CHI HA SPINTO
NERONE A PERSEGUITARE I CRISTIANI?
Don Curzio Nitoglia,
doncurzionItoglia.com

«nerone
esordì come gaio, illudendo il
senato ed il popolo con una riservatezza e clemenza d’occasione. Ma
Nerone
fece più e meglio, mercè la politica opportunista dei suoi due precettori
burro e seneca:
egli nei primi cinque anni del suo impero lasciò a questi due ed al senato
gli affari, menando una vita di bassi piaceri. Quando salì al soglio, Nerone
era un giovinastro diciottenne, squilibrato, artista dilettante e dedito
allo sport; ci vollero le tentazioni e i pericoli dell’impero che avevano
ridotto il vecchio tiberio ad
una tigre, per ridurre ad una belva quell’esteta effeminato.
Pertanto nel
primo quinquennio, il senato si valse dell’occasione per comandare; e quella
fu una vera lacuna nell’ascensione dell’imperialismo. Ma poi Nerone divenne
il tiranno sanguinario che aveva ucciso la madre e le due mogli: allora il
senato fu ridotto all’impotenza; e Nerone proseguì il programma imperialista
dando le province ai cavalieri, arricchendo ed innalzando gli “homines
novi”, i liberti, gli avventurieri della politica e della finanza.
Sotto di lui,
come accennavamo, gli ebrei ebbero grande influenza; il malgoverno acuì la
crisi finanziaria tanto che l’aureus scese da un quarantesimo ad un
quarantacinquesimo di libra; e la banca ebraica, fortissima in Roma, dominò
la situazione. Del resto, la benevolenza verso gli ebrei era tradizionale
nella casa Giulia-Claudia; le repressioni contro gli ebrei di Roma sotto
tiberio e
claudio, e le pretese idolatriche di Gaio che voleva essere adorato
anche nel tempio gerosolimitano, non furono se non fugaci eccezioni.
antonia, cognata di Tiberio,
influentissima alla corte, era proselita; e lo era la famigerata
poppea.
Che sotto
Nerone gli ebrei fossero potenti ed ascoltati, basta a mostrarlo la celebre
persecuzione neroniana dei cristiani. A quel tempo costoro dai pagani erano
confusi con gli ebrei né v’era alcuna ragione o alcun pretesto perché i
pagani stimassero i seguaci di Cristo peggiori degli altri israeliti. Chi
dunque fece loro la pessima riputazione che servì a Nerone per l’orrenda
carneficina? Certo, furono gli unici che avevano un odio implacabile pei
fedeli del Crocifisso, quelli stessi che avevano spinto l’autorità imperiale
di Roma e la règia di erode a
crocifiggere il Maestro, poi a disfarsi di
giacomo il
maggiore e tentare altrettanto
contro di pietro, quindi contro
di paolo: gli ebrei, quelli che
all’indomani della diffusione evangelica avevano spedito attorno per le
sinagoghe dell’impero i loro emissari incaricati di combattere gli “eretici”
nazareni e procurar loro ogni sorta d’imbarazzi, come ci attesta
giustino (Tryph., XVII).
Il criterio
pagano, che i cristiani fossero degli ebrei, permetteva ai cristiani di
usufruire non solo della libertà religiosa, ma anche del prestigio
d’Israele; e quei pagani ch’erano divenuti proseliti della legge mosaica
perché scorgevano in questa una fede e morale più alta, senza interessarsi
dei pregiudizi o rancori interni della Sinagoga, erano spesso altrettanti
neofiti preparati involontariamente dalla Sinagoga per la Chiesa: i
cristiani “della casa di Cesare” salutati da Paolo, ne sono non unici
esempi. Di qui l’odio, la invidia del potentissimo ghetto romano, e la sua
decisione di combattere i nazareni mediante la ormai tradizionale delazione
calunniosa alle autorità. Un ebreo banchiere e delatore alla corte di Nerone
si faceva un doppio titolo alla benevola attenzione di questo.
