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"STO FACENDO IL LAVORO
DI DIO":
INCONTRO CON LA GOLDMAN
SACHS
LA PIÙ POTENTE E SEGRETA
BANCA D'INVESTIMENTI AL MONDO
DI JOHN ARLIDGE
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The Sunday Times
Traduzione per
Comedonchisciotte.org

L'anonimo edificio color ruggine al numero 85 di Broad Street, nella
parte bassa di Manhattan, non sembra un posto che valga la pena di
fermarsi a guardare, ed è proprio quello che piace a coloro che ci
lavorano. Gli uomini e le donne che in un piovoso mattino vi sbarcano
nella tipica tenuta di Wall Street - abiti scuri, ventiquattrore e
BlackBerrys – sono molto riservati. Vanno rapidamente dalle Lincoln nere
all'edifico attraversando praticamente il nulla: nessuna targa sulla
facciata o indicazione nel vestibolo, nulla che permetta di collegare il
sorvegliante armato all'esterno con l'attività svolta all'interno. C'è
un buon motivo per tutta questa segretezza: il numero 85 di Broad
Street, New York, NY 10004, è dove ci sono i soldi, tutti i soldi.
È il miglior posto per produrre denaro che il capitalismo globale sia
mai riuscito a immaginare e, dicono molti, è una forza politica più
potente di qualsiasi governo. La gente che lavora oltre le porte vetrate
fa più soldi di molti stati. I beni ammontano complessivamente a 1
trilione di dollari, le entrate annuali sono dell'ordine di decine di
miliardi, i profitti, vari miliardi, vengono generosamente ridistribuiti
all'interno.
Nella foto: Lloyd Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs
In quest'anno di crisi lo stipendio medio di ciascuno dei 30.000
dipendenti dovrebbe raggiungere la cifra record di 700.000 dollari, con
picchi di varie decine di milioni (centinaia di migliaia di volte più di
un inserviente della stessa impresa). E quando avranno finito di
diventare "schifosamente ricchi a 40 anni", i funzionari non si
ritroverebbero in brache di tela nemmeno se l'attività dovesse andare a
carte quarantotto; verrebbero paracadutati in uno dei prestigiosi posti
politici negli USA o all'estero, facendo nascere il sospetto che
"governino il mondo". Il numero 85 di Broad Street è la sede della
Goldman Sachs.
La più famosa banca d'investimenti si nasconde dietro la piena di denaro
che genera e fa piombare su Manhattan, sulla City di Londra su e buona
parte delle altre capitali finanziarie in tutto il mondo. Ma adesso i
maghi occulti dell'impero bancario sono obbligati a esporsi alla fredda
luce del giorno. Pubblico, politici e stampa ritengono che la crisi
creditizia sia la conseguenza delle spericolate attività di trading
delle banche e in primo luogo della Goldman, quella di più successo tra
le sopravvissute. Politici e commentatori fanno a gara per denunciare la
Goldman con termini sempre più pesanti: "ladri tra i ladri", "vandali
economici", "capitalisti di rapina". Vince Cable, portavoce del Lib Dem
Treasury, confronta i recenti eccezionali risultati della banca (un
profitto di 3,2 miliardi di dollari solo nel quarto trimestre) e i
previsti bonus con la situazione lavorativa e le entrate della gente
comune nel 2009.
Negli USA la situazione è ancora peggiore. La rivista Rolling Stone ha
pubblicato un articolo che descrive la Goldman come "un'enorme
sanguisuga che succhia incessantemente sangue se solo sente odore di
soldi". Nel suo ultimo documentario (Capitalism: A Love Story), Michael
Moore si presenta al numero 85 di Broad Street con un furgone
portavalori, tira fuori un sacco contrassegnato da un enorme dollaro, si
volge verso l'edificio e urla: "Siamo qui per riprenderci i soldi dei
cittadini americani!".
Di colpo la reputazione della Goldman è diventata ancora più tossica
degli swap e degli altri incomprensibili strumenti finanziari, e questo
danneggia gravemente qualcosa che la banca considera al di sopra di
tutto: gli affari. La Goldman, principale obiettivo della rabbia
popolare e dei politici, e potenziale prima vittima di nuove regole
draconiane, ha quindi deciso a malincuore che è arrivato il momento di
parlare e combattere. Ed ecco perché, in una luminosa mattinata
autunnale in cui tutto sembra possibile – anche un invito a pranzo con i
padroni dell'universo – mi sono ritrovato a passare dinanzi alla guardia
che aveva bloccato Michael Moore e ad entrare nell'edificio senza nome.
"Ah! Ci ha sorpreso a complottare in tempo reale", dice Lloyd Blankfein,
staccandosi da un gruppo di alti dirigenti che stanno discutendo il suo
viaggio a Washington del giorno precedente. Blankfein, 55 anni,
presidente e CEO della Goldman, abito scuro e vivace cravatta di Hermès
ornata con piccole biciclette rosse, e ha tra le mani un'enorme tazza di
caffè. Forse è la caffeina, o forse la cravatta (un regalo
d'anniversario di sua figlia), certo è che è in forma perfetta per uno
che tutti sembrano odiare. "Qui è come un safari", scherza, "e lei è
venuto a osservare gli animali".
Blankfein potrebbe essere il Dio Sole di Wall Street, ma con l'attuale
tempesta economica non ci tiene a farlo sapere, e qualsiasi segno di
status symbol o, orrore!, ostentazione viene cancellato dalla sua vita,
almeno pubblicamente. Prendiamo ad esempio il suo ufficio al 30° piano:
le sedie sono le stesse di quando diventò CEO tra anni orsono, non c'è
traccia dei tappeti tessuti a mano da 87.000 dollari o dei cestini per
rifiuti da 5.000 dollari che fanno parte della tradizione di Wall
Street, nessun segno di esuberanza irragionevole. Solo caffè, che arriva
freddo. Il giusto tono per il lavoro in corso. Il grande mago di Wall
Street si sta preparando per la più difficile vendita della sua vita: è
qui per esaltare il buon vecchio capitalismo, le banche d'investimento,
e la Goldman Sachs.
