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diario di un pellegrino 1
diario di un pellegrino 2
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Da Tel Aviv a Betlemme
all'alba
"Loro
stanno giá allargando gli insediamenti nel West Bank e stanno costruendo
questi muri di separazione, che noi chiamiamo i Muri della
Discriminazione-razziale, intorno a tutte le cittá e i villaggi del West
Bank, trasformando queste cittá e villaggi in grandi prigioni circondate
da muri di otto metri di altezza. Questo é il piú grande ostacolo a una
soluzione di pace nel West Bank perché, finché c'é occupazione, noi non
avremo pace. L'unico modo per avere la pace é quello di fermare questa
occupazione".
Cosí ha recentemente dichiarato il sindaco di Betlemme
per denunciare lo stato di assedio permanente della cittadina a noi
cristiani cara per essere stata la culla del Salvatore.
Arrivando da Tel Aviv alle 5,30 del mattino, con le vie
d'accesso alla cittá santa deserte, i tre posti di blocco delle milizie
israeliane, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, ed infine un
lungo e altissimo (8 mt.) muro, si ha sicuramente la misura di ció che
accade a soli pochi chilometri da Gerusalemme. Ma l'effetto "galera" é
ancora piú evidente ed a fior di pelle quando la massiccia e spessa porta
di ferro, incastonata nel muro, scorre lentamente e con stridore metallico
per concedere il passaggio al nostro bus di pellegrini. Dall'altro lato
del muro e del portone di ferro vivono, come in una prigione a cielo
aperto, gli abitanti di Betlemme, cristiani e musulmani, condividendo la
stessa sorte di reclusi.
Data la difficoltá ad attraversare il Muro, la cui
porta si apre solo quando aggrada alle guardie preposte e a chi sta loro
bene, e per via del fatto che nelle campagne circostanti (se non sono
state espropriate dall'autoritá israeliana) la maggior parte degli
alberi d'ulivo (una delle poche fonti di lavoro e sostentamento, oltre
all'artigianato) sono stati espiantati, il turismo religioso, ovvero
il flusso di pellegrini cristiani in visita alla Basilica della Nativitá,
é una delle pochissime fonti di sopravvivenza della comunitá, che vive e
lavora soprattutto di artigianato, servizi e caritá.
E` gioco-forza che anche i musulmani gradiscano ed
invochino la presenza cristiana nell'area.
Dopo che i cristiani espulsero i musulmani, nel 1831,
ne seguí una rivolta che nel 1834 distrusse completamente il quartiere
islamico, e da allora Betlemme fu felicemente popolata nella quasi
totalitá da cristiani. Dopo il 1948 peró un gran numero di rifugiati
arabo-musulmani si vennero a stabilire nella cittadina, ed oggi, grazie
anche ad un loro tasso di natalitá piú elevato, cui si aggiunge il loro
minor flusso emigrante, essi, i maomettani, sono la maggioranza (cosa
che temo succederá anche in Europa entro pochi decenni...).
Pare comunque che non ci siano stati, almeno negli
ultimi decenni, seri problemi di convivenza tra famiglie palestinesi
appartenenti alle due differenti confessioni religiose. Non si puó dire
altrettanto di altre zone.
E` chiaro peró che da dopo gli avvenimenti
dell'occupazione della Basilica della Nativitá, da parte delle milizie
nazionaliste palestinesi, in poi, l'aria sia diventata piú irrespirabile e
vivere e lavorare sia, piú che un'impresa, un tormento. Lo scopo
dell'autoritá israeliana é chiaro a tutti che non sia tanto il garantirsi
la sicurezza, quanto di creare quelle condizioni di vita insopportabili al
punto di spingere la popolazione all'esodo.
Per esempio, ad un amico palestinese
cristiano-cattolico originario di Betlemme, ma che lavora a Gerusalemme,
viene sistematicamente impedito di attraversare il Muro con moglie e
figli: solo a lui danno il permesso di passare, esibendo il libretto di
lavoro, ma moglie e figli se lo vogliono seguire devono fare un giro
lunghissimo, di alcuni chilometri, intorno al muro, impiegando delle ore
per ricongiungersi al marito, motivo per cui spesso devono rinunciare
anche a cose semplici come fare acquisti di vettovaglie o recarsi a
Gerusalemme per visite mediche o a parenti.
