botta e risposta che ha visto protagonisti da un lato alcuni
responsabili
della diplomazia e dell'esecutivo egiziano e dall'altro i dirigenti di
Hizb'Allah. A dare fuoco alle polveri di una polemica sterile che,
probabilmente, durerà giusto lo spazio di qualche giorno sono state le
dichiarazioni di un alto funzionario del governo del Cairo che, al
quotidiano
"Al Ahram" , ha affermato l'esistenza di un "Hizb'Allah Connection" nel
quadro
di una serie di retate e arresti compiuti dalla polizia locale contro
"presunti" militanti islamici accusati di preparare attentati nella
regione del
Sinai. Secondo quanto riportato dalla stampa libanese pare che questa
operazione sarebbe stata condotta dai reparti speciali della polizia e
dell'esercito egiziani con l'ausilio della supervisione e l'aiuto di
esperti
del Mossad israeliano e della Cia americana.
"Hizb'Alllah e il suo leader Hassan Nasrallah pagheranno a caro prezzo i
complotti per organizzare attacchi terroristici tesi a indebolire la
sovranità
nazionale egiziana" è quanto sostenuto da questo esponente
dell'esecutivo
cairota. Nessun'altra indicazione se non quanto trapelato alle agenzie
di
stampa internazionali secondo le quali il partito sciita libanese -
impegnato
da qualche settimana in un'estenuante campagna elettorale che lo
dovrebbe
portare a vincere le elezioni del prossimo 7 giugno - sarebbe stato
prointo ad
azioni terroristiche contro obiettivi israeliani , in particolare contro
comitive di turisti, nel Sinai e contro infrastrutture e ditte straniere
operanti nel canale di Suez.
Il funzionario dell'esecutivo di Mubarak, che ha mantenuto l'anonimato,
ha
sostenuto inoltre che l'obiettivo di Hizb'Allah sarebbe stato quello di
colpire
due dei principali settori dell'economia nazionale: il turismo e il
traffico
navale e minacciosamente ha aggiunto che "l'Egitto dispone di tutti i
mezzi
necessari per punire i responsabili" anche se ciò "non significa
necessariamente un attacco alle basi o alle strutture della milizia
sciita
libanese".
Immediata la replica dei dirigenti del partito sciita e quella del
ministro
degli esteri iraniano , dr. Manoucher Mottaki, che ha difeso Hizb'Allah.
L'Iran
, sovente chiamato in causa anche recentemente dai vertici egiziani, è
stato
accusato di perseguire una politica di "iranizzazione" del Vicino
Oriente ed
accusato di voler destabilizzare i regimi arabi moderati. "Menzogne"
secondo
Mottaki che a Teheran, durante una conferenza stampa congiunta tenuta
con il
suo omologo dell'Oman - Youssef Bin Al Alawi - ha rispedito al mittente
le
accuse di destabilizzazione sostenendo che "esistono forze al di fuori
della
regione mediorientale che stanno cercando di disturbare le prossime
elezioni
libanesi".
Secondo il capo della diplomazia di Teheran , come ha riferito l'agenzia
iraniana Irna, si starebbe cercando di "attuare un piano , un
complotto,
contro Hizb'Allah e il suo coraggioso leader" per evitare "che il
partito
sciita e l'opposizione escano vincenti dalle prossime legislative".
Secondo
Mottaki è l'America che ha delegato l'Egitto ed altri paesi a schierarsi
contro
Hizb'Allah anche se "queste provocazioni non otterranno alcun risultato
nè
riusciranno in alcun modo a intromettersi sulla regolarità del voto
libanese".
Mottaki inoltre ha aggiunto che dietro ad ogni complotto contro
l'indipendenza
e la libertà del popolo libanese c'è la mano d'"Israele" e ha assicurato
che
"il regime sionista ed i suoi alleati non otterranno alcun vantaggio nè
raggiungeranno i loro scopi" ma , anzi, l'entità sionista "andrà
incontro ad
una pesante sconfitta militare" qualora intendesse tornare a colpire il
paese
dei cedri.
Da Beirut si è invece alzata la voce del numero due del partito sciita,
sheick Naim Qassem, il quale ha dichiarato alla televisione "al Manar"
che le
accuse rivolte dall'Egitto sono una "fabbricazione gratuita" che
costituisce un
chiaro atto di "ostilità" ed una "vendetta" contro il movimento libanese
e le
forze dell'Opposizione Nazionale.
