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INTERVISTA CON IL DR. ALI FAISAL
RESPONSABILE POLITICO
DEL FRONTE DEMOCRATICO PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA
di DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia"
da Haret Hreik ,
Beirut sud - Libano

Il dr. Ali Faisal ci ha accolto negli uffici del Fronte Democratico per
la Liberazione della Palestina all'interno del campo profughi di Mar
Elias nel cuore della capitale libanese. Una lunga intervista per fare
il punto della situazione dei palestinesi nel paese dei cedri a quasi
due anni dai tragici fatti di Nahr el Bared e dell'insurrezione
jihaidista del gruppo di Fatah al Islam che , per oltre tre mesi, ha
tenuto militarmente impegnato l'esercito libanese occupando il campo
profughi a nord di Beirut e attorno alla regione settentrionale di
Tripoli. La presente intervista, rilasciata ai primi di settembre 2008 e
integrata da alcune domande nel febbraio 2009 dopo i tragici eventi di
Gaza, è stata realizzata in lingua francese.
1) D - Dr Faisal facciamo il punto della situazione generale dei
palestinesi in Libano: qual'é attualmente il rapporto con le Istituzioni
libanesi dopo i fatti di Nahr el Bared?
1) R: "Voi sapete perfettamente che la situazione per i palestinesi del
Libano non è delle migliori un pò come tutti i profughi palestinesi
della diaspora. In Libano vivono circa 400.000 palestinesi che formano
il 10% della popolazione di questo paese. Pur conoscendo il nostro
status di rifugiati politici e le vicende storiche del recente passato i
palestinesi hanno cercato di mantenere i migliori rapporti possibili con
le autorità libanesi ma ancora c'é molto lavoro da fare per quanto
riguarda i diritti civili del nostro popolo.
In Libano non abbiamo diritti civili e molte sono le limitazioni che la
legge libanese ha imposto relegandoci spesso a cittadini di seconda
categoria. Ai palestinesi a tutt'oggi non è concesso l'acquisto di beni
mobili (recentemente è stata varata una legge che vieta anche i passaggi
di proprietà ai palestinesi) il che costringe i più a vivere relegati
nei campi profughi, oltre 73 professioni ci sono precluse, non ci sono
diritti neanche nel settore dell'istruzione pubblica, nè quelli legati
all'assistenza medica che - in massima parte - è gestita da
organizzazioni non governative straniere che lavorano in stretto
contatto con i principali gruppi politici che hanno la responsabilità
dei campi profughi come assicurato dalla legge nazionale del 67 che ci
autorizza a gestire autonomamente i 12 campi sparsi per tutto il paese.
Possiamo dire che probabilmente in Libano i palestinesi vivono una
situazione di perenne precarietà: si sopravvive soprattutto attraverso
gli aiuti umanitari che arrivano attraverso la mediazione dell'UNRWA
(United Nations Relief and Works Agency ndr), alle rimesse delle
famiglie palestinesi stanziate all'estero e appunto all'attività
autonoma di o.n.g. Dovete inoltre tener presente che ai palestinesi in
Libano risulta difficile anche poter emigrare. Da un lato ci è stato
precluso il diritto al ritorno in Palestina , sancito dalla risoluzione
194 delle Nazioni Unite del 1948, anche se il governo libanese continua
a considerare la nostra sistemazione come temporanea; dall'altro lato
ottenere visti presso qualunque ambasciata straniera è praticamente
impossibile per la maggior parte dei palestinesi che hanno passaporto da
rifugiati e sono costretti a vivere giuridicamente in una condizione di
semi-apolidità."
2) D - Il campo di Mar Elias , nella quale avete i vostri uffici
politici, è uno dei più piccoli del Libano e si trova situato quasi al
centro della capitale Beirut. Quali sono i problemi più urgenti per voi
che vivete in questo campo-profughi, come avete vissuto i fatti di Nahr
el Bared dell'estate 2007 e qual'è la vostra opinione sull'attività del
governo libanese rispetto ai problemi dei profughi in generale?
