Dalla fine del mese di febbraio di quest’anno la Grecia è praticamente
un Paese commissariato, messo "sotto tutela" e controllato a vista
dalla UE e dal FMI, organizzazione quest’ultima che risponde, in primo
luogo, all’amministrazione americana, la quale, per tale via, tenta di
imporre (e quasi sempre vi riesce) agli altri popoli vincoli e
condotte atte a perpetuare la sua superiorità economica mondiale,
(oggi pesantemente messa in discussione dal riaffacciarsi sullo
scacchiere internazionale dei giganti asiatici e latini come Cina,
Russia, Brasile o India).
La litania, ripetuta migliaia di volte in situazioni analoghe, è
quella dell’austerità e delle misure eccezionali necessarie a
riportare i bilanci degli Stati entro argini di sostenibilità il cui
livello di guardia - si tratti dei famigerati parametri di Maastricht
o di chissà quali altri indici oscuri e inoppugnabili - viene
stabilito arbitrariamente da organismi apparentemente neutri ma più
volte colpiti da scandali di corruzione e di inefficienze che fanno il
paio con evidenti fattori di parzialità politica. Sono queste
strutture che richiamandosi a fantomatiche leggi metafisiche dell’economica
impongono il ricorso a provvedimenti draconiani sui quali c’è il
timbro egemonico della superpotenza statunitense.
Da più parti in Europa si è invocato un intervento politico
dell’Unione per porre rimedio al ‘disastro’ greco generato dalla
sofisticazione dei bilanci attraverso allegre manovre finanziarie
studiate da banche spietate ed assetate di speculazione e da governi
inetti e compiacenti. Ma i più scaltri europeisti miravano proprio ad
evitare questo pericoloso “sbalzo di piano” che avrebbe portato alla
luce del sole le loro reali intenzioni. Occorreva, invece, per salvare
il disegno della centralizzazione dei flussi
finanziari continentali, restare sul terreno economico, quella
selva oscura dove la retta via viene costantemente smarrita e
obnubilata. Nel fare questo e per tenerne celati i veri obiettivi si
doveva evitare che fosse proprio il FMI, percepito dalle popolazioni
come un corpo estraneo e autoritario, a dettare le solite tremende
ricette di ripristino dell’equilibrio e della robustezza dei budget
finanziari.
Infatti, in ossequio a questo subdolo programma, come riportato
Federico Rampini sulla Repubblica, i paesi-guida dell’Europa hanno
chiesto al Fondo di defilarsi per non accendere gli animi e le
proteste, in un contesto socialmente caldo e facile alla rivolta come
la Grecia, arrogando a sé il ruolo dello sbirro cattivo e di quello
comprensivo.
La strada da seguire è stata già tracciata dall’Irlanda: tagli agli
stipendi pubblici, innalzamento dell’età pensionabile, aumento delle
tasse indirette. Ma non solo, perché alla Grecia si chiede di ridurre
il deficit di quattro punti di Pil e per arrivarci occorre uno sforzo
sovrumano, ben maggiore dei meri rialzi dei prezzi su benzina, tabacco
e liquori. Ed allora l’UE si dice disposta a dare una mano agli
ellenici ma per poterli ricattare meglio. L’Europa farà qualcosa per i
greci ma i greci dovranno dare corso a tutte quelle riforme sociali al
ribasso che nessun governo libero e sano di mente metterebbe mai,
tutte insieme, in un unico manifesto di interventi proprio per non
rischiare di piombare in un clima da guerra civile.
In Grecia si sta tentando un esperimento che presto sarà allargato ad
altri paesi aderenti come l’Italia, Spagna e Portogallo. Come abbiamo
già riportato in un precedente articolo, l’idea di fondo è quella di
“utilizzare questa crisi degli stati allo scopo di forzare al
federalismo economico la maggioranza degli stati membri che finora lo
rifiutava”. Si vuole sottrarre il controllo diretto dell’economia
nazionale ai legittimi governi. Ma per farne cosa? Per distruggere
l’attuale modello di un’Europa degli Stati, politicamente scoordinata
ma ancora in grado di gestire la propria sovranità bilateralmente e
multilateralmente, per sostituirlo con un prototipo di Europa delle
burocrazie consortili che non devono rendere conto a nessuno di quel
che fanno.
Del resto, anche adesso i principali organismi europei, quelli che
esercitano la governance continentale, non sono eletti dai cittadini e
si riproducono sulla base di logiche clientelari aventi come
componente principale la sudditanza agli Usa. Per aver espresso questi
concetti, per aver denunciato le manovre nell’ombra della massoneria
europea, alle spalle della quale agiscono associazioni occulte come il
Bilderberg o la Trilater, siamo stati accusati di complottismo e
dietrologia. Ma ora le stesse supposizioni, sebbene in maniera più
edulcorata, vengono riportate da giornalisti accreditati sui
principali quotidiani nazionali.
Quando Rampini dice espressamente che “lontano dai riflettori è il FMI
ad avere un ruolo decisivo…a guidare la partita” che significa?
E cosa implica il fatto che il
Ministero delle Finanze greco si sia affidato ad esperti venuti da
Washington per risolvere i suoi problemi di budget?
Ma ancora ‘il
Fmi sta ridisegnando il sistema di riscossione delle imposte per
ridurre l´area dell´evasione. E´ sempre la task-force del Fondo quella
che istruisce il governo Papandreou sulla modifica della struttura
dell´imposizione, incluso l´aumento delle aliquote Iva. Ed è al Fmi
che il ministro Papaconstantinou ha dato in "subappalto" la revisione
dei controlli sulla spesa pubblica, per evitare che si ripetano i
gravi sforamenti sulle previsioni che in passato hanno riguardato
soprattutto la spesa sanitaria e la difesa’.
Quali sono le ragioni per cui il Fondo si muove quasi nella
semi-clandestinità?
Noi un’idea, oltre la forma espressiva del politically correct,
l’abbiamo esposta…
G.P.