Fortunatamente per lui, e per la sua impresa, è un venditore
maledettamente in gamba. Comincia con un tono umile: si rende conto che
"la gente ne ha le palle piene, è incavolata, da fuori da pazza" per il
modo d'agire delle banche. La Goldman ha una parte di colpa per gli
sconvolgimenti che hanno quasi distrutto il sistema finanziario
mondiale: come molte altre banche ha prestato troppo denaro, per la
prima volta in oltre dieci anni l'anno scorso ha registrato un trimestre
in perdita e ha finito col prendere in prestito da Washington capitali
bail-out. "Lo so che se mi spaccassi il collo la gente gioirebbe"
aggiunge. Ma poi passa pian piano a difendere la funzione del sistema
bancario moderno. "Svolgiamo una funzione fondamentale" sostiene,
smettendola di autoflagellarsi. "Aiutiamo le aziende a raccogliere
capitale e a crescere. E le aziende che crescono creano ricchezza, che a
sua volta permette alla gente di trovare posti di lavoro, e questi
generano a loro volta altra crescita e altra ricchezza. È un circolo
virtuoso". Per rendere inattaccabile il suo punto di vista, fa
un'affermazione sorprendente: "Svolgiamo una funzione sociale".
Funzione sociale? Tutti quelli che hanno perso il lavoro o si sono visti
decurtare gli stipendi, grazie alle banche che avevano rifilato loro
ipoteche sospette e prospettato investimenti talmente complessi che
nemmeno chi li vendeva sapeva di cosa si trattava, sarebbero ben
contenti di spiegargli dove ficcarsi i suoi scopi sociali. Blankfein è
un ottimo propagandista della creazione di ricchezza; ma della sua
ricchezza. Non è il ricco rampollo che tesse elogi del capitalismo
selvaggio dal suo ovattato nido d'aquila al 30° piano; nato nel duro
quartiere del Bronx da un impiegato postale e una receptionist, fu il
primo nella sua famiglia a frequentare le scuole superiori ed entrò ad
Harvard grazie all'aiuto finanziario ricevuto.
Anche se si è assegnato uno stipendio annuale superiore a quello che
quasi tutti noi potremmo mai sperare di ricevere (68 milioni di dollari
nel solo 2007, un record tra i CEO di Wall Street, e oltre 500 milioni
di dollari in azioni della Goldman) continua a definirsi "un semplice
lavoratore".
Ma se parlassimo dei capi d'accusa? I banchieri hanno portato il mondo
sull'orlo della bancarotta, e invece di fare l'unica cosa giusta,
buttarsi dalla finestra, hanno implorato i governi per riuscire a
succhiare i soldi dei contribuenti e farla franca. Ora, esattamente un
anno dopo, si comportano come se non fosse accaduto nulla: giocano e
vincono coi nostri risparmi. Nel secondo trimestre i profitti della
Goldman hanno raggiunto la cifra record di 3,4 miliardi di dollari, in
buona parte guadagnati negoziando azioni, valute e beni patrimoniali.
La Goldman ha ricominciato a farlo per due buoni motivi: in primo luogo
perché i mercati globali sono in netta ripresa (un recupero del 50% dai
minimi toccati con la crisi creditizia, grazie ai nuovi capitali, in
buona parte pubblici, immessi nei circuiti finanziari), e in secondo
luogo perché – con Lehman Brothers e Bear Stearns fuori gioco, Merrill
Lynch una pallida ombra di se stessa, Citigroup e UBS senza la potenza
di un tempo – la banca ha ora messo le mani su una fetta più grande
della torta. "Ce ne f*** dei concorrenti. Abbiamo di nuovo un bilancio
florido e un gruzzolo più grande e ricco da spartirci"; è così che i
banchieri della Goldman presentano la situazione. Non c'è da stupirsi se
la banca sta accantonando oltre 20 miliardi di dollari da distribuire in
stipendi e bonus.
Giusto e lucrativo. Ma non sarà invece piuttosto ingiusto? La Goldman
non sta per caso agendo come l'equivalente moderno dei pescecani di
guerra, avvantaggiandosi della crisi globale e delle misure di emergenza
dei governi per rastrellare milioni? Persino l'esperto finanziere George
Soros sostiene che gli enormi profitti delle banche di Wall Street sono
"regali mascherati" dello stato.
Blankfein respinge l'insinuazione che la Goldman abbia avuto bisogni di
capitali a fondo perduto e, per estensione, rifiuta l'idea che la
società stia ora approfittando dell'aiuto pubblico. Certo, ha ricevuto
10 miliardi di dollari dal programma Tarp (Troubled Asset Relief
Program) di Washington, ma ha già rimborsato la somma con un sostanzioso
interesse del 23%. La Goldman ha inoltre tratto vantaggio dal
salvataggio federale della grande assicuratrice statunitense AIG, con la
quale aveva sottoscritto assicurazioni per 20 miliardi di dollari,
ricevendo in cambio miliardi di dollari (forse 13) quando Washington ha
trasferito 90 miliardi nelle casse del traballante gigante. Blankfein
insiste nel dire che la Goldman era protetta dalle perdite dell'AIG nel
miglior modo possibile, con fondi liquidi, e che in caso di fallimento
dell'assicuratrice non ne avrebbe quindi sofferto; ma i critici dicono
che se l'AIG fosse scomparsa dalla scena l'intero sistema finanziario
sarebbe imploso, trascinando nel baratro anche la banca. Ma c'è di più;
in piena crisi la FED ha infranto una tradizione vecchia di 80 anni e ha
permesso alla Goldman di trasformarsi da banca d'investimenti in holding
bancaria, e di ottenere quindi prestiti agli stessi bassi tassi
d'interesse concessi alle banche commerciali. Blankfein afferma che la
Goldman ha cambiato statuto non per problema di soldi ma perché, dopo il
collasso della Bear Stearns e della Lehman, era evidente che il mercato
non credeva più nella capacità dell'US Securities and Exchange
Commission di regolamentare le banche d'investimento. Essere controllata
dalla FED avrebbe aiutato a ristabilire la fiducia nell'intero sistema
finanziario.
Indipendentemente dalle vere ragioni alla base della decisione, nemmeno
il più fanatico sostenitore della Goldman può negare che solo grazie
all'aiuto pubblico esiste ancora un sistema finanziario in cui la banca
può continuare a operare. Washington ha sostenuto l'economia e le banche
statunitensi con oltre 12 trilioni di dollari. Veramente Blankfein non
si rende conto che per quasi tutti noi è esasperante vedere la Goldman
rastrellare tanto denaro mentre dobbiamo barcamenarci per arrivare a
fine mese? Al contrario, insiste nel dire che dovremmo gioire per i
successi della banca, non condannarli. "Francamente, tutti dovrebbero
essere contenti" sostiene. Parla seriamente? Incredibile. I risultati
della Goldman, argomenta, sono il segnale più chiaro di un nascente
recupero economico che avvantaggerà non solo lui e la sua banca ma tutti
noi "Il sistema finanziario ci ha trascinato nella crisi e adesso ce ne
tirerà fuori".
Blankfein si lancia in un'altra affermazione altrettanto audace.