2) R: "Mar Elias è sicuramente uno dei campi profughi più piccoli e
quindi anche più facilmente controllabili da infiltrazioni di elementi
che - come avvenuto a Nahr el Bared - hanno pensato di utilizzare la
carta palestinese per destabilizzare ulteriormente il Libano. Noi del
FDLP come tutti gli altri dirigenti politici delle diverse
organizzazioni della Resistenza ci siamo opposti fin dall'inizio a
qualsiasi tentativo di strumentalizzazione della questione palestinese e
abbiamo sempre dichiarato che i palestinesi del Libano non avrebbero
preso parte alcuna alle diatribe politiche interne. A Mar Elias vivono
circa 9000 persone la maggioranza sono anziani e bambini. Come avrete
visto visitando il campo molti sono i problemi che ci troviamo ad
affrontare nella quotidianità: dalla mancanza di energia elettrica alle
risorse idriche spesso scarse passando per la distribuzione degli aiuti
umanitari e finendo con quelli relativi all'istruzione per l'infanzia.
L'UNRWA a creato scuole primarie destinate alla scolarizzazione dei
bambini ma , rispetto alle scuole pubbliche libanesi, soffriamo di
sovrannumero: spesso anche 60 bambini per classe. E il problema si pone
ancor più nettamente a livello di scuola secondaria. Le conseguenze di
questa situazione sono quotidianamente vissute sulla pelle da ogni
singolo appartenente alla comunità palestinese che spesso si ritrova,
come dicevo prima, a vivere una condizione di costante precarietà e
ghettizzazione in seno alla società libanese: i salari , che sono già
bassi per molti libanesi, sono ridotti ai minimi e i lavoratori
palestinesi spesso devono accettare qualsiasi condizione se vogliono
trovare un impiego. Per questo motivo il tasso di disoccupazione tra i
palestinesi è elevato. Per quanto riguarda direttamente l'attività
dell'esecutivo libanese noi abbiamo sempre cercato di trovare punti
d'intesa su qualsiasi questione affrontando i diversi problemi con
spirito di collaborazione costruttiva. Va detto che la rivolta di Nahr
el Bared di un'anno e mezzo fa non ha aiutato i cittadini palestinesi nè
la nostra causa provocando notevole apprensione nell'opinione pubblica
libanese. Le organizzazioni politiche palestinesi hanno fin dall'inizio
preso posizione contro le violenze e gli atti di terrorismo commessi da
Fatah al Islam cercando di mediare tra le autorità di Beirut, l'esercito
libanese da una parte e la necessità di evacuare i civili palestinesi
rimasti intrappolati all'interno del campo e di fatto prigionieri di una
situazione che ha rischiato di aprire scenari davvero tragici per i
palestinesi in Libano."
3) D - Parliamo adesso della situazione di Nahr el Bared oggi: a
distanza di un anno e mezzo quale dr. Faisal la vostra opinione su
quella rivolta e soprattutto cosa pensate dei rallentamenti che finora
hanno impedito ai profughi di far ritorno alle loro case?
3) R: "Nahr el Bared rappresenta una ferita ancora aperta nei rapporti
tra esecutivo e società libanese e palestinesi in Libano. Ancora non è
chiaro quale sarà il futuro per i circa 30mila civili palestinesi
sfollati durante gli scontri ed esistono molti punti oscuri sul futuro
di questo campo profughi. A distanza di un anno dalla fine dei
combattimenti non sono ancora cominciati i lavori di ricostruzione e le
stesse agenzie internazionali che si occupano della situazione hanno
espresso i loro timori sulla reale volontà delle autorità libanesi di
autorizzare la ricostruzione e il ritorno dei profughi nelle loro case.
