Eurasia-Rivista del 13 aprile 2010

Antonio Grego e il
direttore Tiberio Graziani hanno incontrato per “Eurasia” Sua Eccellenza
l’Ambasciatore della Repubblica Islamica d’Iran presso la Santa Sede
Hojjatol Islam Alì Nakbar Naseri (ritratto nella foto a fianco insieme a
Sua Santità il Papa Benedetto XVI).
L’Ambasciatore si è
intrattenuto discutendo dell’imminente conferenza sul disarmo nucleare
convocata dall’Iràn e, ovviamente, sul dossier atomico che riguarda la
Repubblica Islamica, ribadendo le intenzioni pacifiche di Tehrān ed
attaccando la politica di USA e Israele. L’ambasciatore Naseri ha
espresso apprezzamento per l’intesa trovata dall’Iràn con diversi paesi,
che a suo giudizio rafforzerà la pace nel mondo, ed ha lanciato un
“appello” al Vaticano perché difenda i diritti dei popoli dalle
prepotenze neocoloniali.
Alcuni
giorni fa Teheran ha annunciato che organizzerà il 17 e 18 aprile una
conferenza sul disarmo nucleare a cui parteciperanno delegati di molti
Paesi. La conferenza avrà come tema «l’energia nucleare per tutti,
l’arma nucleare per nessuno». Può spiegarci le motivazioni che hanno
portato l’Iran ad organizzare questa conferenza?
Nel nome di Dio
Clemente e Misericordioso vi ringrazio per la vostra presenza e
ringrazio anche il vostro punto di vista basato sul diritto e sulla
ragione. Riguardo questa domanda: l’accumulo di armi nucleari va contro
la pace nel mondo e crea preoccupazione nella comunità internazionale.
Nonostante tutta la propaganda e gli slogan fatti finora non è stato
compiuto niente di concreto per eliminare queste armi nucleari. La
Repubblica Islamica dell’Iran con lo scopo di vincere le attuali sfide
nel mondo su questo tema e presentare soluzioni per avere un mondo privo
di armi nucleari e di distruzione di massa organizza questa conferenza
alla quale parteciperanno le autorità di oltre 60 nazioni. Con la
conferenza di Teheran sul disarmo intendiamo affermare il principio
secondo il quale «l’energia nucleare pacifica sia a disposizione di
tutti i popoli e l’arma nucleare di nessuno».
La Cina ha
già annunciato che parteciperà alla conferenza sul nucleare di Teheran e
continua a ribadire di essere contraria a nuove sanzioni contro l’Iran.
Gli Stati Uniti ed Israele però, stanno facendo di tutto per far
desistere la Cina dalla decisione di appoggiare la causa del nucleare
iraniano. Solo l’importanza strategica che ha l’Iran per la Cina,
soprattutto dal punto di vista dell’approvvigionamento di risorse
energetiche, ha fatto finora da argine a queste richieste. Ma quanto
sono saldi i legami tra Cina e Iran in questo momento? Riusciranno gli
atlantici a trascinare la Cina dalla loro parte oppure dovranno
rinunciare a questa strategia?
L’attività nucleare dell’Iran è un’attività totalmente pacifica. L’Iran
è membro dell’AIEA e firmatario del Trattato di non proliferazione
nucleare. Ogni attività relativa al nucleare è pertanto sotto la
supervisione degli ispettori dell’agenzia. Applicare le sanzioni contro
l’Iran non ha nessun fondamento giuridico e legale ed è, soprattutto,
contraria ai protocolli del Trattato. Gli Stati Uniti e Israele, che
possiedono testate nucleari e minacciano attacchi militari, perseguono
una politica senza sbocchi. Riguardo alla Cina, ricordo che Teheran e
Beijing hanno consolidate relazioni amichevoli che risalgono indietro
nel passato. La posizione indipendente della Cina a difesa dell’attività
nucleare pacifica dell’Iran è da ammirare. Ci si aspetta che la Cina e
la Russia non si facciano influenzare dalle pressioni politiche degli
Stati Uniti e conservino pertanto la loro posizione indipendente su
questa questione.
Oltre alla
Cina, anche altri Paesi hanno espresso la loro vicinanza e la loro
amicizia all’Iran, tra questi la Russia, la Turchia, il Brasile ed il
Venezuela. Lei crede sia possibile per l’Iran, insieme a questi ed altri
Paesi, creare un fronte compatto di opposizione e reazione all’influenza
statunitense nel continente eurasiatico e nell’America Indiolatina?
