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Dal mandato
britannico alla Nakba
Enea Baldi - Rinascita.eu

Durante il ventennio che precedette il secondo conflitto mondiale
migliaia di ebrei emigrarono in Palestina. Fu un esodo incontrollato che
aveva come unico obiettivo, quello di sovvertire lo sviluppo demografico
a vantaggio delle popolazioni di religione ebraica. Molti saranno in
quel periodo gli episodi di violenza perpetrati dagli israeliani ai
danni delle popolazioni arabe, tanto che nell’aprile del ‘36, il Supremo
comitato arabo diede avvio ad uno sciopero generale che imponeva la fine
dell’immigrazione ebraica, compreso il divieto di vendita delle terre ai
coloni.
Il Comitato inoltre sancì il rifiuto generale di pagare le tasse e
chiese la fine del mandato britannico, nonché elezioni immediate.
Nel 1937 fu proposto da una commissione britannica (Commissione Peel) la
divisione della Palestina in due parti: uno israeliano (circa 1/3 delle
terre comprensivo della Galilea e della pianura costiera) ed uno arabo.
I palestinesi si opposero chiedendo ancora a gran voce il blocco
dell’immigrazione dall’Europa, nonché una garanzia per le minoranze
all’interno di un unico stato comune.
I britannici risposero sia rafforzando fortemente il loro dispositivo
militare con un ulteriore dispiegamento di uomini, sia adottando un
atteggiamento più severo nei confronti del dissenso arabo. Detenzione
(reclusione senza imputazione o processo), coprifuoco, abbattimento di
abitazioni: tutte pratiche a cui ricorsero i britannici in quel periodo.
La principale organizzazione militare ebraica, l’Haganah, nata in
risposta ai moti del 1920 e trasformata in un esercito clandestino
centralizzato forte di 14.500 uomini dopo i moti del 1929, appoggiò di
fatto gli sforzi repressivi britannici. Sebbene gli amministratori
britannici non riconoscessero ufficialmente l’Haganah, le forze di
sicurezza britanniche cooperarono con essa per formare la Polizia
Ebraica degli Insediamenti, le Forze Ausiliarie Ebraiche e gli Squadroni
Speciali Notturni, così da risparmiarsi la difesa della popolazione
ebraica. Sempre nel 1937 un gruppo minoritario scissionista
dell’Haganah, l’organizzazione Irgun Zvai Leumi (chiamata anche per il
suo acronimo ebraico Etzel), avviò una politica di rappresaglia e di
vendetta, anche contro civili. Da questo momento in poi verranno alla
luce tutti gli elementi di strategia del terrore che getteranno le basi
per il piano sionista di pulizia etnica in terra di Palestina.
La Seconda Guerra Mondiale era alle porte, l’immigrazione ebraica
dall’Europa centrale al suo acme, mettendo a rischio l’intero equilibrio
socio-politico nella regione. Malgrado il governo britannico avesse reso
pubblico un documento atto a limitare l’affluenza indiscriminata di
ebrei in Palestina (White Paper), navi stracariche di immigrati
provenienti dall’Europa, viaggiando di notte per eludere il blocco
inglese, scaricarono migliaia di persone sulle spiagge. Durante la
guerra, i nuclei armati sionisti dell’Haganah e dell’Irgun, si
organizzarono con l’obiettivo di rivolgere contro gli stessi inglesi la
loro lotta di liberazione del territorio dalle popolazioni arabe
autoctone. Alla loro guida era stato eletto un uomo che trent’anni dopo,
nelle vesti di primo ministro di Israele, avrebbe firmato un trattato di
pace con l’Egitto di Anwar el Sadat: Menachem Begin, gesto che gli valse
la nomina a premio Nobel per la Pace, malgrado gli efferati crimini di
cui si rese responsabile di una dura e sanguinosa repressione contro il
popolo arabo di Palestina.
Fu proprio sotto la guida di Begin che nel 1944 i sionisti mossero una
rivolta contro il governatorato inglese, infatti, mentre una parte degli
ebrei era convinta che si potesse raggiungere l’obiettivo di conquista
della Palestina attraverso l’acquisizione dei territori, l’altra parte,
quella dell’Irgun, più reazionaria, diede inizio ad una serie di
attentati contro l’amministrazione inglese.
L’attentato terroristico più noto – a cui partecipò anche il futuro
premio Nobel Menachen Begin - fu certamente quello del King David Hotel
di Gerusalemme, portato a termine da sei membri dell’Irgun travestiti da
arabi: nell’attentato morirono quasi cento persone.
Al termine della seconda guerra mondiale la situazione palestinese era
ormai giunta al limite, con l’Inghilterra ormai incapace di arginare
un’imminente guerra civile. Infatti Londra, non riuscendo più a
procrastinare la rivolta degli arabi che giorno dopo giorno si vedevano
portar via le proprie terre, furono costretti a rimettere la delicata
questione nelle mani delle Nazioni Unite, che erano da poco nate dalle
ceneri della Lega delle Nazioni, organo che le aveva assegnato il
mandato venticinque anni prima.
Nel frattempo gli scontri fra palestinesi ed ebrei si facevano sempre
più gravi, col confluire in Palestina di nuove ondate di ebrei europei
sopravvissuti alla guerra, oltre a quelli che avevano risposto
all’appello del sionismo da ogni altra parte del mondo.
Di nuovo un comitato speciale delle Nazioni Unite tornò a proporre una
spartizione della terra che assegnava il 57% delle terre agli ebrei ed
il 43 agli arabi, con Gerusalemme che sarebbe temporaneamente rimasta
sotto il controllo internazionale. C’è da sottolineare che i palestinesi
non facevano direttamente parte delle Nazioni Unite, e dovevano quindi
farsi rappresentare dai delegati dei confinanti paesi arabi, Siria,
Libano e Egitto; malgrado ciò gli arabi di Palestina risposero con un
diniego alla proposta britannica.
Il 29 Novembre 1947, con la famigerata Risoluzione 181 il piano fu
sottoposto al voto dell’Assemblea Generale dell’Onu con 33 Paesi a
favore, 13 contrari, e 10 astenuti.
Contemporaneamente l’Inghilterra annuncia la restituzione del mandato
entro il 15 maggio del 1948. Ma i fermenti provocati dalla decisione Onu
esplosero molto prima di quella data, precipitando la regione nel caos.
Il numero dei militari britannici morti continuava a salire e gli Stati
Uniti premevano affinché Londra permettesse l’immigrazione ad un numero
ancora maggiore di ebrei.
E’ l’inizio della Nakba, la catastrofe, che culminerà nel 1948, con la
creazione di Israele sulle terre, sulle città e sui villaggi della
Palestina e con la diaspora di milioni di palestinesi.
Infatti, il 14 maggio 1948, a Tel Aviv, gli ebrei proclameranno lo stato
d’Israele. Il proclama ufficiale enuncia: “Noi membri del Consiglio
nazionale che rappresenta il popolo ebraico nel mondo, riuniti in
solenne assemblea, nel giorno della scadenza del mandato britannico
sulla Palestina, per virtù dei diritti naturali e storici del popolo
ebraico, in forza della Risoluzione dell’assemblea generale dell’Onu,
proclamiamo la costituzione di uno stato ebraico in Palestina, che
prenderà il nome di Israele. Nasce il governo di Israele. Gli ebrei
agiscono subito , senza aspettare l’ufficializzazione da parte dell’Onu.
Il consiglio nazionale ebraico assume provvisoriamente funzioni di
governo e di ordine pubblico. Ben Gurion sarà il primo ministro e
ministro della Difesa.
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