E ad un vecchietto povero, amico di alcuni
religiosi, che con l'asino attraversava sempre il Muro per le campagne in
cerca di qualche pezzetto di legno da bruciare per cucinare e riscaldarsi,
alcuni soldati, stufi di vederselo passare sotto il naso, gli
schiacciarono l'asino tra due tanks, o carri armati, uccidendolo. Era il
suo solo aiuto alla sopravvivenza. Ma non solo: pretendevano anche che
egli pagasse una multa perché si era messo con il suo asino tra due
colonne di automezzi militari...E di storie amare e crudeli come queste ce
ne sarebbero da raccontare tante...
L'episodio
dell'occupazione della Basilica della nativitá di Betlemme, per esempio, é
noto a tutti, ma forse meno noto é il fatto che, quando le milizie
sioniste assediarono la Basilica, la fecero bersaglio anche di una pioggia
di proiettili di grosso calibro, dalla terra e dal cielo, usando per
l'occasione anche un pallone telecomandato con mitragliatrice e telecamera
a bordo.
Una grandinata di piombo investí il chiostro
francescano dall'alto, mandando tutto in frantumi e penetrando anche nelle
celle dei frati: fu un miracolo se nessun religioso ci lasció la pelle,
perché molti furono sfiorati dalle pallottole. Ancora sono visibili i
segni dei colpi delle armi da fuoco sui muri interni della Basilica e del
chiostro.
Per rendere poi ancora piú amara la vita dei frati, e
indirettamente dei cristiani di Betlemme, l'autoritá israeliana ha deciso
l'esproprio ("il furto", dice qualche frate giustamente) di una
buona parte di una collina di proprietá da secoli dei Frati Francescani,
che giá era in programma, con tanto di progetti e fondi stanziati, che
fosse destinata alla costruzione di case per i poveri ed anziani (giá
decine e decine di piccole casette sono state costruite un po' ovunque dai
francescani per sopperire alle esigenze abitative di palestinesi cristiani
indigenti).
Su tale altura, rubata ai cristiani, invece i
circoncisi hanno costruito nuovi insediamenti, al di lá del Muro e proprio
in faccia alla cittadina, con una sfacciataggine ed un'arroganza senza
limiti. Non mi risulta che nessun moto di piazza, suscitato da qualche
giornalista o politico italiano illuminato, abbia disturbato in questo
caso i progetti sionisti d'Israele.
Betlemme é una cittadina tranquilla, dedita un tempo
alla coltura degli ulivi per trarne olio e legname per le botteghe
artigiane che producono rosari, statuine religiose, presepi e molti altri
oggetti. Anche la lavorazione della madre perla é un'attivitá
tradizionale. Ma per commercializzare tali prodotti servono i pellegrini,
o almeno la possibilitá di attraversare il territorio in libertá, cosa al
momento impossibile.
La Basilica della Nativitá é sicuramente l'attrazione
principale per tutti i cristiani che visitano l'area.
Lunga e dolorosa é la storia di questo luogo sacro,
difeso a costo di enormi sacrifici e spargimento di sangue da parte dei
francescani nei secoli.
Dapprima furono i musulmani, saladini, califfi, e
ottomani, a devastare e rendere ardua l'opera di conservazione della
Basilica e della Grotta della Nativitá in essa contenuta. Poi fu il turno
dei greci-ortodossi (scismatici-eterodossi), che dal secolo XVI
iniziarono a contestare ai francescani il possesso del santuario.
Dopo l'espulsione dei veneziani dall'isola di Creta, a
seguito della sconfitta della Repubblica di Venezia da parte dell'Impero
Ottomano (1669), i greci vengono autorizzati a prendere possesso di Grotta
e Basilica.
Pochi anni dopo, la cattolicitá riprende possesso della
Grotta e nel 1717 incastona una nuova stella d'argento nel luogo della
nativitá di Gesú Bambino, recante la scritta "Hic de Virgine Maria
Jesus Christus natus est, 1717".
