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COMUNITA' EBRAICA AMERICANA DIVISA
Ma che dici,
Helen?!
di Issa Goraieb -
“L’Orient Le Jour” - traduzione di Siro Mazza - 10 giugno
2010

A quasi 90 anni,
era la decana dei giornalisti accreditati alla Casa Bianca. E anche dopo
che aveva abbandonato la cronaca quotidiana della prestigiosa 1.600,
Pennsylvania Avenue [indirizzo della casa Bianca – n.d.t.] per
diventare editorialista presso il gruppo Hearst, continuava ad esserle
riservato un posto prenotato nelle prime file della sala stampa
presidenziale: la stessa in cui, per 57 anni, ha sottoposto alla raffica
delle sue domande tutti i presidenti americani che si sono succeduti da
Dwight Eisenhower. E che domande!
Per i suoi quesiti
diretti, aggressivi, sfacciati fino all’irriverenza, Helen Thomas,
figlia di immigrati libanesi originari di Tripoli, era al tempo stesso
vezzeggiata e temuta da quegli uomini che comunque passano per i più
potenti del pianeta.
Nel momento in cui
l’America si entusiasmava per gli ardori guerrieri di George W. Bush,
questo colorito personaggio domandava bruscamente al presidente per
quale disgrazia i marines erano ridotti a bombardare senza pietà le
popolazioni civili dell’Iraq. Ed è ancora lei che, nei giorni scorsi,
invitava animosamente Barack Obama a condannare duramente quel crimine
internazionale che è stato l’abbordaggio da parte di Israele della
Flottiglia di aiuti umanitari per gli abitanti di Gaza.
Improvvisamente, lo scorso 27
maggio, Helen la veterana scivola su ciò che si è soliti definire il
politicamente corretto, palesemente messa in trappola, nel corso di una
cerimonia ebraica alla casa Bianca, da un rabbino munito di una
videocamera. Stuzzicata sulla spinosa questione di Israele, eccola che
invita gli Ebrei a mollare il campo in Palestina e a ritornarsene a casa
loro in Polonia, Germania, negli Stati Uniti o altrove. Appena il
filmato è lanciato su Internet, la pasticciona (la senile, dicono i più
accesi) viene sconfessata da ogni parte, Casa Bianca compresa;
sollecitata a dare le dimissioni dai suoi datori di lavoro, ha dovuto
chiedere scusa e annunciato il suo ritiro.
Perché indugiare sul caso Helen
Thomas? In primo luogo, perché ogni sventura è commovente, soprattutto
quella di un’icona notoriamente favorevole alla causa araba e che si era
a lungo imposta in un universo mediatico americano pur ampiamente
dominato dagli amici di Israele.
In secondo luogo, e soprattutto,
perché gli ardimenti verbali dell’interessata sarebbero stati
assolutamente inconcepibili, se non si manifestasse da qualche tempo
negli Usa una crescente disaffezione nei confronti della politica
ostruzionistica e avventuristica di Benjamin Netanyahu.
La stessa comunità ebraica
americana non sfugge a questo fenomeno, divisa com’è per la prima volta
dopo lungo tempo. Agli oltranzisti filoisraeliani impegnati a circuire
Barack Obama mobilitando un Congresso tradizionalmente compiacente, si
oppongono sempre di più delle organizzazioni ebraiche che invece
sostengono gli sforzi di pace del presidente, e che hanno mirabilmente
reagito alla folle spacconata della marina israeliana contro il
convoglio d’aiuto a Gaza.
E’ questa provvidenziale breccia
che i Palestinesi, e gli Arabi più in generale, sono tenuti ad
allargare. In modo differente, comunque, da quello della focosa Helen.
Issa Goraieb
(Editoriale apparso sul quotidiano libanese in lingua
francese “L’Orient Le Jour” del 09/06/2010 - traduzione del curatore)
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