Dovremmo essere contenti che la Goldman abbia ricominciato a elargire
compensi faraonici. La banca non deve rispettare il tetto massimo sui
bonus deciso dal presidente Obama, perché ha rimborsato in liquido i
fondi bail-out a suo tempo ricevuti; poter offrire i migliori stipendi
per assumere e mantenere i migliori banchieri non affosserà il sistema
ma anzi lo salverà. Uno stipendio legato ai risultati garantisce
un'attività responsabile di alto livello: "Se guarda le nostre norme sui
compensi, noterà che c'è sempre stata una la perfetta corrispondenza tra
livello di compensi e risultati nel lungo periodo. Altri registravano
perdite ma pagavano lo stesso bonus rilevanti; ora sono in parte
scomparsi dal mercato, e si capisce perché".
Molti non sono d'accordo, e ritengono che nell'attuale piatto panorama
economico, i compensi faraonici non sono più necessari. Lucian Bebchuk,
professore di legge, economia e finanza alla Harvard Law School,
sostiene: "Attualmente per le banche è più facile evitare che i propri
dipendenti vengano allettati da altre offerte. Ci sono opportunità meno
interessanti che nel 2007".
D'accordo, dimenticate, se ci riuscite, i fondi bail-out, i bonus, i
capitali rapinati. Ma sicuramente Blankfein non può ignorare la tesi
dell'editorialista David Hare. Nel suo scritto più recente, Hare
considera una forma di "ricatto" sostenere che non c'è recupero
possibile se non lasciamo ai banchieri la libertà di continuare ad agire
come hanno sempre fatto e a premiarsi con somme illimitate. È quello che
sostennero i minatori negli anni '70, solo che questa volta al posto
della National Unio n of Mineworkers ci sono la City e Wall Street.
Blankfein non ha tempo da perdere con discorsi di questo tipo: i
banchieri non sono minatori. "Ho questo da dirvi" sibila mentre gli
occhi si riducono a una fessura "se crolla il sistema finanziario crolla
anche la nostra attività, e, mi creda, in tal caso crollerà anche la sua
attività e quella di qualsiasi altro cittadino".
Come un paziente che è uscito dal coma, per Blankfein la crisi
creditizia è servita solo a rinforzare la sua passione per far soldi.
Parlare con lui è come parlare con qualcuno nelle cui vene scorrono
dollari, non sangue; crede fermamente di essere bravo in quel che fa e
che quel che fa è intrinsecamente buono. Ed ha i suoi sostenitori: nella
lista New Establishment 2009, Vanity Fair gli ha assegnato l'ambito
primo posto, dinanzi a figure come Steve Jobs, alla guida di Apple, o
Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google. Altri, ad esempio
l'editorialista del New York Times Andrew Ross Sorkin, sostengono che il
pubblico non può "avere tutto e il contrario di tutto"; nel pieno della
crisi dell'ultimo anno, ricorda Sorkin "molti incrociarono le dita e si
augurarono che la Goldman e i sopravvissuti di Wall Street venissero
salvati per arrestare la caduta, e adesso che le banche sono finalmente
di nuovo in grado di funzionare normalmente le vorrebbero di nuovo nella
polvere".
Che siate o meno d'accordo, un fatto è certo: "la tenace G" sembra avere
in mano le carte vincenti nei momenti buoni ma anche, lo abbiamo visto
in tempi recenti, in quelli cattivi". Rimane solo una semplicissima
domanda: come fa? Qual'è la sua ricetta segreta? Per cercare di trovare
la risposta dovete lasciare l'ufficio di Blankfein e scendere al 17°
piano. Strada facendo potrete ascoltare i banchieri d'investimento, i
trader, gli strateghi e i quantisti (i cervelloni matematici che creano
fantastiche formule) che parlano di "tassi d'interesse degli swap",
"default no credit", "opzioni exotic e vanilla", "differenziali
lettera/denaro", "bund", "bobl" e Dio solo sa cosa ancora. Quando
passate dinanzi all'85 di Broad Street non potete naturalmente vedere i
soldi fluttuare, ma potete sentirli spostarsi giorno e notte tra banca
centrale, banche commerciali e d'investimento, grandi aziende, oligarchi
sovietici, operatori mediorientali e sceicchi, petrolieri texani e
anonimi milionari nelle Bermuda e nelle isole Cayman.
In un ufficio con una macchia d'inchiostro sul tappeto, lavora Liz
Beshel, il primo ingrediente fondamentale della mistura segreta della
Goldman. La banca assume solo il meglio in assoluto, e non ce ne sono
molte come Beshel. Madre nubile di 40 anni, parla a una tale velocità e
con una tale conoscenza dei segreti dei mercati finanziari che in
pratica ci vuole una laurea della Harvard Business School per seguire il
filo del suo discorso. Reclutata dalla Goldman quando era ancora
all'università, si organizzò per prepararsi a un MBA della Columbia
University di New York "nei fine settimana". Proprio come voi. Avanzò
rapidamente nella gerarchia della banca d'investimenti e divenne il più
giovane tesoriere generale nella storia della banca. Oggi sorveglia ogni
sterlina investita dalla banca, ogni yen prestato, ogni dollaro che
entra o esce dal bilancio; almeno un trilione di dollari al giorno.
Quanti soldi possiede la banca in questo momento? chiedo. "164,2
miliardi di liquido o equivalente", risponde senza fermarsi un solo
istante a tirare il fiato.
È proprio grazie a persone come Beshel che la Goldman Sachs non solo
dispone di un così grosso capitale ma è anche capace di sfruttarlo. Ogni
giorno lo staff soppesa attentamente i beni della banca, fino all'ultimo
centesimo, ed esamina con rigore clinico perdite e profitti. La banca è
così in condizione d'individuare, con chiarezza e rapidità, le tendenze
dei mercati, e, afferma, di gestire i rischi meglio di quanto possono
fare quasi tutti gli altri istituti di credito. "Riteniamo che le nostre
decisioni sono le migliori" sostiene Beshel, e ci sono prove a favore di
questa affermazione. Prendiamo, ad esempio il settore dei subprime, la
bomba creditizia tossica che ha dato il via alla crisi economica. Un
anno prima che gli avventati prestiti immobiliari distruggessero Lehman
e Bear Stearns, costringessero a un matrimonio di convenienza tra
Merrill Lynch e Bank of America e tra HBOS e Lloyds, e trasformassero la
Royal Bank of Scotland in una barzelletta, le valutazioni quotidiane
della Goldman avevano evidenziato sofferenze modeste e per non più di
una settimana. Nella maggior parte delle banche le perdite sarebbero
passate sotto silenzio o sarebbero state considerate un incidente di
percorso; invece la Goldman organizzò una riunione degli alti vertici
per cercare di capire cosa stava succedendo. Anche se i mercati
immobiliare e creditizio erano ancora in piena effervescenza, la banca
non apprezzò la situazione e cominciò a ridurre le esposizioni. Quando
esplose la crisi creditizia le sue perdite nel settore dei mutui
ammontarono a soli 1,7 miliardi di dollari, meno di qualsiasi altra
grande banca d'investimenti (la UBS perse 58 miliardi di dollari).