Secondo il vice-segretario nazionale di Hizb'Allah infatti "è chiaro a
tutto
il mondo arabo e a chi vuole e sa intendere che le accuse rivolte contro
di noi
sono solo "una montatura" senza che vi siano "prove" nè altro. "Ilazioni
di un
regime che ha paura e non riesce ad uscire dai suoi problemi politici,
sociali
ed economici interni" ha aggiunto sheick Qassem ed una "mistifazione che
si
ritorcerà contro il regime di Mubarak". Secondo il numero due di
Hizb'Allah
queste accuse provano "quanta sia la paura in determinati ambienti
collegati
all'America e amici del regime sionista" circa l'ipotesi di vittoria
elettorale
del partito sciita libanese assicurando che i dirigenti erano comunque
pronti
"a colpi bassi e manovre complottistiche" avversarie per impedire il
libero
svolgimento delle elezioni libanesi.
"Abbiamo un solo nemico giurato chiamato Israele - ha aggiunto Sheick
Qassem
- e per quanto ci riguarda l'Egitto non è un nemico" sostenendo che
queste
accuse - in piena campagna elettorale - sarebbero una "vendetta" per la
posizione assunta da Hizb'Allah su Gaza e per la richiesta del partito
all'Egitto per la riapertura del valico di Rafah che divide la striscia
di Gaza
dal Sinai, valico che rimane saldamente sigillato dal gennaio scorso e
che
rimarca la distanza e l'ostilità dell'esecutivo Mubarak rispetto al
movimento
islamico di Hamas al potere a Gaza.
Nella giornata di venerdì 17 aprile tornando a parlare delle prossime
consultazioni elettorali lo stesso numero due del partito scita ha
espresso la
sua ferma convinzione che l'opposizione nazionale vincerà le elezioni
con la
conquista di un numero compreso tra i 67 e i 70 seggi (sui 128
dell'Assemblea
Nazionale) e che la campagna egiziana non avrà alcun effetto sull'esito
del
voto. Hizb'Allah ha inoltre sottolineato di aver apprezzato
particolarmente le
dichiarazioni concilianti del leader druso Waleed Joumblatt - capo del
partito
socialprogressista e tra i principali esponenti del fronte
filo-occidentale del
14 marzo - che , evidentemente avvertendo i mutamenti e la nuova aria
che tira
nell'elettorato libanese, ha parlato recentemente della necessità di una
stretta collaborazione tra l'area meridionale della capitale Beirut,
Dahiyeh =
la periferia, roccaforte del movimento sciita e lo Chuf druso , nella
zona
montagnosa dove il PSP ha il suo bacino elettorale di riferimento
insidiato dai
due partiti drusi , la Corrente Patriottica Nazionale di Whiam Wahab e
il
Partito Democratico del principe Talal Irslan, filo-siriani alleati di
Hizb'Allah.
Wahab dal canto suo ha sostenuto che queste dichiarazioni di Joumblatt
rappresenterebbero una sorta di "canto del cigno, anzi del brutto
anatroccolo"
dell'esponente socialista mentre Najah Wakhim, esponente cristiano
ortodosso ed
ex deputato nonchè leader di Haraqat Sha'ab (Movimento del Popolo)
alleato di
Hizb'Allah, ha posto in rilievo - durante un'intervista rilasciata alla
tv "al
Manar" le "incongruenze della politica estera americana" che cerca
inutilmente
di rimediare agli errori della precedente amministrazione Bush
seguendone la
scia.
Tra botta e risposta polemici irano-egiziani, accuse di ordire complotti
e
attentati rivolti dal Cairo al partito sciita libanese e nuova tensione
interna
il Libano sempre più in fermento si avvia , a cinquanta giorni circa dal
voto
del 7 giugno prossimo, verso una difficilissima e tesa campagna
elettorale che
non risparmierà sicuramente nuove polemiche e altre violenze.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"
da Nabathiyeh (Libano Meridionale)
Libero corrispondente dal Libano per
TerraSantaLibera.org
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/Libano_tensioni_preelettorali_DHB.htm
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