Ma nel 1757 gli scismatici greci si reinpossessano di
Basilica e altare della Nativitá, espiantando ed occultando la stella
francescana che invalidava i loro falsi diritti. Ci volle l'intervento
dell'Ambasciatore di Francia a nome delle nazioni latine, e la
compilazione di uno Statuquo dei santuari, affinché la stella tornasse al
suo posto. Ció nonostante i frati francescani continuarono a pagare con il
sangue la difesa dei luoghi santi.
Il 25 aprile 1873 gli scismatici eterodossi greci
presero con la forza la Basilica della Nativitá, ferendo ben otto frati.
Distrussero Presepio, quadri, tappezzerie e rubarono gli arredi sacri.
Da quel tempo sempre un soldato monta la guardia presso
l'altare della nativitá, per impedire il ripetersi di tali scempi.
L'imposizione di una sentinella presso la grotta venne mantenuta nel
tempo, anche con il succedersi delle diverse amministrazioni ed autoritá
locali. Lo Statuquo fu conservato.
Io non capii infatti subito il perché della presenza di
una guardia all'interno della Basilica. Molto gentilmente e discretamente
ne venni informato.
Ma nonostante ció i francescani continuaro a pagare il
loro tributo di sangue: l'ultimo caso fu quello di un frate nel 1928.
Tutt'oggi nella Grotta la celebrazione della Messa é
impedita ai cattolici all'altare della Nativitá, dove solo é loro
concesso di farvi ardere quattro lampade. Di proprietá esclusiva dei
francescani é la mangiatoia, unico luogo dove, nella Grotta, hanno diritto
di officiare i cattolici.
Ci vuole proprio un gran senso d'umiltá e di
pazienza...per sopportare i modi veramente scortesi, bruschi e sprezzanti
dei religiosi "ortodossi".
Provare per credere.
Quando seppero del nostro arrivo iniziarono le loro
funzioni, che si possono protrarre tra lagne, strilli e cantilene,
innaffiate da chili d'incenso sino a produrre una nebbia impenetrabile,
per ore...Per fortuna, visto che alcuni cattolici irriducibili non davano
segni di stanchezza (tra cui il sottoscritto), e continuavano a
scattare foto al loro indirizzo, decisero di liberare il campo e
concederci la grazia di poter sostare alcuni minuti in preghiera e
meditazione nel luogo dove Nostro Signore Gesú Bambino decise di farsi il
piú umile tra gli umili.
Nell’uscire dalla Grotta non mancarono peró di dare
esibizione della loro protervia, ed il loro officiante chiese,
gesticolando e con prepotenza, che ci allontanassimo dal suo percorso di
marcia e che sgombrassimo velocemente l’area antistante l’ingresso della
Grotta. Parole al vento. Quindi si allontanó portandosi appresso l’intenso
odore di incenso di cui era pesantemente impregnato. A me piace l’odore
d’incenso, specie quando il sacerdote incensa l’altare ed i fedeli, ma
sinceramente c’é un limite a tutto....e qui lo si stava superando
abbondantemente.
Un senso veramente scarso e strambo di caritá cristiana
hanno questi “fratelli separati”. E mi fermo qui con i commenti per
non eccedere a mia volta, benché...
I frati hanno il possesso tuttavia, oltre della
mangiatoia, del convento e dell'adiacente Casa Nova (casa religiosa
eccellentemente organizzata per l'accoglienza dei pellegrini come un
moderno, seppur modesto, albergo).
Ma pure essi hanno le chiavi di una porta,
all'estremitá opposta della Grotta, che conduce ad un corridoio da loro
scavato nei secoli e che conduce a varie cappelle: quella dedicata a San
Giuseppe, quella dedicata ai Santi Innocenti, quella di San Girolamo,
quella di Sant'Eusebio di Cremona, ed infine delle due Sante matrone
romane Paola ed Eustochio. A questi ultimi quattro fu concesso di essere
sepolti qui, a fianco della Grotta della Nativitá del Salvatore.