Essere più furbi della maggior parte dei banchieri è una cosa, ma per
lavorare alla Goldman bisogna lavorare ancora più duramente. Chiedetelo
a Sarah Smith, una cinquantenne ex studentessa della Bromley (Kent) che
lasciò il Regno Unito per diventare capo contabile. "È la cultura del
tempo pieno" sostiene "Quando c'è bisogno di voi, dovete essere
disponibile. E se quando c'è bisogno di voi non rispondete al telefono,
non ci sarà più bisogno di voi per molto ancora".
L'anno scorso Smith, il cui ufficio è a un tiro di schioppo dall'Embassy
Suites, l'albergo dove lo staff della Goldman va a riposare per qualche
ora dopo aver lavorato fino al punto da cominciare a dormire in piedi,
ha preso solo pochissimi giorni di congedo. Quanti giorni di vacanza può
prendere ogni anno? " Non lo so. Nessuno in realtà lo sa perché nessuno
li può sfruttare tutti".
La brutale etica lavorativa consente alla Goldman di essere in vantaggio
al momento di accaparrarsi i clienti migliori, e con più soldi. Un
esperto dirigente della banca spiega "Sin dall'inizio venite programmati
a rendere più degli altri, a vedere più gente: clienti o partner dei
diversi fondi". Lo staff viene inoltre addestrato a un severo "lavaggio
di cervello" dei clienti e dei contatti. "Chiedete quale è stato il loro
migliore affare e come vedono il mercato, dice uno "offrite in cambio
qualcosa, ma ottenete sempre di più in cambio. Poi diffondete
l'informazione tra i colleghi che si mettono al lavoro per sfruttare
l'informazione e fare soldi". Altre banche non dispongono di queste
buone informazione, e se i singoli banchieri le hanno tendono a non
condividerle, perché le considerano una potente arma da usare a proprio
esclusivo vantaggio. "La Goldman non lavora in questo modo" continua il
dirigente "Domina uno spirito di corpo". O come preferisce dire un
banchiere rivale "Sono una furba banda di teppisti".
Dane Holmes - 39 anni, 185 centimetri, 130 chili, ex giocatore di
basket-ball – è il responsabile dei rapporti con gl'investitori. Da
l'impressione di poter travolgere chiunque si trovi sulla sua strada – e
persino un solido muro! Ma sostiene: "Non è così che lavora la Goldman.
Agendo da solo potrete avere uno splendido futuro come banchiere, ma non
qui. Il sistema elimina coloro che non sono capaci di operare in
gruppo".
Quando la Goldman persegue un obiettivo, tutti i componenti del team
hanno la loro parte da svolgere. Prendete quest'articolo. Quando la
banca ha accettato l'intervista non è stato facile trovare un alto
dirigente da intervistare. Michael Sherwood, 44 anni, corresponsabile
europeo, è rientrato, via Mosca, dalla riunione del FMI a Instabul al
quartier generale di Londra per un'intervista di 40 minuti, prima di
ripartire per incontrare alcuni clienti del Golfo.
L'idea del lavoro in gruppo arriva in alto. La Goldman non è un partner
privato (è diventato pubblico una decina di anni orsono) ma i capi
lavorano duro per far passare un approccio familiare "ci siamo dentro
anche noi". Altri dicono che sembra piuttosto un culto, ma viene
considerato un complimento. Alcune procedure sono perfettamente logiche.
I bonus, ad esempio, non sono legati alle prestazioni personali, come in
molte altre banche, ma a quelle della banca nel suo insieme, e i partner
ricevono a una buona percentuale delle remunerazioni in azioni che
possono vendere solo quando lasciano la Goldman. Viene così eliminata
quella che Dina Powell, la trentaseienne d'origine egiziana a capo del
ramo filantropico della Goldman, chiama gli "stronzi egomaniaci" che
potrebbero essere tentati dall'idea di operare allo scoperto nella
speranza di ottenere bonus più elevati.
Altre procedure sono inquietanti. Lo staff è costretto ad ascoltare la
posta vocale protetta mattino, mezzogiorno e sera per gli ultimi
consigli di Blankfein e Eileen Dillon, il quarantottenne ufficialmente
responsabile delle operazioni dell'ufficio operativo ma ufficiosamente
consigliere. La Goldman è la maggior utilizzatrice di posta vocale al
mondo e le informazioni vanno dalle ultime cifre su perdite e profitti
al rapporto su quello che i responsabili operativi dei principali
clienti hanno detto a Blankfein e ai suoi collaboratori a colazione, o a
istruzioni tipo "in nome del cielo, staccate tutto in vacanza".
Cosa spinge persone tanto brillanti da poter fare qualsiasi cosa
vogliano a lavorare giorno e notte per la banca? Il denaro,
naturalmente. Non a caso la Goldman Sachs è soprannominata "Goldmine
Sachs" (la miniera d'oro Sachs). C'è tanta ricchezza in giro che in un
anno normale un buon partner di una banca d'investimenti ricava sui 3,5
milioni di dollari, un buon trader tra i 7 e i 10 milioni, e un membro
del comitato di gestione tra i 15 e i 25 milioni. Nel 2008, 953
dipendenti hanno ottenuto bonus di almeno 1 milione di dollari.
Blankfein ha un bel dire che è ancora un semplice lavoratore, ma
possiede un appartamento da 30 milioni di dollari in Central Park West e
una villetta di 600 metri quadrati a Hamptons, il ritrovo estivo
dell'elite di New York. Un ex banchiere della Goldman descrive la
cultura d'impresa "totalmente ossessionata dal denaro. Ero come un asino
dinanzi al quale veniva fatta ondeggiare la più grossa e appetitosa
carota che si possa immaginare. I soldi sono il parametro per misurare
il vostro successo, e c'è sempre spazio per accumularne ancora di più:
se non state pensando a una casa più grande o a una barca più lunga
state rimanendo indietro. È come una droga". Droga è la parola che usa
anche Sherwood, che sa di cosa parla: è al suo secondo super yacht dal
costo di vari milioni di sterline. "Mi piacciono le barche" ci dice. Non
i velieri, le barche. È il suo modo per mettersi sulla stessa lunghezza
d'onda di Sir Philip Green, un amico miliardario che trascorre parte
dell'anno sul Lionheart, uno yacht di 60 metri e dal valore di 32
milioni di sterline, ancorato nella baia di Monaco. "Quante barche ho
comprato?" dice Sherwood "Non è il momento migliore per rispondere".
