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Appello di Alain
Elkann:
"Gli ebrei diventino tutti cittadini
di Israele"
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vai all'articolo su Italia Oggi del 12 giugno 2010 - versione PDF
Alain Elkann
Sul sito di Bernard Henri Lévi
lo scrittore riflette sulla Diaspora e sulla pace in Medio Oriente.
La règle
du jeu, sito- rivista di letteratura, filosofia, politica e arte legato
a Bernard Henri Lévi (nel comitato editoriale ci sono nomi come Mario
Vargas LLosa , Claudio Magris ed Amos Oz) pubblica oggi un appello dello
scrittore Alain Elkann, Tutti gli ebrei dovrebbero diventare cittadini
di Israele. Lo pubblichiamo integralmente.
Se noi ebrei vogliamo esistere ed essere forti, dobbiamo capire che c’è
uno Stato ebreo di cui Gerusalemme è la capitale. Non siamo più un
popolo errante che viene dal deserto o dalla Diaspora. Siamo ebrei con
una nazione dove ci sono dei politici, dei rabbini, dei professori ,
degli artisti, dei medici, degli operai, e poi commercianti, marinai,
attori, cantanti, ballerini, giuristi, soldati, contadini, tutti ebrei e
cittadini israeliani.
Israele è un Paese minacciato da numerose nazioni ostili, con dei
detrattori e qualche amico. Spesso, anche gli ebrei della Diaspora
condannano la politica degli israeliani e le loro attività belliche.
Ciononostante, i nostri figli nel mondo intero dovrebbero sentirsi
toccati, e diventare soldati in Israele, all’età richiesta e quando la
necessità si fa sentire.
Tutti gli ebrei dovrebbero conoscere le stesse paure e le stesse
speranze per i loro bambini. Significa che tutti gli ebrei della
Diaspora dovrebbero lasciare le loro case e stabilirsi in Israele? Sì,
forse non per sempre, ma almeno per un certo periodo. Gli ebrei
dovrebbero prevedere di mandare i loro bambini in Israele per un anno di
“parentesi utile”, l’anno generalmente utilizzato per un periodo
decisivo di formazione.
Gli ebrei possono non condividere la politica israeliana a condizione
che si considerino come israeliani. Ma è pericoloso per tutti gli ebrei
appartenere alla stessa nazione o avere lo stesso passaporto? Per 2000
anni, l’essere ebrei significava qualcosa di più di una religione, una
legge morale, dei libri, una sinagoga e una tradizione orale del “popolo
di una nazione”. Durante un passato recente, gli ebrei sono stati
obbligati a indossare una stella gialla con su scritto “Juden” o
“ebreo”. Adesso, gli ebrei possono essere fieri di essere cittadini
israeliani, che parlano l’ebraico, leggono giornali, guardano la
televisione e ascoltano la radio nella propria lingua. E’ un cambiamento
radicale per persone che non potevano diventare cittadini influenti nei
Paesi dove vivevano ed erano pienamente accettati. Spesso parlano e
scrivono molto bene nella loro lingua d’adozione. Conrad, un ebreo
polacco, è diventato un grande scrittore di lingua inglese; Canetti,
Musil, Zweig o Kafka scrivevano in tedesco e Bellow, Mailer e Roth in
inglese. Svevo, Moravia e Bassani scrivevano in italiano, Sabato in
spagnolo. Proust era uno dei maggiori scrittori del suo tempo. Ciascuno
di questi autori era inestricabilmente legato alla sua lingua e alla sua
cultura. Dunque Roth, Appelfeld, Oz, Grossman, Levitt, Wiesel,
Glucksmann, Piperno, Levy sono tutti scrittori ebrei che scrivono in
lingue differenti di cui anche l’ebraico fa parte. Dovrebbero essere
tutti cittadini israeliani.
Anche se gli ebrei sembrassero cittadini del Paese in cui sono andati a
scuola o dove vivono, non dimenticano mai che sono una minoranza,
considerata diversa perché ebrea. Non approfitterò di questa occasione
per dilungarmi sui numerosi pregiudizi di cui gli ebrei di tutti i tempi
sono stati vittime.
Se la mia lingua materna è l’italiano, il francese, l’inglese, lo
spagnolo, il russo, il tedesco, il polacco, perché dovrei diventare un
israeliano che parla l’ebraico? Perché 62 anni fa, il mondo è cambiato
quando Israele è diventato lo Stato degli ebrei. Questa idea utopica s’è
concretizzata in una realtà a volte pericolosa, a volte entusiasmante.
Come un ebreo potrebbe ignorare il fatto che questo paese, il paese dei
suoi antenati, quello da cui è stato esiliato per 2 mila anni, è di
nuovo governato da ebrei?
Senza dubbio la maggioranza degli ebrei non ha voglia di abbandonare la
propria posizione sociale, acquisita nella Diaspora, e di rinunciare al
proprio lavoro, ma devono capire che non hanno più scelta. Hanno un
paese che appartiene loro, e se lo desiderano possono acquisire la
doppia nazionalità. Se un ebreo vuol veramente diventare un ebreo
autentico, deve diventare israeliano.