Tutto ciò non
solo si deduce naturalmente dal vero e notorio ambiente di allora: ma ne
abbiamo chiari accenni nelle fonti. L’invidia e la gelosia furono la nota
caratteristica della lotta ebraica contro Gesù e i suoi; il vangelo ci narra
vari episodi di questo sospettoso accanimento; e Pilato per quanto poco
s’occupasse di ciò, pure “sapeva che per l’invidia (dia yqonon) lo avevano
consegnato” a lui (Matt., XXVII, 18).
La frase restò
come antonomastica per esprimere fra i cristiani la persecuzione ebraica;
infatti tertulliano poté
scrivere: “Tanti sono i nemici del cristianesimo, quanti ne sono estranei:
ed invero, propriamente, i giudei per l’invidia, i soldati per
la concussione, gli stessi schiavi nostri per l’indole”.
Infatti, al
primo tempo dell’umile Chiesa nascente, chi altri poteva “invidiarla”? E
Clemente Romano ci accenna chiaramente che la persecuzione neroniana fu
ispirata dagli ebrei dei quali finalmente caddero vittima Pietro e Paolo:
“Per la gelosia e l’invidia (dia
zhlon cai yqonon) le massime
e santissime colonne (della Chiesa, i principi degli Apostoli) patirono
persecuzione e combatterono fino alla morte... Pietro che dall’iniqua
gelosia non uno o due ma più travagli sostenne... Per gelosia e contesa
Paolo ebbe il premio del patimento... A questi... si aggiunse una gran
moltitudine di eletti che, sofferte molte pene e tormenti per la gelosia,
furono fra noi di ottimo esempio. Per invidia le donne patirono i supplizi
di dirce e delle Danaidi...”. Il discorso di
clemente chiaramente congiunge
alla stessa causa, cioè alla stessa invidia e gelosia, la persecuzione
neroniana e le prime personali persecuzioni sofferte da Pietro e Paolo, le
quali tutti sappiamo derivate dagli ebrei. Costoro, pertanto, furono buoni
amici di Nerone, e, certo, non perdettero la eccellente occasione contro gli
odiati nazareni.
Della amicizia
ebreo-neroniana ha lasciato un suggestivo ricordo
giuseppe flavio il quale dopo essersi mostrato assai duro col
tiranno caligola che fu
disturbatore degli ebrei, quando arriva a parlare di
nerone (che pur fu peggiore di Gaio), non potendo esimersi
dall’accennarne gli orrendi delitti, se ne esce dichiarando che non ci si
trattiene perché “molti hanno scritto la storia di Nerone, dei quali alcuni,
per grazia dei suoi benefici, non curarono la verità, ed altri per odio e
inimicizia ch’ebbero con lui, così impudentemente si sono avviluppati nelle
menzogne, che manifestamente sono degni di riprensione; né mi meraviglio che
altri abbiano mentito (contro) di Nerone, benché non per odio personale,
giacché vissero parecchio tempo dopo”. Non si poteva più abilmente gettare
la sfiducia sulle accuse contro Nerone; e la tendenziosità di Giuseppe non
consiste nell’essere le sue parole materialmente false, ma nel farsi
prendere da siffatti scrupoli proprio per Nerone e non per altri, mentre
anche altri, cominciando da Gaio, subirono la stessa sorte. Evidentemente
Giuseppe Flavio era solidale con la memore gratitudine nazionale verso uno
al cui tempo la colonia ebraica di Roma aveva fatto cotanti buoni affari di
finanza e di vendetta.
E se non
erriamo, il primo tuono che minacciò il turbine, si ebbe nell’episodio di
pomponia grecina, accaduto
verso l’inizio del principato di Nerone, qualche anno prima della
persecuzione del 64.
Tacito
racconta che “Pomponia Grecina, nobildonna, moglie di
a. plauzio, accusata di
superstizione straniera, fu rimessa al giudizio del marito. E questi,
secondo l’antica istituzione, dinanzi ai congiunti giudicò della fama e
della vita della consorte, e la dichiarò innocente. Lunga vita e continua
tristezza ebbe Pomponia, imperocché, dopo che
giulia figlia di druso
fu uccisa per l’astuzia di messalina,
non ebbe che vesti di lutto e animo mesto”.