Ma esiste anche un'altra potente molla: il dubbio. Può darsi che all'85
di Broad Street domini l'arroganza, e in privato Blankfein ama scherzare
(ma non poi tanto) sul fatto che "ha raggiunto la perfezione". Ma al di
là di queste bravate lo staff della Goldman s'interroga costantemente
sulle proprie capacità. "C'è una profonda e continua paranoia in tutto
quello che facciamo" dice Sherwood. Ed è vero per i risultati dei
singoli ma anche per le prospettive della banca nel suo assieme.
L'insicurezza è profondamente radicata nel sistema, e la percepite prima
ancora di essere assunti. La maggior parte dei candidati viene
intervistata almeno 20 volte, e in alcuni casi anche 30, prima di
ricevere un'offerta. Una volta assunto ciascun membro dello staff viene
ininterrottamente e costantemente sorvegliato dai suoi colleghi. C'è un
metro di giudizio per ogni aspetto delle prestazioni ottenute, e tutti
vengono misurati nel contesto della propria divisione e della struttura
globale. Ogni anno la divisione Human Capital Management (si noti il
termine Capital; alla Goldman la gente è denaro) posiziona ciascun
dipendente in uno dei quattro quartili. Quelli più in alto vengono
doviziosamente premiati. Ma cosa ne è di quelli più in basso? Chi li
prende in considerazione? Non saranno in circolazione ancora per molto:
si è dentro o si è fuori. "Ogni anno licenziamo il 3-5% del personale
(all'incirca 1.500 persone) al livello più basso" dice Richard Gnodde,
49 anni, corresponsabile delle operazioni in Europa, basato a Londra.
Prendere gente del livello superiore, farla sentire come appartenente al
livello inferiore e infilarla in un gruppo che lavora spasmodicamente
ogni santa ora che Dio – pardon, Goldman – ci concede, è importante, non
c'è dubbio. Ma non è l'asso nella manica della banca. L'asso nella
manica è la sua straordinaria capacità di gestire una rete, la più
grande rete di talenti al mondo. A differenza di altre banche, i più
capaci vengono incoraggiati a darsi da fare, rastrellare tutti i soldi
di cui potranno avere bisogno in futuro e poi andarsene per "lavorare
bene". La permanenza media dei partner è di otto anni. "Non vi fate
certo assumere per arrivare alla pensione" dice un dipendente "Avete la
vostra opportunità per arricchirvi e poi per togliervi dai piedi". Ma
"lavorare bene" non significa gestire un ospedale a Kinshasa per lottare
contro l'aids; significa occupare i posti più importanti nelle
istituzioni finanziarie, le banche centrali e le borse di tutto il
mondo. L'elenco di ex dirigenti della Goldman che hanno occupato posti
chiave nell'amministrazione statunitense e negl'istituti più importanti
di New York e di Washington lascia a bocca aperta: Robert Rubin
(segretario del tesoro all'epoca di Clinton), Hank Paulson (segretario
del tesoro all'epoca di George Bush), William Dudley e Stephen Friedman
(attuale presidente ed ex direttore generale della New York Federal
Reserve), Mark Patterson (capo dello staff del segretario del tesoro
Timothy Geithner), Joshua Bolten (capo dello staff all'epoca del
presidente Bush), Robert Hormats (consigliere economico del segretario
di stato Hillary Clinton), Gary Gensler (direttore dell'US Commodity
Futures Trading Commission), Reuben Jeffery /sottosgretario di stato per
gli affari economici e agricoli all'epoca di Bush), John Thain e Duncan
Niederauer (il precedente e l'attuale capo della New York Stock
Exchange), Adam Storch (capo operativo alla Securities and Exchange
Commission). Inoltre Michael Paese, il nuovo responsabile della lobby
della Goldman a Washington, ha lavorato per Barney Frank, il
congressista che presiede l'House Financial Services Committee. Per
vedere le cose nella giusta luce, immaginate cose succederebbe se il
cancelliere Alistair Darling e i suoi principali consiglieri Mervyn King
(governatore della Bank of England), Xavier Rolet (capo della London
Stock Exchange) e Hector Sants ( capo della Financial Services
Authority) avessero lavorato nella stessa banca prima di entrare nel
governo. Non c'è da stupirsi se uno dei soprannomi della Goldman è
"Government Sachs".
I critici dicono che avere amici ben piazzati fornisce alla banca la
forza vitale. I funzionari governativi che occupano posti chiave,
sostengono, discutono privatamente le politiche messe in atto più con la
Goldman che con le altre banche. Nel suo nuovo libro "Too Big to Fail",
Andrew Ross Sorkin descrive una riunione. Al momento di passare dalla
banca al ministero del tesoro statunitense, Paulson, il predecessore di
Blankfein, si era impegnato a non discutere con la Goldman, ma a giugno
dello scorso anno si era trovato a Mosca mentre il consiglio di
direzione della Goldman era a pranzo con Mikhail Gorbachev. Dato che si
trattava di un "evento sociale" i legali del ministero autorizzarono
Paulson a incontrare i suoi vecchi colleghi, che vennero gratificati con
racconti sulla sua permanenza al ministero e con previsioni
sull'economia globale. Il consiglio della Goldman gli chiese cosa ne
pensasse della possibilità che un'altra banca fallisse, come la Bear
Stearns. Documenti resi pubblici recentemente dimostrano che pochi mesi
più tardi, quando, nel momento culminante della crisi, quando Paulson
stava lavorando al salvataggio dell'AIG, il nome di Blankfein appare 24
volte in 6 giorni sul listato delle chiamate telefoniche di Paulson. Le
grandi banche, inclusa la Goldman, che possedevano contratti
assicurativi con l'AIG vennero rimborsate interamente, invece che con 60
cents a dollaro come avevano chiesto insistentemente i negoziatori
dell'AIG, lasciando intravedere la possibilità di un "accordo
amichevole" tra Paulson e Blankfein.
La Goldman respinge con forza l'idea che la presenza di tanti ex
dipendenti nei posti chiave del mondo politico le permetta di ricevere
un trattamento di favore. "Sono persone di estrema integrità" afferma
Sherwood, ma la riunione di Mosca e le trattative sull'AIG permettono di
dubitarne, per dirla in modo gentile.