I timori in questo senso esistono ed è necessario che siano intrapresi
tutti i passi necessari per accelerare i lavori: c'é il rischio che si
possa ripetere una nuova Taal el Zaatar. Il governo libanese aveva
assicurato lo stanziamento di 44 milioni di dollari per la ricostruzione
ma ancora non si è visto niente. Inoltre dobbiamo sottolineare che se da
un lato c'è stato un notevole sforzo per lanciare appelli alle
organizzazioni internazionali è anche vero che è mancato un
coordinamento tra tutte queste iniziative e la stessa UNRWA ha escluso
quei gruppi non collegati alle Nazioni Unite. Per quanto riguarda poi il
campo a Nahr el Bared ci sono ancora stanziati reparti dell'esercito
libanese , poche sono le famiglie che hanno avuto l'autorizzazione a
rientrare e tra queste chi è tornato ha soltanto potuto constatare i
danni prodotti dai combattimenti alle proprie case e far ritorno
all'altro campo di Beddawi dove sono attualmente stanziati. Beddawi con
i suoi 15mila profughi è dall'estate 2007 al limite della capienza e la
situazione sia per quanto riguarda i servizi sanitari che per tutte le
altre questioni pratiche è precaria. A Beddawi i profughi vivono in
condizioni spesso disumane: costretti a dormire per terra o a trovare un
posto-letto dov'é possibile, con servizi al limite del tollerabile.
Anche i progetti internazionali che sono stati proposti trovano
difficoltà di applicazione sia per la situazione reale che per
impedimenti burocratici. Il premier Siniora ha assicurato che la
ricostruzione di Nahr el Bared verrà ultimata anche se non si capisce
esattamente nè quando nè come: sono previsti una serie di interventi
mirati che dovrebbero assicurare il ritorno completo e l'efficienza
abitativa del campo entro il 2010 ma i dubbi che ciò sia realizzabile
entro quella data rimangono."
4) D - Tornando alla situazione interna al panorama politico palestinese
in Libano qual'è la vostra opinione sui fatti di Gaza, quale
ripercussione hanno avuto e com'é stata vissuta la recente aggressione
contro la striscia di Gaza dai palestinesi del Libano?
4) R: "Abbiamo sempre affermato noi del Fronte Democratico per la
Liberazione della Palestina di agire esclusivamente per l'interesse
generale della Palestina e al di là dei singoli interessi di fazione.
Come organizzazione laica della Resistenza il FDLP ha sempre cercato di
mediare qualsiasi divergenza sorta all'interno dell'Autorità Nazionale
Palestinese tra i diversi partiti politici che compongono
quest'organismo direttivo. In Libano i recenti fatti di Gaza,
l'aggressione sionista contro i nostri fratelli palestinesi che vivono
in quella situazione, sono stati vissuti con profondo dolore e
partecipazione: sono state organizzate manifestazioni e iniziative di
ogni genere per sostenere la Resistenza e i civili che fuggivano dai
combattimenti. Abbiamo visto sostanzialmente riproporsi la stessa
situazione vissuta in Libano due anni e mezzo fa , lo stesso scenario,
le stesse vittime civili colpite barbaramente dall'attacco israeliano.
Noi , come gruppo della Resistenza, ci siamo sempre appellati alle
risoluzioni delle Nazioni Unite per rivendicare la nascita di uno Stato
autonomo palestinese e continueremo a farlo sulla base del diritto
internazionale che tutela i popoli oppressi e le minoranze aggredite.
Quella lanciata dagli israeliani è l'ennesima aggressione contro una
parte del nostro popolo ed è normale che il FDLP così come tutte le
altre formazioni della Resistenza palestinese in Libano si siano
espresse in favore dei miliziani e dei civili intrappolati nella
Striscia di Gaza. La nostra posizione è chiara: se sarà possibile
applicarle esistono delle precise risoluzioni delle Nazioni Unite che
espressamente obbligano Israele ad abbandonare i territori occupati.
Altrimenti è diritto dei palestinesi e di qualsiasi formazione della
Resistenza palestinese di continuare a opporsi a queste ingiustizie
consumate oramai da oltre sessant'anni nell'indifferenza generale dai
dirigenti dello stato ebraico."
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia"
da Haret Hreik
, Beirut sud - Libano
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/faisal_fdlp_dag.htm
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