Questo può turbare la quiete degli ebrei che hanno vissuto felici per
generazioni nei loro Paesi, ma è accaduto un avvenimento straordinario e
inatteso (e forse non sempre desiderato): l’esistenza dello stato
ebraico di Israele.
Non penso che questa trasformazione si debba produrre nell’immediato, ma
è un passo necessario per scoraggiare i detrattori e i nemici degli
ebrei. Se gli ebrei finissero per sentirsi realmente cittadini
israeliani, diventerebbero più forti, perché accetterebbero il loro
destino. Certamente, questo implicherebbe di perdere i numerosi vantaggi
acquisiti nei loro Paesi, soprattutto quello di essere diversi,strani, a
volte unici, e dunque interessanti. Al posto di tutto questo,
diventerebbero ebrei fra altri ebrei con un passaporto israeliano, un
numero di sicurezza sociale e un partito politico.
Ciò che scrivo non sarà molto apprezzato, perché la maggior parte della
gente adora lamentarsi e restare così com’è. Per natura, non ama il
cambiamento. Dunque se sono russo o francese, perché dovrei diventare
israeliano? Se sono un uomo del Nord o dell’Ovest perché diventare un
cittadino dell’Est? Se mio padre e mio nonno erano soldati in Italia o
in Francia, perché diventerò un soldato israeliano?
Gli ebrei hanno sofferto l’Olocausto, la stella gialla e la soluzione
finale, in questa stessa Europa dov’erano così ben accettati e
assimilati. E’ in questa Europa che si sono creati i ghetti e li si sono
aboliti, in questa Europa che gli ebrei sono stati uccisi a milioni e in
cui solo una piccola minoranza coraggiosa ha reagito. Ricordiamoci che
ci sono ancora persone con un numero tatuato sulle braccia, perché sono
stati disumanizzati e marchiati per essere uccisi. Gli ebrei avrebbero
potuto sparire per sempre. Come possiamo dimenticarlo? Quindi anche se
gli israeliani sono criticabili, è una fortuna che esistano. E’ loro
dovere lottare per la sicurezza, per il diritto di esistere e di
permettere a tutti gli ebrei di vivere insieme, e di prendere coscienza
della loro appartenenza ad Israele, quale che sia il luogo in cui
vivono.
Scrivo questo perché sono stanco di essere diverso, di pregare solo o di
ascoltare le preghiere degli altri. Vivo in Italia, un Paese dove si
chiamano gli essere umani cristiani. E gli altri? Nessuno qui conosce le
feste ebraiche. E’ vero che fino alla creazione dello Stato di Israele
non avevamo altra scelta che essere una minoranza, a volte tollerata e a
volte perseguitata. Ma adesso che abbiamo un territorio ebraico, perché
non approfittare dei piaceri di un’identità ben definita? So che è
difficile cambiare destino, abitudine e Paese, ma gli ebrei devono
prendere una decisione. Siamo una religione monoteista che attende il
messia o siamo il popolo di una nazione? Saremo ebrei come altri sono
greci, italiani o tedeschi?
Gli ebrei prima erano un popolo che dipendeva da una nazione con
un’unica religione, legge e lingua. Poi quando sono stati costretti a
dividersi hanno mantenuto la loro religione e le loro tradizioni in
famiglia e in sinagoga. Con la creazione dello Stato di Israele le cose
sono cambiate e siamo diventati un popolo con un Paese e un lingua.
Ovviamente, non è molto semplice comprendere l’idea di essere ebrei e
israeliani, da almeno 2000 anni, siamo abituati a considerarci solo
ebrei. Ripeto, non credo che dovremmo vivere tutti in Israele, ma credo
che dovremmo tutti essere israeliani.
E’ molto importante immaginare un futuro e il modo in cui dovremmo
collocarci nel mondo. Alcuni ebrei vorranno seguire la tradizione e
sceglieranno di non diventare cittadini di Israele, ma personalmente
credo che saranno una minoranza. I nostri nemici e i nostri detrattori
ci rispetterebbero di più, se fossimo uniti nel credere che israeliani
ed ebrei sono la stessa cosa. In quanto popolo monoteista più antico
meritiamo rispetto. Noi ebrei dovremmo essere orgogliosi delle nostri
tradizioni, della nostra storia e della nostra posizione nel mondo. Il
mondo di oggi è umanamente debole perché ha concentrato tutti gli sforzi
nella tecnologia, nella scienza, nelle vacanze e nel fare soldi. I veri
valori sembrano essere scomparsi e tutto è diventato immediato, veloce,
rapido, giovane, salutare, facile e comodo. Solo i fanatici hanno una
visione del mondo che usa le strategie di potere, l’omicidio e la paura
in nome di Dio.
A partire dalla Seconda guerra mondiale l’America è stata l’unica vera
amica degli ebrei. Mi ricordo bene una volta in cui due anziani ebrei
stavano discutendo metà in ungherese e metà in yiddish in una lavanderia
di New York. Ho chiesto a uno di loro: “Da dove venite?”, mi ha risposto
sorpreso “Che cosa intendi? Siamo americani”. Perché un cittadino
americano di successo, rispettato nel suo paese e felice della sua vita,
dovrebbe sentirsi come un cittadino israeliano solo perché è ebreo?
