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“QUESTA COSA SI
STA FACENDO PERICOLOSA”
SCOTT HORTON - Harper's Magazine
- 28 marzo 2010

La scorsa settimana il vicepresidente americano Joe Biden è stato
schiaffeggiato pubblicamente dal Governo di Netanyahu durante il suo
viaggio a Gerusalemme. Il Governo israeliano ha sfruttato l’occasione
per dare l’annuncio dello stanziamento di 1.600 israeliani nella parte
orientale di Gerusalemme, a maggioranza araba, contravvenendo
all’appello dell’America per una sosta negli insediamenti. Secondo
quanto dice una relazione pubblicata nel quotidiano
Yedioth Ahronoth,
Biden avrebbe risposto: “Questa cosa si sta facendo pericolosa per noi.
Quello che state facendo qui sta mettendo a repentaglio la sicurezza
delle nostre truppe che combattono in Iraq, Afghanistan e Pakistan. E
questo mette in pericolo noi e la pace regionale”.
Ora, in un affascinante
briefing pubblicato su
Foreign Policy,
Mark Perry ci dà un senso più chiaro di quello che Biden aveva in testa:
‘Il 16 gennaio…un gruppo di
ufficiali militari senior del Comando Centrale Americano (responsabile
della supervisione degli interessi di sicurezza americani nel Medio
Oriente) è arrivato al Pentagono per istruire l’Ammiraglio Michael
Mullen, capo del Joint Chiefs of Staff[1], in merito al conflitto
israelo-palestinese. La squadra era stata inviata dal comandante di
CENTCOM[2], il Generale David Petraeus, per sottolineare le sue
crescenti preoccupazioni di fronte alla mancanza di progressi nella
risoluzione della questione.
Le 33 slides della presentazione di 45 minuti in PowerPoint hanno
lasciato Mullen a bocca aperta. Gli incaricati del training hanno detto
che c’era una crescente percezione tra i leader arabi del fatto che
l’America non fosse capace di far fronte a Israele, che la composizione
principalmente araba di CENTCOM stava perdendo fiducia nelle promesse
americane, che l’intransigenza israeliana relativamente al conflitto
israelo-palestinese stava mettendo in pericolo la presenza americana
nella regione e che lo stesso Mitchell era (come un ufficiale anziano
del Pentagono l’ha successivamente descritto in modo diretto) “troppo
vecchio, troppo lento…e troppo in ritardo”’.
Il briefing di gennaio di Mullen era senza precedenti. Nessun comandante
di CENTCOM si era mai espresso in precedenza su una questione che aveva
un carattere essenzialmente politico: e questo è il motivo per cui gli
incaricati del briefing sono stati attenti nel dire a Mullen che le
conclusioni a cui erano arrivati facevano seguito a un tour della
regione compiuto a dicembre 2009 quando, su indicazione di Petraeus, si
erano confrontati con i leader arabi più anziani. “Dovunque essi
andassero il messaggio era piuttosto umiliante”, ha detto un ufficiale
del Pentagono a conoscenza del briefing. “L’America non era vista solo
come uno stato debole, ma la sua presenza militare nella regione si
stava disgregando lentamente”. Ma Petraeus non aveva finito: due giorni
dopo il briefing di Mullen, egli ha inviato un documento alla Casa
Bianca con il quale chiedeva che la West Bank [Cisgiordania N.d.r.] e
Gaza (che, assieme a Israele, è parte del Comando Europeo, o EUCOM)
diventassero parte della sua area di competenza operativa. La
motivazione di Petraeus era molto diretta: vista la presenza di truppe
americane in Iraq e Afghanistan, i leader arabi dovevano avere
l’impressione che l’esercito americano fosse coinvolto nei conflitti più
problematici della regione.
Perry continua dicendo che il briefing “ha colpito la Casa Bianca come
una bomba”. E’ fuori dubbio che è questo è il motivo ispiratore dei
commenti di Biden. Ciò traspare in modo chiaro dal rapporto del
Yedioth Ahronoth che, dopo aver citato Biden, prosegue dicendo: “Il
Vicepresidente ha detto ai suoi ospiti israeliani che, considerato il
fatto che molti musulmani percepiscono l’esistenza di un legame tra le
azioni di Israele e la politica americana, qualsiasi decisione in merito
alla costruzione di stanziamenti che metta in pericolo i diritti dei
palestinesi nella parte orientale di Gerusalemme potrebbe avere un
impatto sulla sicurezza personale delle truppe americane che combattono
contro il terrorismo islamico”.
Il governo di Netanyahu e i suoi sostenitori negli U.S.A. vogliono che
le controversie riguardanti Gerusalemme, la West Bank e la Striscia di
Gaza vengano risolte in modo autonomo, lontano da qualsiasi potenziale
impatto che esse potrebbero avere nella regione intesa in senso più
ampio e dagli interessi che l’America sta perseguendo in quelle zone
attraverso il dispiegamento di truppe su due campi di battaglia
differenti. Questo schema rispecchia infatti il modo con cui la maggior
parte dei media americani racconta tali sviluppi. Ma questo approccio è
sciocco, per le ragioni che sono esposte nel briefing di Petraeus. Perry
vede questa cosa come una battaglia fra due lobbies: Israele e
l’esercito americano.
La lobby israeliana è molto potente, dice, ma come potrebbe competere
con l’esercito americano sulla base di un interesse imperativo delle
truppe americane nella sicurezza? I recenti compromessi del governo
Netanyahu riflettono disapprovazione per l’amministrazione Obama e
massima indifferenza per le sue posizioni sull’estremo Oriente.
Queste situazioni sembrano rispecchiare perfettamente l’orientamento dei
neo-con americani, come dimostrato nell’‘apologia’ a loro favore ad
opera dell’editorialista del Washington Post
Jackson Diehl
(“Biden è stato bocciato,” conclude, applicando un ragionamento
tipicamente ottuso). La domanda è se uno stretto alleato possa
comportarsi con irritabilità adolescenziale e servirsi dei suoi
sostenitori indefinitamente senza conseguenze. Per il momento la
risposta sembra essere sì.
L’articolo di Perry è una lettura fondamentale. Ho letto metà del suo
nuovo libro, Talking with Terrorists, e mi aspetto di discuterlo
in un’intervista con lo stesso Perry prima della fine del mese.
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NOTE
[1] Il Joint Chiefs of Staff è un consiglio di comandanti delle forze
armate che ha una funzione consultiva del governo civile americano. La
carica di comandante del JCS è la venticinquesima per importanza dopo
quella di Presidente. L’ammiraglio Mullen, è il 17° nonché attuale
comandante delle JCS. (NdT)
[2] Il Comando Centrale degli Stati Uniti, per l’appunto, che ha, tra
gli altri, lo scopo di promuovere la cooperazione tra gli stati e di far
fronte alle situazioni di crisi. E’ capeggiato dal Gen. Petraeus
dall’ottobre 2008.
Titolo
originale: " 'This is Starting to Get Dangerous' "
Fonte:
http://harpers.org/
http://www.informationclearinghouse.info/article24982.htm
15.03.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6899
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