|
La crisi, la Chiesa, il signoraggio e
l’usura
di Gianni Frescura * - aprile 2009
Segnalazione
Canonico Francesco Peggi

E’ noto che la Chiesa cattolica si muove attivamente per aiutare le
famiglie vittime della crisi finanziaria ed economica e ogni diocesi ha
creato un apposito fondo e concluso un accordo con le banche, ma questa
attività rischia di avere meno efficacia di un pannicello caldo, finché
le autorità ecclesiastiche non si sforzano di capire le cause della
crisi (lo strapotere delle banche usurarie) e di muoversi di
conseguenza.
Una causa ben precisa è il signoraggio e perfino il Ministro
Tremonti ha chiaramente detto che essa consiste nella rinuncia dello
Stato “ad esercitare una delle sue funzioni sovrane: il monopolio nel
battere la moneta (cioè nella rinuncia al signoraggio, n.d.a.).
Nell'età della globalizzazione anche le banche private (come la Fed
americana e la Banca centrale europea, n.d.a) possono infatti
battere, e perciò battono la loro moneta. Una moneta addizionale che ha
preso forma nei più incredibili strumenti finanziari. Una moneta
fondata sul debito e perciò stampata sul nulla" (“Il pendolo tra
mercato e «sociale»”, Corriere della sera, 17 marzo 2009), ma la Chiesa
tace su questo argomento.
L’altro aspetto del signoraggio è quello microeconomico che si configura
nell’usura bancaria, cioè nei meccanismi per cui le banche, senza
alcun fondamento economico (con il trucco della “riserva frazionaria”),
effettuano i prestiti a famiglie ed imprese e su questi prestiti
chiedono, attraverso scorrettezze contabili varie (anatocismo,
interessi ultralegali, valute ecc..), interessi spropositati, sfruttando
la loro posizione oligopolistica e anche su questo aspetto la Chiesa
cattolica tace, anzi con le buffonate dei fondi di sostegno, del
microcredito e delle banche etiche, alimenta questa forma subdola di
usura.
Forse i silenzi di questa Chiesa si spiegano con quanto dichiarato dal
dott. Caloia, presidente dello IOR, la banca del Vaticano,
il quale, in un’intervista pubblicata sul mensile Jesus del febbraio
scorso, ha detto che “la
condanna dell'usura da parte della Chiesa è superata”.
Nessuno dei fedeli però lo sa (forse ne hanno avuto notizia solo quelli
che frequentano le logge massoniche), perché il Catechismo (edizione
2005) nel § 508, insegna “Il settimo Comandamento (non rubare)
proibisce anzitutto il furto, che è l'usurpazione del bene altrui contro
la ragionevole volontà del proprietario. Ciò si verifica anche nel
pagare salari ingiusti; nello speculare sul valore dei beni per trarre
vantaggio a danno di altri; nel contraffare assegni o fatture. Proibisce
inoltre di commettere frodi fiscali o commerciali, di arrecare
volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche.
Proibisce anche l'usura, la corruzione, l'abuso privato di beni
sociali, i lavori colpevolmente male eseguiti, lo sperpero."
Cosa sia l’usura, per il cristiano, lo precisa l’enciclica “Vix
pervenit” (1745) in cui il papa Benedetto XIV° dice che “Quel
genere di peccato che si chiama usura … consiste in questo: ognuno esige
che del prestito (che per sua propria natura chiede soltanto che sia
restituito quanto fu prestato) gli sia reso più di ciò che fu ricevuto;
e quindi pretende che, oltre al capitale, gli sia dovuto un certo
guadagno, in ragione del prestito stesso. … Detto questo, non si nega
che talvolta nel contratto di prestito possano intervenire alcuni altri
cosiddetti titoli …e che da questi derivi una ragione del tutto giusta e
legittima di esigere qualcosa in più del capitale dovuto per il prestito
…. [ma] sia lungi dall’animo dei Cristiani la convinzione che, con
l’usura, o con simili ingiustizie inflitte agli altri possano fiorire
lucrosi commerci; invece abbiamo appreso dallo stesso Divino Oracolo che
"La Giustizia eleva la gente, il peccato rende miseri i popoli".
Da tempo la Chiesa non si pronuncia più espressamente sul tema
dell’usura, ma ancora con l'enciclica “Quadragesimo anno”
di Pio XI (1931), il papa ammoniva che “in primo luogo ciò che
ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione
della ricchezza, ma l'accumularsi altresì di una potenza enorme, di una
dispotica padronanza dell'economia in mano di pochi, e questi sovente
neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale,
di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento”.
La dichiarazione (autorevole ?) del dott. Caloia, dal punto di vista
della dottrina cattolica, non sembra pertanto corretta, ma sembra essere
la giustificazione del fatto che molte parrocchie ed enti ecclesiastico
hanno contratto con le banche prestiti con interessi che nessuno, prima
di pagare le rate, verifica se sono usurari o meno, tanto l’usura non è
più un peccato e il nuovo diritto canonico (canone 1284) autorizza gli
amministratori dei beni ecclesiastici a pagare, nel tempo stabilito, gli
interessi dovuti a causa di un mutuo.
Per lo Stato Italiano però l’usura è un reato (art. 644 c.p.) che
prevede, come sanzione civile (art. 1815 c.c.), che gli interessi non
debbano essere pagati e quelli pagati debbano essere restituiti e se
molti imprenditori contestato le pretese illegali delle banche non si
capisce perché le parrocchie non siano anch’esse in prima linea, contro
queste banche usuraie.
Forse dipende dal fatto che perfino i fondi contro la crisi costituiti
con elemosine e rendite di beni ecclesiastici sono praticamente gestiti
dalle banche, con le quali diocesi e parrocchie operano in stretto
collegamento ?
Ciò considerato non sembra ci siano grandi speranze di uscire da una
crisi i cui accertati colpevoli continuano a detenere tutti i poteri
(compreso quello sulle coscienze).
di Gianni Frescura * - aprile 2009
* Responsabile
Centro servizi -
Valdagno (VI)
Laurea
giurisprudenza (UNIPD), Master in Pianificazione Territoriale e Mercato
Immobiliare (POLITO),
Consulente
tecnico del
Tribunale di Vicenza (n. 850), Delegato Sos Utenti provincia Vicenza
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/crisi_chiesa_signoraggio_usura.htm
|