Più tempo passate all'85 di Broad Street più vi convincete che la
Goldman sta sfruttando al meglio la globalizzazione. Nei settori
finanziario e governativo, dispone degli esperti migliori, più aperti e
più impegnati nel loro lavoro. Lo ammettono anche i critici, secondo i
quali, però, i ben oleati ingranaggi permettono loro di ottenere molto
più del semplice successo, cosa della quale la banca è poco propensa a
parlare. Anche se sanno gestire bene i rischi e sono capaci di uscire
dai mercati al momento giusto, i maghi della banca hanno la loro buona
parte di colpa nel gonfiare le bolle speculative - dot.com, azioni,
immobiliare – e, continuano i critici, hanno contribuito ad aumentarle
con offerte azionarie ai grossi clienti e con la commercializzazione di
obbligazioni e azioni prima di fare marcia indietro.
I detrattori accusano inoltre le divisioni negoziazione e investimenti
di "giocare sulle due sponde" del mercato. La Goldman negozia titoli per
le grandi aziende e per i fondi pensione. Opera inoltre come consulente
per molte società di cui negozia i titoli. Ciò significa che sa
perfettamente quello che stanno facendo sul mercato. Diciamo che un
investitore contatta la Goldman e che vuole comprare nel mercato
petrolifero: la banca può fornire una previsione accurata di cosa
probabilmente succederà, perché sa cosa le aziende del settore sue
clienti stanno facendo, proprio in base ai consigli da lei forniti, e
quali altri grandi investitori stanno operando. E questo significa anche
che la banca può condurre al meglio le sue stesse operazioni
petrolifere. I critici paragona la situazione a un grande casinò, nel
quale la casa conosce tutte le mani di ogni tavolo e usa l'informazione
per arricchirsi a spese di tutti i giocatori. La Goldman respinge le
accuse di "capitalismo da roulette": quante più informazioni sono nelle
sue mani, sostiene, tanto meglio può consigliare le società clienti e
tanto meglio può far coincidere le esigenze di compratori e venditori,
ottenendo i migliori prezzi del mercato. E nega con forza l'accusa di
profittare delle informazioni o di agire in maniera eticamente
scorretta. Una insuperabile barriera tra trader e consulenti impedisce
qualsiasi conflitto d'interessi. Le regole sono talmente severe che se
un banchiere della divisione investimenti tentasse di usare il suo pass
elettronico per entrare in uno dei piani della divisione trading, non
solo si vedrebbe rifiutare l'accesso ma verrebbe convocato per fornire
spiegazioni.
Quale che sia la formula usata, una cosa è sicura: la Goldman ha evitato
la bolla creditizia e sta venendo fuori dalla crisi più forte che mai.
Le spoglie al vincitore. Ma molti non sono convinti che una Goldman più
forte e più furba sia necessariamente un bene. Vince Cable mette in
guardia: "Se c'è qualcosa che abbiamo imparato è che le banche
dispongono di un potere eccessivo sui consumatori e i governi. La
Goldman Sachs non è mai stata così potente, e questo dovrebbe
allarmarci".
I leader mondiali e i responsabili finanziari stanno cercando di mettere
a punto piani per limitare la libertà d'azione di banche come la Goldman
e di definire un tetto per gli stipendi pagati ai dipendenti. Non
crederete certo che si tratti di una battaglia a gusto di Blankfein, con
la sua incrollabile fiducia nella purezza ed efficienza del mercato
libero. Ma la cosa divertente è che la sta combattendo, perché pensa che
renderà l'attività delle banche più sicura e permetterà alla Goldman di
guadagnare ancora di più in futuro.
"Gli orientamenti governativi elaborati fino ad oggi vanno nella giusta
direzione" sostiene. Pagare il personale in base alle prestazioni e dare
come bonus azioni vincolate e liquidi per garantire il successo a lungo
termine è "auspicabile ed è qualcosa che già facciamo". "Ingordigia, ma
a lungo termine"; è così che i responsabili dell'istituto descrivono le
politiche d'investimento e pagamento. Blankfein sostiene le proposte per
garantire una migliore capitalizzazione delle banche. "Se prima non
capivamo i limiti di un capitalismo scatenato, adesso invece ne siamo
coscienti. Ogni proposta per rendere il sistema migliore e più sicuro è
benvenuta". Avrebbe potuto aggiungere: solo, non imponete tasse sui
guadagni.
Per Blankfein, alla fine, tutto si riduce a una cosa: trovare la
migliore, più veloce e più sicura maniera di guadagnare soldi, poi
aggiungerci altri soldi, e condire il tutto con altri soldi. Non è
interessato a un'analisi della realtà ma solo a sostanziose entrate per
i suoi clienti, la sua banca, il suo personale, i suoi azionisti, e in
ultima analisi, pensa, per noi. La sua quasi religiosa devozione per il
dogma finanziario si è esternata in una secca dichiarazione proprio
quando stavo per uscire da quell'edificio anonimo e ritrovarmi immerso
nel tramonto autunnale. Prima di andarmene gli ho fatto una domanda per
rispondere alla quale, in questo tempi agitati, tutti, dal tipo in
strada che vende panini al chili per 99 centesimi al fantamiliardario re
di Wall Street che lavora 30 piani più su, si sarebbero fermati un
attimo a riflettere, per poi magari fornire una risposta equivoca: è
possibile accumulare troppi soldi?
"È possibile essere troppo ambiziosi? È possibile avere troppo
successo?" sibila Blankfein "Non voglio che quelli che lavorano in
questa banca pensino di aver fatto tutto quello che era in loro potere e
se ne vadano in vacanza. Devo proteggere gl'interessi degli azionisti, e
ovviamente della Goldman: non voglio quindi porre un limite alla loro
ambizione, e mi risulta difficile pensare a un limite per i loro
guadagni".
Allora, affari come sempre, senza preoccuparsi della rabbia della
maggior parte della gente? Goldman Sachs, pilastro del libero mercato,
creatore di supercittadini, oggetto d'invidia e timori, continuerà a
diventare più ricca di Dio? Un rapido ghigno sulla faccia di Blankfein.
Definitelo una persona ricca e facoltosa che si burla della gente.
Definitelo un perfido. Definitelo come volete. Ma è solo, ci dice, un
banchiere che "sta facendo il lavoro di Dio".
Come accumulano i loro soldi
Può darsi che il nome Goldman Sachs non significhi gran cosa per voi. Ma
se intrattenete rapporti bancari con la HSBC, usate il gas per cucinare,
comprate via Ocado, guardate Grande Fratello, comprate i vostri capi di
abbigliamento da Gap, usate un sistema di navigazione satellitare
TomTom, o più semplicemente assaporate un panino al formaggio, allora la
Goldman fa parte della vostra vita.
La struttura, composta da tre divisioni, è una banca d'investimenti che
raccoglie capitali per i clienti e qualche volta investe fondi propri.
Nel Regno Unito ha raccolto capitali per la HSBC, Centrica (proprietaria
di British Gas), e Ocado, il sito della Waitrose per la vendita online
di prodotti alimentari, con un giro di affari annuo di oltre 400 milioni
di sterline.