Comunemente (e
tanto più in questi ultimi tempi, dopo la scoperta delle tombe cristiane di
alcuni congiunti della famiglia di Pomponia) si ritiene che la consorte di
Plauzio fosse cristiana: e crediamo che a tale interpretazione, a cui non
obbliga il testo, si possa pervenire per criteri esterni.
Avanti tutto,
è a dirsi che Pomponia o fu proselita dell’ebraismo o cristiana: altre
“superstizioni”, cioè religioni non riconosciute, non si presentano come
probabili, non fosse altro perché esse non impedendo di continuare il culto
ufficiale, non mettevano al rischio “della fama e del capo”. Roma imperiale
fu piena di cultori di Mithra e d’Iside, i quali, per questo, non cessavano
di appartenere al culto ufficiale e di essere perfettamente indisturbati.
Solo l’ebraismo e il cristianesimo escludendo altri dèi, mettevano al
rischio un cittadino romano, nato pagano, di cozzare contro la lettera e lo
spirito della legislazione romana.
Ma
pomponia fu proselita o
cristiana? Qui il criterio di discernimento mancherebbe, giacché ambedue le
ipotesi si presterebbero pienamente; né la scoperta delle suddette tombe
cristiane della sua famiglia varrebbe molto, mentre si sa che la religione
di una persona non significa la religione di un parente; ed inoltre il fatto
di Pomponia proselita spiegherebbe il cristianesimo entrato poi nella sua
famiglia attraverso il proselitismo ebraico, cosa facilissima come sopra
abbiamo accennato; onde il proselitismo della vecchia matrona avrebbe potuto
favorire nella propria famiglia una preparazione al vangelo.
Ma c’è un
riflesso che, se non c’inganna, decide per ritenere Pomponia come cristiana.
Infatti, se fosse stata proselita, chi mai e perché mai l’avrebbe
denunziata, e messa a così grave pericolo in un momento in cui i giudei
erano in favore del principato ed in influenza sulla società? Quando
antonia era proselita, e
poppea era una zelante
protettrice della Sinagoga, e tante altre nobildonne giudaizzavano, chi si
metteva ad accusare una donna che viveva ritiratissima sin dal tempo di
claudio?
Invece
supponiamola cristiana; ed i denunziatori sono subito trovati. La crescente
“invidia” ebraica contro il proselitismo cristiano, dovette fremere vedendo
l’aborrita fede del Nazareno conquistare quell’anima superiore, e per essa
entrare in una casa signorile. Che se Pomponia Grecina fosse stata proselita
dell’ebraismo e poi, nel solenne momento della predicazione apostolica in
Roma, si fosse ascritta al cristianesimo, come tanti altri proseliti, allora
tanto più si spiegherebbe l’atroce livore. E gli ebrei che dal giorno in cui
trassero Gesù al pretorio di pilato,
non ristettero mai dall’accusare i cristiani davanti l’autorità (con un
accanimento di cui l’apostolo paolo
fu fatto segno in Oriente e in Occidente, senza tregua finché non cadde nel
proprio sangue), gli ebrei molto probabilmente vollero arrestare la
propaganda cristiana colpendo una delle sue illustri conquiste. Ecco perché
è a ritenersi che Pomponia Grecina fosse cristiana; ed ecco perché, come
accennavamo, la denunzia di lei fu il primo tuono che annunziava la
burrasca.
Infatti
l’assoluzione della moglie di plauzio
ci mostra come l’attentato ebraico andasse a vuoto, aumentando il furore
della sinagoga e persuadendola che ormai bisognava tentare un gran colpo e
schiacciare in massa la temibile rivale. Nella sinagoga di Roma ci dovette
essere una discussione e decisione simile a quella in cui
caifa disse la sua profetica
sentenza; e la strage dei seguaci del
giusto fu decisa per la prima occasione. Questa con
nerone non poteva mancare; e
quando egli spaventato dal pubblico odio, cercava un diversivo per stornare
da sé la maledizione, i giudei prontamente additarono al tiranno il
“diversivo clericale” che altrimenti a Nerone forse nemmeno sarebbe venuto
in mente, sommersi com’erano ancora i cristiani nell’agitato mare di sétte
filosofiche e religiose dell’Urbe imperiale.