Un altro luogo interessante, di carattere
spirituale e religioso legato alla tradizione cattolica, che vorrei
segnalare a Betlemme, é la presenza di un grotto chiamato Milk Grotto
Church, Chiesa della Grotta del Latte, di proprietá interamente
francescana. La tradizione vuole che in quel luogo la Madonna avesse
trovato rifugio ed ospitalitá subito dopo la nascita del Bambin Gesú, e
che, allattandolo, un giorno le sia caduta una goccia di latte in terra:
tutte le pareti della grotta sarebbero diventate all'istante bianche, e
cosí sono tutt'ora.
Ma la proprietá particolare di questo luogo é che
sia miracoloso per quelle donne che sembrerebbero sterili o che non
riescano a produrre né figli né latte. I frati minori, che gestiscono la
chiesa e il grotto del latte, cedono ad offerta libera alcune bustine
contenenti un po' di polvere grattata dalle pareti della grotta. Tale
polvere unita ad acqua o latte e bevuta da entrambe i coniugi con fede e
pregando avrebbe fatto innumerevoli miracoli e la stanza adiacente la
grotta é piena di ex-voto e testimonianze di grazie prodigiose ricevute da
coppie sterili dalle parti piu disparate del mondo, con tanto di foto
delle coppie e testimonianze. Io ne ho prese alcune, una per una coppia di
miei amici con questo problema e qualcun'altra per chi lo desiderasse e ne
avesse bisogno. Basta contattarmi privatamente per averle.
Betlemme é nel suo piccolo ricca di spiritualitá e di
luoghi di culto di straordinaria bellezza.
Dalla chiesa di Santa Caterina, per esempio, parrocchia
dei latini del luogo, tutti i giorni si snoda una processione di frati
alla Grotta della Nativitá, passando poi attraverso le altre cappelle
sotterranee e recitando le preghiere appropriate.
Che dire poi della Casa di San Giuseppe. Qui sorge una
cappella a lui dedicata, nel luogo che la tradizione indica come quello in
cui la Sacra Famiglia si trasferí dopo la nascita del Divin Bambino. La
Grotta della Nativitá li accolse infatti solo per poco, perché presto si
rese disponibile per loro una casa, come testimonia chiaramente l’apostolo
San Matteo: “Ed entrati nella casa (i Magi), videro il Bambino
con Maria sua Madre e, prostratisi, lo adorarono” (2, 11).
Quando infine si lascia Betlemme, nonostante lo
sventolio di bandiere palestinesi sulle case e le pattuglie della polizia
militare araba che sfrecciano per le vie possano dare l'impressione di
attraversare una zona libera ed indipendente, si sa bene che si stanno
lasciando i fratelli francescani della nativitá, i fratelli nella fede
arabi, e una popolazione colpevole solo di essere palestinese, in balia
degli umori della politica dei sionisti israeliti.
La biblica lotta tra i filistei (gli antenati dei
palestinesi) e gli ebrei (gli antenati "ideali" degli attuali
giudei) non é ancora terminata.
Un velo di tristezza ti avvolge l'anima mentre lasci il
villaggio alle tue spalle, e sospiri faticosamente per alleggerire il peso
sul cuore. Padre Pio faceva lo stesso, nello stesso momento, ed
incontrandoci con lo sguardo capimmo al volo i sentimenti che ci stavano
accomunando. Torneremo, torneremo...
Pellegrini!!!....il pellegrinaggio continua..........
Siamo tutti pellegrini su questa terra, sin dal momento
del nostro concepimento e fino alla nostra morte. E` un lungo
pellegrinaggio verso la nostra origine, verso il Creatore, con molte tappe
in cui la nostra anima necessita di essere sfamata e dissetata. E la Terra
Santa é di sicuro una grande oasi, ove la nostra anima puó trovar rifugio,
meglio che altrove.
Il Figlio di Dio ci accompagna in questo peregrinare
alla fonte della nostra memoria. Seguiamolo senza timore.
"BEATO, SIGNORE, CHI TROVA IN TE LA SUA FORZA E DECIDE
NEL SUO CUORE IL SANTO VIAGGIO" (Salmo 84, 6)
FILIPPO
FORTUNATO PILATO inverno 2005
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