Ha aiutato a finanziare la Endemol, la società che ha creato il grande
Fratello, ed è il più importante investitore individuale di Eurotunnel.
Si è occupato di struttura azionaria per la TomTom e J Crew. È la banca
di Gap. Ha ristrutturato Premier Foods, uno dei cui rami è la fabbrica
di sottaceti Branston. La Goldman è anche una trading house; commercia
materie prime (ad esempio petrolio e oro), azioni e debiti societari. La
terza divisione si occupa di gestione patrimoniale. Gestisce beni per
conto dei fondi di pensione, le società di assicurazione e di patrimoni
individuali. Guadagna caricando pesanti spese (di solito il 2-4%) alle
aziende e ai clienti che assessora e di cui gestisce i patrimoni, o
negoziando coi fondi propri, attività tradizionale sin dagli inizi.
La banca venne fondata a New York nel 1869 da Marcus Goldman, un ebreo
immigrato dalla Bavaria, cui si associò più tardi il genero Samuel
Sachs. Esclusa dal chiuso mondo protestante dei trader di azioni e
obbligazioni, la Goldman si scavò una proficua, anche se poco esaltante,
nicchia comprando e vendendo titoli di credito a breve. Alla fine del
secolo, guidava il mercato dell'offerta primaria di azioni, compiendo i
primi passi sul mercato azionario di aziende blue-chip come la Sears e
la Ford.
Avendo dovuto cominciare al di fuori del rassicurante mondo di Wall
Street, la Goldman assunse le persone più furbe e attive che le fu
possibile trovare, capaci di sfruttare le trappole del mercato,
sottrarre affari ai rivali e guadagnarsi l'appoggio di amici ben
piazzati. Sotto la guida di Sidney Weinberg, responsabile esecutivo dal
1930 al 1969, la banca trasformò i migliori laureati in un gruppo ad-hoc
capace di lavorare 24 ore al giorno per i clienti.
Superlavoro, superstipendi, supertutto
La Goldman Sachs sarà pure una banca di Wall Street, ma il suo ruolo e
la sua influenza a Londra sono notevoli. Nell'ufficio di Fleet Street,
composto dalle antiche sedi di due giornali poi unificate, lavorano
circa 5.500 persone. I trader siedono dove una volta le presse
stampavano The Daily and Sunday Telegraph e The Daily and Sunday
Express. È la banca della City coi maggiori utili: dal 2000 al 2008 i
profitti per dipendente si sono aggirati sulle 181.000 sterline
all'anno, e quest'anno lo stipendio medio dovrebbe arrivare alle 458.000
sterline. È uno dei principali contribuenti della City.
Quest'anno il cancelliere Alistair Darling si aspetta d'incassare oltre
2 miliardi di sterline in tasse societarie, IVA e imposte.
Lo staff gode di generosi benefici. L'azienda ha un apposito
responsabile per essere sicura che gli ospiti possano mangiare e bere
coi partner della Goldman in perfetto stile e al riparo da occhi
indiscreti. C'è una sala di ginnastica, un'infermeria e un asilo. Ogni
dipendente riceve d'ufficio un'assicurazione sanitaria e può prendere un
tassì ogni volta che lo considera opportuno. La notte un serpente di
tassì in attesa si snoda fin sul retro dell'edificio.
L'ufficio londinese è gestito da Michael Sherwood (sopra) e Richard
Gnodde. Sherwood, conosciuto come Woody, è il duro. L'ex trader sembra
volersi rifare come modello al suo buon amico, il miliardario Sir Philip
Green. Parla rapidamente e senza perifrasi.
Come per Sir Philip, il suo sfacciato modo di condurre affari permette
di dare il meglio. Nel 2006 la British Airports Authority chiese alla
Goldman di studiare il modo migliore per respingere un'offerta di
acquisto ostile di Ferrovial, il gigante spagnolo della costruzione. La
Goldman, il cui team includeva Sherwood, rispose che una tattica avrebbe
potuto essere quelle di vendere la BAA alla stessa Goldman. La proposta
indignò la BAA e spinse Hank Paulson, all'epoca CEO della Goldman, a
mandare un severo messaggio che censurava i responsabili coinvolti. La
lettera divenne nota come "the spank from Hank".
Al contrario Gnodde è un banchiere d'investimento soave. Sembra come se
venisse fuori da un catalogo d'abbigliamento per uomo degli anni '70.
Rappresenta il guanto di velluto (o dovremmo dire cashmere?) che ricopre
il pugno di ferro di Woody. È conosciuto per aver consigliato il signore
dell'acciaio indiano Lakshmi Mittal nella sua offerta da 17 miliardi di
sterline per l'acquisizione del produttore europeo Arcelor.
Sherwood e Gnodde sono consigliati da eminenze grige, ad esempio Lord
(Brian) Griffiths, a suo tempo consigliere speciale di Margaret Thatcher
e responsabile dell'unità politica del primo ministro dal 1985 al 1990 e
antico direttore della Bank of England. Si tratta di uno dei consiglieri
internazionali della banca, ma opera anche da consigliere spirituale.
"Una volta venne da me un dipendente; pensavo che volesse parlarmi della
sua carriera, ma in realtà era venuto a discutere l'etica bancaria. Fu
una lunga conversazione", ricorda Griffiths.
Cristiano impegnato e sostenitore del Lambeth Fund dell'arcivescovo di
Canterbury, Griffiths è un utile strumento di pubbliche relazioni. È
stato lui, ad esempio, a parlare il mese scorso in difesa dei
superbonus. "Se dicessimo che non ci saranno superbonus, o bonus dello
stesso livello degli anni scorsi, un sacco di aziende della City
sposterebbero le loro operazioni in Svizzera o in Medio oriente", ha
proclamato nella St Paul’s Cathedral.
Ogni anno, nel periodo dei bonus, Sherwood e Gnodde invitano lo staff a
mantenere un profilo basso e a non ostentare la loro opulenza. Quasi
tutti lo fanno e investono i loro milioni in beni immobili, soprattutto
in zone esclusive di Kensington, Regent’s Park, Fulham, Notting Hill
Gate, Chelsea, Highgate e Hampstead. Per molti anni un partner, Julian
Metherell, se ne è andato allegramente in giro in una scassata Nissan
Sunny rossa.
Ma non tutti i pezzi grossi della Goldman riescono ad evitare la luce
dei riflettori. Un intramontabile racconto degli anni d'oro racconta che
tre dirigenti londinesi, (Scott Mead, Jennifer Moses e suo marito, Ron
Beller) avevano una tale liquidità da non rendersi conto che un
assistente, Joyti De-Laurey, aveva alleggerito i loro conti correnti di
oltre 4 milioni di sterline.