Si noti,
d’altronde, che contro quest’ultima nostra riflessione nulla varrebbe il
citare Tacito che narrando la persecuzione neroniana dice: “quelli che,
odiati pei loro delitti, il volgo chiamava cristiani” quasi che già fossero
noti pei loro delitti... supposti. Infatti la frase di
tacito indica il tempo
(“chiamava” non è presente)) speciale di Nerone: in cui, sì, già la calunnia
ebraica aveva lavorato il terreno, ma non si trattava ancora se non di un
vago rumore, tanto che nessuno aveva mai pensato a processarli; e Nerone
appare chiaramente esservi ricorso “in extremis” per colpire
l’opinione pubblica.
Se nella
disquisizione storica l’intuito oggettivo dell’ambiente vale qualcosa per
rivelarne gli angoli reconditi sui quali nessun documento fa piena luce,
bisogna pur dire che in tutta questa fosca penombra dell’“impulsore
Chresto” al tempo di claudio,
della “superstizione straniera” di
pomponia grecina, e dei misteriosi consiglieri del “diversivo
clericale” a Nerone, la mano della sinagoga, seppur non si vide, si sente.
Né in queste
nostre deduzioni (sia detto anche questo una volta per sempre) gli eredi di
caifa accusino un pregiudizio
degli eredi di Torquemada; giacché in un odierno autore leggiamo: “L’ebreo
(del medio evo) s’intendeva a svelare i punti vulnerabili della Chiesa...
esso è il dottore dell’incredulo; tutti i ribelli dello spirito vengono a
lui nell’ombra o a cielo scoperto. Egli è all’opera nell’immensa fucina di
bestemmia del grande imperatore
federico (II di Svevia) e dei principi di Svevia e di Aragona; è
desso che fabbrica tutto quell’arsenale mortifero di ragionamento e d’ironia
che egli lascerà in eredità agli scettici della Rinascenza ai libertini del
gran secolo (XVIII); e qualche sarcasmo di Voltaire non è che l’ultima e
risonante eco di un motto mormorato sei secoli avanti, nell’ombra del
ghetto; ed anche prima, al tempo di Celso e di Origene, alla stessa culla
della religione del Cristo”. - Queste linee, scritte una ventina di anni fa,
contengono non l’accusa veemente di un clericale, ma la cinica confessione
di un ebreo odiatore dei cristiani,
james darmesteter .
Dopo ciò,
torniamo a Nerone. Da quanto abbiamo visto, si dee concludere che la sua
persecuzione se fu, dal nostro punto di vista, un atto di politica
quiritaria contro presunti “molitores rerum novarum”, fu tale
casualmente, giacché venne ispirata non da un preconcetto romano contro
stranieri, ma dall’odio religioso di veri stranieri potenti alla corte del
cesare.
Con
l’imperatore matricida ed istrione finì nel fango e nel sangue la casa
giulia-claudia, cominciata con
la generazione o adozione di menti superiori, di uomini e di donne senza
coscienza (quali ottaviano e
tiberio, livia e le due
Agrippine) e finita con le figure di un cervello deficiente in mezzo a due
pazzi furiosi: esaurimento e deviazione frequenti nelle famiglie storiche.
Nerone moriva
senza eredi: l’impero che fin allora, alla morte di un principe, veniva
assunto dal più abile o dal più fortunato della casa imperante, alfine
restava a disposizione del più abile e fortunato dei cittadini dell’impero:
il pareggiamento democratico che metteva tutti sotto una tirannia
accessibile a tutti, progrediva a gran passi».
Mons. Umberto Benigni
Storia sociale della Chiesa,
vol. I, ed. Vallardi, Milano, 1906, pagg. 80-87.
Link originale :
http://www.doncurzionitoglia.com/NeroneCristiani-Benigni.htm
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