Forse lui o lei potrebbe rispondere che non c’è mai stato un presidente
israeliano negli Stati Uniti, considerando che Shimon Peres è il
presidente dello Stato di Israele.
Perché qualcuno che vive tranquillo e felice in California o a Boston
dovrebbe sentirsi israeliano? Dovrebbe perché è ebreo e in Israele c’è
uno stato ebraico basato su principi ebraici. Essere ebrei in Israele
non significa essere una minoranza in un paese sicuro, ma appartenere ad
una maggioranza che affronta delle responsabilità e dei pericoli. Gli
intellettuali nella Diaspora considerano che hanno il diritto in quanto
ebrei di criticare la politica del primo ministro israeliano. Se questi
intellettuali fossero cittadini di Israele, potrebbero votare contro il
primo ministro e il suo partito, potrebbero combattere per le loro
opinioni ed eventualmente cambiare la politica di Israele dall’interno.
E’ difficile per me scrivere questo perché io stesso sono una
contraddizione vivente. I vivo tra Italia e Francia e passo parecchio
tempo negli Stati Uniti e in altri Paesi. Ho sia il passaporto francese
che quello italiano, e faccio da consigliere ad importanti politici
italiani. Come giornalista intervisto le persone per una televisione
italiana, come scrittore ho scritto libri in italiano. Quindi, che
autorità morale ho per invitare gli ebrei a diventare israeliani, se io
stesso non rinuncio alle mie occupazioni e ai miei vantaggi nella
Diaspora? Forse scrivendo questo “pamphlet” ho iniziato il processo di
avvicinamento ad Israele , per cambiare la mia vita e ad accettare la
vita ebraica. Forse avvicinandomi maggiormente ai miei amici Appelfeld,
Oz and Grossman mi sentirò a casa e sarò in grado di discutere con loro
in modo uguale di Israele, politica, letteratura, famiglia, bellezza,
hotel, sogni, desideri, passato, futuro, Dio, e di molti altri aspetti
della vita. Forse vivere a Gerusalemme significherebbe adottare una
normale vita ebraica e finalmente accettarmi per chi sono. Non credo che
Israele potrebbe rappresentare solo il luogo dove potrei essere sepolto.
Potrebbe esser il posto dove potrei amare, pensare e scrivere.
Naturalmente rimarrò il figlio, nato a New York, di un francese ebreo e
di un’italiana ebrea, e uno scrittore italiano ingaggiato per scrivere
in italiano. Per questa ragione ho scritto queste pagine nel mio
trascurato inglese, perché volevo esprimere i mie sentimenti sulla mia
condizione di ebreo oggi in una sorta di “Esperanto”, che non è il mio
italiano letterario o l'ebreo.
In altri termini, volevo esprimere dei sentimenti profondamente
personali sul fatto che un ebreo non può più esistere senza sentire,
pensare e sapere che Israele è di nuovo il Paese degli ebrei. Un ebreo
che vive in Italia con un passaporto italiano non è un esiliato, è qui
per scelta. Può in qualunque momento diventare un ebreo israeliano, cosa
che può contribuire a cambiare il destino del popolo ebreo dopo 2000
anni di esilio forzato.
Non so perché ma sento che gli israeliani sopravviveranno e
prospereranno. Finiranno per diventare un Paese del Medio Oriente
governato da ebrei, come altri Paesi confinanti sono governati da arabi.
Alla fine troveranno un modo per vivere insieme, in pace. Non bisogna
dimenticare che gli ebrei sono un popolo del deserto, che Abramo ha
lasciato il suo focolare per partire nel deserto. Allora perché non
torneremo alle nostre radici e alle nostre origini? Gli arabi, gli ebrei
e i cristiani troveranno un “modus vivendi”. Servirà del tempo, scorrerà
ancora sangue e ci saranno anche delle guerre, ma sopravviveremo.
Dovremmo essere molto fieri, d’avere un paese nostro, e dunque dovremmo
sostenerlo e restare uniti. E’ sempre un errore sottolineare le
differenze. Dobbiamo rispettare le differenti tradizioni accumulate nei
paesi della diaspora, considerarle come un’eredità e una diversità
culturale. Non dobbiamo rifiutare queste differenze, ma celebrarle.
Ascolta Israele, questa è la via! Ma come impegnarci quando siamo
gravati di pesanti responsabilità e differenti progetti in altri Paesi.
Si dice che gli ebrei sono intelligenti, che hanno prodotto grandi
eruditi, filosofi, scrittori, poeti, giuristi, politici e rabbini. So
che è difficile, ma bisogna lavorare insieme a trovare una via per
essere uniti in quanto ebrei, fieri e senza paura. E' solo una questione
di tempo prima che l'antisemitismo venga totalmente sradicato. Abbiamo
la grande opportunità di diventare come gli altri popoli, con religione
e tradizioni proprie. Lasciatecelo fare, ma ricordate di farlo come
israeliani, perchè Israele è ancora il Paese degli ebrei.
Dio ci benedica.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201006articoli/55815girata.asp
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