il suolo della Striscia non è adatto all'agricoltura
Gaza - Infopal - 11 luglio 2010
- A
centinaia, gli agricoltori si lamentano dello stato dei terreni
agricoli a disposizione nella Striscia di Gaza.
A due anni dall'aggressione di Israele contro Gaza, si misurano ancora
alti livelli di avvelenamento di terreni e risorse idriche del
sottosuolo, con sostanze tossiche e agenti chimici.
Ancora traumatizzata da quell'aggressione, tutta la popolazione vive
gli effetti delle distruzioni causate dall'attacco israeliano.
Il settore agricolo resta uno di quelli maggiormente compromessi: le
perdite ammontano a milioni di dollari proprio a causa della
contaminazione dei terreni con sostanze altamente nocive.
Avvelenamento del suolo
Le fattorie Nasser al-Masri, di proprietà di 'Abed Rabbo, a nord della
Striscia di Gaza, sono tra quelle colpite dai bombardamenti
israeliani.
Rabbo ci racconta: "Tutti gli alberi e i terreni circostanti andarono
a fuoco fino a renderli incoltivabili e inutilizzabili per produzioni
destinate al consumo, tanto è alto il rischio di queste contaminazioni
per la vita umana".
"Nel quartiere dove viviamo furono lanciate direttamente bombe al
fosforo e, a partire dall'ottavo giorno dell'attacco, i miei alberi
d'olivo non hanno dato più frutti".
Il racconto di Rabbo si sofferma su dettagli raccapriccianti: "I
bulldozer israeliani seppellirono gli ultradecennali alberi da frutto
con del materiale esplosivo, creando una combustione nel suolo e
compromettendo, perciò, la produttività dei terreni".
Avvertimento contro l'agricoltura
Esperti e ingegneri del Ministero dell'Agricoltura palestinese hanno
compiuto alcuni sopralluoghi sulle terre a rischio, tra cui anche
quelle di Rabbo.
Hanno prelevato dei campioni di terriccio proprio dove era stato
lanciato il fosforo bianco, e a distanza di qualche settimana è giunto
l'esito degli esami: Rabbo non avrebbe più dovuto coltivare quella
terra.
Stringendo nel pugno il terriccio Rabbo confessa: "La terra ha
cambiato colore, ora tende al nero. Sto cercando di recuperare almeno
500 m2 su dieci ettari circa, ma non credo che riuscirò a coltivare
neanche verdura per la mia famiglia".
Simile al verdetto degli esperti palestinesi, giunge quello dei
colleghi italiani che, a pochi giorni dalla fine della guerra
entrarono a Gaza e prelevarono campioni di terra contaminata. I loro
esami hanno confermato la contaminazione delle terre, pertanto si
raccomanda prudenza - quando non divieto - nella coltivazione. Si
parla di anni per poter bonificare la terra, il suolo e i pozzi da
agenti chimici e cancerogeni.
A Gaza, il 40% dei terreni è stato contaminato
È il Ministro dell'Agricoltura palestinese a confermare che il 40%
delle terre agricole di Gaza è stato contaminato e avvelenato da
fosforo bianco, Dime (esplosivo denso a metallo inerte) e sostanze
tossiche dei proiettili israeliani.
L'ing. Mahmoud al-Banna, direttore generale della Pubblica
Amministrazione presso il Ministero dell'Agricoltura a Gaza, parla
della difficile situazione e dell'inosservanza di raccomandazioni e
direttive impartite dal suo Ministero agli agricoltori.
Numerosi palestinesi di Gaza, infatti, sono stati avvelenati proprio
per aver fatto uso di prodotti coltivati su terreni contaminati; in
particolare frutta e verdura.
"Le angurie, ad esempio, richiedono abbondante acqua che - nei casi di
avvelenamento - proveniva esattamente dai pozzi delle acque
sotterranee contaminate", spiega il dott. al-Banna ad Infopal.
Si parla di 12-18 casi di avvelenamento tra quelli giunti all'ospedale
Nasser di Khan Younes.
Alti tassi di avvelenamento
Le presenze di sostanze tossiche rinvenute dagli esami italiani hanno
rivelato alte concentrazioni di molibdeno, elemento chimico che porta
alla sterilità oltre ad essere potentemente cancerogeno.
Ma anche di tungsteno, pericoloso per il feto e causa di malattie del
sistema nervoso e respiratorie.
Altri elementi altamente a rischio tra quelli emersi dallo studio
italiano: cobalto, nichel, manganese, rame, zinco e stronzio.
Per arginare la devastazione causata dai bombardamenti israeliani, il
Ministero dell'Agricoltura della Striscia di Gaza si è attivato
concedendo alcuni suoli sabbiosi - tra quelli sfuggiti
all'avvelenamento - per convertirli in terreni agricoli e dando perciò
la possibilità a centinaia di lavoratori palestinesi di riparare -
almeno minimamente - alle grandi distruzioni subite.