Per
fortuna oggi l’epoca del dominio del potere colonialistico delle potenze
coloniali è finita. I paesi liberi collaborano per i loro interessi
bilaterali. Con l’unità ed una maggiore collaborazione l’ordine
colonialistico degli Stati Uniti non raggiungerà i suoi scopi. Noi
vediamo di buon auspicio questo fronte di opposizione che otterrà
risultati concreti per la pace nel mondo, sia in America Latina, sia in
Africa, in Asia, e anche in certi Paesi europei. I Paesi nominati stanno
tentando di costruire una politica giusta su questa strada. Gli Stati
Uniti d’America, con un arsenale pieno di armi nucleari e di distruzione
di massa e con un passato nero riguardo all’utilizzo delle armi
nucleari, ultimamente hanno minacciato pure un attacco nucleare. Gli USA
che sostengono il regime illegittimo di Israele – che è dotato di bombe
atomiche – non hanno alcuna autorità per dare giudizi sull’attività del
nucleare civile dell’Iran. Noi auspichiamo che la stessa agenzia per
l’energia nucleare atomica non subisca le pressioni delle Potenze, e
che, nel quadro dei suoi regolamenti e dell’ordine giuridico controlli
le attività pacifiche nucleari di tutti i Paesi e metta, pertanto, fine
alla produzione di armi nucleari e di distruzione di massa. Noi
auspichiamo che l’AIEA svolga il suo ruolo in questo senso.
Proprio in
questi giorni Obama, in vista del convegno di Washington sulla sicurezza
nucleare, ha annunciato un cambiamento radicale della strategia sull’uso
delle armi nucleari. Gli Stati Uniti annunciano di voler utilizzare le
armi nucleari solo in casi estremi e mai contro quegli Stati che
rispettano il Trattato sulla non proliferazione nucleare. Obama però ha
aggiunto che queste nuove regole non si applicano alla Corea del Nord e
all’Iran, i quali quindi restano sotto la minaccia di un attacco, anche
con bombe nucleari, benché l’Iran sia firmatario del trattato. Qual è la
risposta che l’Iran intende dare a questa decisione di Obama?
C’è
da meravigliarsi che l’Iran stia sotto la minaccia dell’attacco nucleare
degli Stati Uniti per la sua attività relativa al nucleare
esclusivamente civile, come peraltro confermato più volte dalle
ispezione dell’AIEA. Gli USA hanno un atteggiamento ambiguo, infatti
minacciano l’Iran per il nucleare pacifico, mentre sostengono il regime
sionista di Israele – che non è firmatario del Trattato sulla
proliferazione nucleare e possiede le testate nucleari – economicamente,
politicamente e militarmente. Su tale questione l’Iran non ha bisogno di
fare propaganda a proprio favore. La Comunità internazionale, che è
consapevole di tutto, e gli operatori dei media indipendenti e liberi
giudicheranno la questione e trarranno le loro conclusioni sull’operato
degli Stati Uniti. L’Iran comunque continuerà sulla sua strada fino a
quando soddisferà il suo diritto al nucleare pacifico. L’Iran ritiene
che il nucleare pacifico e la tecnologia nucleare siano un diritto di
tutti i Paesi e di tutti i popoli del mondo. Le sanzioni e le minacce
non incideranno assolutamente sulla nostra volontà basata sui diritti
dell’Iran. Non inciderà assolutamente sull’autorevole popolo iraniano.
Lei ha
parlato di Comunità internazionale: che cosa potrebbe fare l’Unione
Europea per facilitare le relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti,
considerando il fatto che l’UE è sostanzialmente una parte costitutiva
del fronte atlantico?
Riguardo al miglioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran
ritengo che non ci sia bisogno di mediatori. Se gli Stati Uniti riducono
la loro posizione colonialistica e mettono da parte le loro posizioni
ostili nei confronti dei popoli e anche nei confronti dell’Iran, se
camminano sulla strada del rispetto reciproco tra i Paesi,
automaticamente i rapporti tra i Paesi diventeranno buoni. Se Washington
tenderà la mano e sarà sincera su questo, i problemi saranno risolti; ma
come dice la Guida Suprema, Obama «ci tende la mano con un guanto di
velluto che potrebbe nascondere un pugno di ferro». A causa delle azioni
ostili e delle minacce continue degli Stati Uniti (vedi in particolare
l’ultimo discorso di Obama riguardo la minaccia dell’attacco nucleare)
noi siamo certi che gli Stati Uniti non vogliano migliorare le
relazioni. Però ci aspettiamo che l’Unione Europea – quale potente polo
economico – prenda una posizione indipendente nei vari temi di interesse
internazionale e non segua pedissequamente le politiche degli Stati
Uniti.
La Santa
Sede può facilitare, come autorità morale e religiosa, i rapporti tra
l’Iran e l’Unione Europea e l’Iran e gli Stati Uniti?
Dalla Santa Sede, per la sua missione religiosa e in quanto portatrice
del messaggio di Gesù Cristo, noi ci aspettiamo molto di più che i soli
suggerimenti morali e religiosi. Auspichiamo che essa assuma una
posizione ferma, determinata, emblematica, di fronte alle minacce delle
potenze guerrafondaie e aggressive. Con queste prese di posizione contro
le vessazioni che subiscono i popoli dalle potenze colonialistiche, la
Santa Sede potrebbe agevolare le relazioni. La Santa Sede potrebbe
spingere le potenze occidentali a rivedere il loro operato nella
politica internazionale.
http://www.eurasia-rivista.org/3758/la-politica-di-usa-e-israele-e-senza-sbocchi-lepoca-del-colonialismo-e-finita-intervista-allambasciatore-iraniano-presso-il-vaticano
|