I pezzi grossi della Goldman mandano i ragazzi alle stesse scuole
private, e se non amano quella nella loro zona, ne creano una. Mead è
stato il cofondatore di una scuola preparatoria a Notting Hill, con 200
studenti tra i 4 e i 14 anni. Anche le mogli dei funzionari della
Goldman Sachs adottano un profilo basso e si dedicano alle opere di
carità.
Come negli USA, la banca è in stretto contatto col governo. L'ex capo
economista e partner, Gavyn Davies, è spostato con Sue Nye, consigliere
speciale di Gordon Brown. Ai tempi di Tony Blair, Davies divenne
direttore della BBC. Il suo successore alla Goldman come capo
economista, David Walton, aveva un posto nel Monetary Policy Committee
della Bank of England. Paul Deighton, che dirige il comitato
organizzatore dei giochi olimpici di Londra, era capo operazioni della
Goldman.
La Goldman è un consulente bancario fondamentale del governo. L'anno
scorso Brown affidò alla banca la consulenza per la vendita della
Northern Rock.
Amici nei posti chiave. La rete politica della Goldman
Segretari del tesoro statunitense, capi del New York Stock Exchange,
consulenti della Casa Bianca e di Downing Street: chiunque abbiate in
mente ha lavorato per la Goldman Sachs. Ecco solo alcuni degli alti
papaveri della banca che hanno le mani in pasta nella politica mondiale
Sue Nye/Gordon Brown
Consigliere speciale di Gordon Brown, Nye è sposata con Gavyn Davies,
l'ex capo economista e partner della Goldman. All'epoca di Tony Blair,
Davies divenne presidente della BBC, carica dalla quale rassegnò le
dimissioni nel 2004, dopo il rapporto Hutton.
Robert Rubin/Bill Clinton
Rubin ha passato 26 anni alla Goldman prima di entrare
nell'amministrazione Clinton come consigliere economico. Ha lavorato
come segretario al tesoro per quattro anni dal 1995, e continua ad
essere consigliere del presidente Barack Obama
Hank Paulson/George Bush
Paulson è stato CEO della Goldman prima di divenire segretario al tesoro
USA. Nel momento culminante della crisi creditizia, quando Paulson stava
lavorando al salvataggio dell'AIG, il nome di Blankfein appare 24 volte
in 6 giorni sul listato delle chiamate telefoniche di Paulson.
Larry Summers/Barack Obama
Summers, consigliere economico di Obama, non ha mai lavorato
direttamente per la Goldman, ma ha fatto parte del governo Clinton alle
dipendenze del suo mentore, Robert Rubin. La Goldman pagò 135.000 a
Summers per partecipare a una conferenza di un giorno nel 2008, prima
dell'avvento di Obama.
Sachs nella City
Michael Sherwood: vice presidente e corresponsabile esecutivo della
Goldman Sachs International. Conosciuto come Woody, è noto per le sue
capacità di trader. Nel 2008 il suo salario di base è stato di 415.000
sterline.
In un anno favorevole può ragionevolmente attendersi che i bonus
facciano lievitare la somma a un totale di circa 6.000.000 di sterline.
È uno dei due boss della sede di Londra.
Richard Gnodde: corresponsabile esecutivo della Goldman Sachs
International. Nel 2008 il suo salario è stato di 1,3 milioni di
sterline, probabilmente in parte sotto forma di bonus. Si ritiene che
nel 2007 sia stato il direttore più pagato a Londra, con un totale di
11,7 milioni di sterline. L'altro anno lo stipendio ha subito una
riduzione del 90%.
Matthew Westerman: responsabile globale dei mercati dei capitali. Nel
2009 i bonus dovrebbero permettergli di mettersi in tasca oltre 5
milioni di sterline. Ex banchiere della Rothschild, ha fatto le sue
prove negli anni '30 con le fluttuazioni dei mercati azionari in Europa.
Nel 2000 è stato assunto dalla Goldman Sachs per dirigere la nuova
divisione affari europei. Quest'anno ha partecipato alla raccolta di
capitali societari, permettendo alla Goldman di scremare lauti profitti.
È quindi in lista per un sostanzioso bonus.
Yoel Zaoui: capo della banca europea d'investimenti. Nel 2009 incasserà
probabilmente oltre 5 milioni di sterline. Dipendente fin dal 1988.
Zaoui ha avuto un'ascesa fulminante, ottenendo l'ambita partnership in
soli 10 anni. Ha avuto spesso scontri verbali con Michael, il fratello
maggiore che ha ricoperto un ruolo equivalente nella banca concorrente
Morgan Stanley.
Karen Cook: direttore della Goldman Sachs International e presidente
della Goldman Sachs Europe, nel 2009 il salario e i bonus di Cook
dovrebbero superare i 5 milioni di sterline. Madre di sei figli, è stata
corresponsabile della finanzia aziendale in UK presso la banca Schroders
prima di passare alla Goldman nel 1999. Ha partecipato in acquisizioni
multimiliardarie, ad esempio quella da 10,2 miliardi di sterline della
Kraft. A cura di Philip Beresford
La forza dei numeri
Nel 2007, Lloyd Blankfein, boss della Goldman Sachs, ha guadagnato 68
milioni di dollari, un vero primato per un CEO di Wall Street. Un buon
specialista d'investimenti può arrivare a 3,5 milioni all'anno, un buon
trader a 7-10 milioni, un membro del comitato di direzione a 12-15
milioni.
La Goldman non è la più grande banca al mondo. La ICBC, the Industrial
and Commercial Bank of China, ha un numero di dipendenti 11 volte
superiore, ma non è la più ricca. La HSBC ha 2,4 trilioni di dollari di
beni patrimoniali (la Goldman solo 1 trilione). E non è la più
importante per capitalizzazione di borsa. Vale 95 miliardi di dollari
rispetto ai 201 della 201 HSBC. Ma è la più redditizia.
La Goldman ha il miglior rapporto dipendente/profitti di qualsiasi
concorrente: in media 222.000 dollari all'anno nel periodo 2000-2008.
Nello stesso periodo, la JP Morgan Chase, la più vicina rivale, ha avuto
un profitto annuo di 133.000 dollari per dipendente.
Nel secondo trimestre dell'anno in corso, i profitti della Goldman hanno
raggiunto la cifra record di 3,4 miliardi di dollari.
Titolo originale: "I'm doing 'God's work'. Meet Mr Goldman Sachs "
Fonte:
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/article6907681.ece
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6597
Link a questa
pagina:
http://www.terrasantalibera.org/goldman_sachs_1.htm |