''Grazie a tutti voi per questa casa che ha ridato il sorriso ai
miei figli''. E' commosso il signor Hamdan, che vive con la sua
famiglia ad
Anata, sobborgo di Gerusalemme, lacerato dal muro di separazione,
mentre prende formalmente possesso domenica 1 agosto 2010 della nuova
dimora costruita per lui dalle volontarie e dai volontari dell'ottavo
Summer Camp di
Icahd, il comitato israeliano contro la demolizione di
case.
I
bulldozer di Israele per ben due volte avevano demolito l'abitazione
degli Hamdan perché ''senza permesso di costruzione'', una formula
usata come pretesto per demolire le case dei palestinesi di
Gerusalemme nel tentativo di cacciarli dalla città e di costruire la
Grande Gerusalemme ebraica.
''Se i militari torneranno a demolirla noi la ricostruiremo per la
terza volta, così come continueremo nell'opera di ricostruzione delle
centinaia di case che Israele ha demolito e continua a demolire
impunemente'', ha ribadito
Jeff Halper, direttore di Icahd durante la cerimonia, cui
hanno preso parte un centinaio di persone, oltre alla famiglia e ai
volontari del Summer Camp. La casa si trova proprio di fronte al muro:
dal piccolo giardino si vede l'alta barriera della vergogna e tutta la
scena può essere considerata metafora stessa della situazione dei
palestinesi di fronte agli israeliani: un'umile abitazione che si erge
dirimpetto ad un imponente muro che non riesce a cancellarla.
''Per
noi è un atto di resistenza'', ha proseguito Halper, ''ma anche
un'opportunità per noi israeliani di dimostrare solidarietà ai
palestinesi e per ribadire che noi ci rifiutiamo di essere loro
nemici''.
Al campo di lavoro hanno preso parte palestinesi ed internazionali,
tra cui le attivissime Hellen, dagli Usa, e Linda, dalla Gran
Bretagna, che ha raccontato come nel suo Paese ''siamo molto attivi
nell'opera di sensibilizzazione sulla demolizione di case: nei mesi
passati siamo stati in ben 14 città per illustrare la situazione e ora
migliaia di persone i sono a conoscenza di quello che succede qui''.
Presente alla cerimonia anche Karim Nashashibi, rappresentante del
ministero delle finanze dell'Anp, (il governo palestinese gestito dal
partito Fatah) che ha sottolineato il valore di ''questi atti di
resistenza, simboli importanti della lotta dei palestinesi per la loro
terra''. Infine anche Saleem Anati, del
Shufat Refugee Center, ha ricordato il significato di una
casa come ''un diritto fondamentale per gli esseri umani'',
soprattutto per coloro che hanno dovuto lasciare le proprie
abitazioni, nel '48 o nel '67, e diventare rifugiati.
Dopo i ringraziamenti di rito e i discorsi ufficiali al via la festa,
con le danze del gruppo di adolescenti del centro per rifugiati di
Shufat: dakba (danza tradizionale palestinese) travolgente
e battimani per inaugurare la nuova casa degli Hamdan e mentre il sole
calava la famiglia ha piantato nel giardino tre ulivi, dedicati ai
volontari di Ichad, alla Palestina e alla pace.