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QUESTA Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tuttE le dichiarazioni degli autori

nei testi citati, reputa che esse siano comunque UTILi fonti di informazione, testimonianza e riflessione.

Non omologati in nessuno schieramento e in rispetto di quella libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo IRRINUNCIABILE E giustO dare spazio a MOLTE voci del dissenso, ALTROVE NEGATE.

 
 

 LIBANO : NAPOLITANO...

...ESTERNAZIONI SIONISTE

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

 

 

Immancabilmente - all'approssimarsi del viaggio che lo porterà a celebrare il 4 novembre in terra libanese assieme al contingente militare italiano dell'UNIFIL nel sud del paese dei cedri - il Presidente della Repubblica democratica e antifascista italiana, Giorgio Napolitano, ha sostenuto l'illegittimità del diritto a negare "Israele".

 

Vediamo di ricapitolare anche perchè queste esternazioni pro-sioniste del Presidente cadono come si sul dire a 'fagiolo' in un momento particolarmente delicato della vita politica e nazionale del Libano e, soprattutto, si vanno ad inserire in un contesto estremamente teso nei rapporti internazionali che vede levarsi all'orizzonte, nel perimetro geostrategico e politico del Vicino Oriente, fosche nubi cariche di tensione e conflitti.

 

La questione del nucleare iraniano, quella del ruolo siriano, le reiterate minacce alla pace e alla sicurezza della regione provenienti dall'emporio criminale sionista nonchè le quotidiane dichiarazioni rilasciate dai membri dell'amministrazione americana non lasciano intravedere niente di positivo soprattutto se consideriamo che il Libano rimane, al momento, ancora privo di un esecutivo a quasi cinque mesi dalle elezioni che il 7 giugno scorso diedero la vittoria alla coalizione filo-occidentale guidata da Sa'ad Hariri incaricato della formazione di un governo di unità nazionale che, di settimana in settimana, risulta più complicata del previsto.

 

In queste ore la Siria di Bashar el Assad ha fatto sapere che, malgrado l'incontro recente avvenuto a Damasco tra il Presidente siriano e il re saudita Abdallah, non è responsabile della formazione di un governo libanese. Fatto non nuovo se si considera che Damasco ha sempre negato qualunque coinvolgimento diretto nella vita libanese contrariamente a quanto strombazzato da anni dai media occidentali che vorrebbero la Siria praticamente responsabile di qualunque 'turbolenza' o crisi interna al paese dei cedri.

 

Assad ha ricordato che il prolungamento della crisi politica libanese non può essere risolto da soggetti esterni e che quindi nè la Siria nè l'Arabia Saudita posso formare un esecutivo che è competenza esclusiva e deve rimanere motivo di confronto solo per le forze politiche libanesi.

 

La Siria ha sostenuto da sempre la coalizione guidata dal movimento sciita di Hizb'Allah che raggruppa un eterogeneo fronte di partiti e movimenti politici che difendono il diritto inalienabile della Resistenza Islamica di difendere i confini meridionali minacciati dai sionisti nè ha mai occultato la sua vicinanza e solidarietà al Partito di Dio filo-iraniano ed al suo segretario generale Hassan Nasrallah.

 

Assad, parlando ai giornalisti stranieri, ha ribadito che quanto accadrà in Libano dipende essenzialmente dalle decisioni prese dai partiti libanesi e che la Siria al momento mira a migliorare le proprie relazioni con i vicini Stati arabi sostenendo che "le relazioni con l'Arabia Saudita sono buone".

 

In merito al rapporto con gli Stati Uniti il Presidente siriano ha riconosciuto la svolta impressa dalla nuova amministrazione democratica e il ruolo avuto da Barak Obama nel disgelo che è seguito al suo tentativo di migliorare le relazioni inter-arabe, ma ha anche ricordato che esistono ancora margini perchè le relazioni bilaterali tra i due paesi migliorino ulteriormente: "Il dialogo - ha sostenuto Assad - ha sostituito gli ordini, e questo è un segnale positivo. Ma per ora le cose si sono fermate a dichiarazioni di massima e alle buone intenzioni. E' difficile dire che siano stati fatti grandi passi in avanti nelle nostre relazioni bilaterali" ringraziando la Casa Bianca per il suo impegno rinnovato a favore della ripresa del cosiddetto processo di pace arabo-israeliano.

 

Al momento in effetti siamo dinanzi ad una situazione di relativo impasse a livello generale in tutto il Vicino Oriente: a timidi tentativi di disgelo fra l'una e l'altra fazione seguono arroganti dichiarazioni di fuoco e minacce che quasi quotidianamente sono rivolte dall'amministrazione statunitense nei confronti dell'Iran o dai sionisti nei confronti degli alleati arabi di Teheran. La Siria ha sempre ribadito la sua disponibilità alla ripresa di negoziati diretti con l'entità sionista solo ed esclusivamente qualora fossero poste al centro dei colloqui le questioni spinose che la contrappongono a Tel Aviv (restituzione delle alture del Golan, riconoscimento di uno Stato palestinese e rientro dei profughi palestinesi alle loro terre) altrimenti, come ha ricordato Assad, rimarrebbero lettera morta tutti i tentativi di un dialogo fra sordi.

 

"Israele non vuole la pace" - ha ribadito il Presidente siriano nel suo ultimo intervento - "I broker USA non possono essere criticati se gli israeliani non vogliono la pace" e ribadendo che nessuno crede che Netanyahu sia interessato seriamente a rilanciare alcun processo distensivo nella regione. 

 

Mentre la Siria manifesta il suo desiderio di dare segnali forti alla comunità internazionale e la propria volontà di dialogo "Israele" continua a minacciare rappresaglie e insiste nella sua guerra propagandistica che mira ad isolare la Repubblica Islamica iraniana ovvero - secondo la logica obamita e quella dei centri studi strategici statunitensi - indebolire l'alleanza irano-siriana cercando di dissuadere Damasco dal proseguimento e rafforzamento dei suoi legami con Teheran. Strategia non nuova fallita in passato e destinata ad analoghi insuccessi futuri.

 

Nel frattempo in Libano gli italiani, alla guida del comando della missione ONU dell'UNIFIL 2 , hanno cominciato il loro disimpegno. E' quanto sembra affiorare dopo che, nell'estate di tre anni fa, l'allora governo di Roma (guidato nell'occasione dal centro-sinistra e con Prodi premier) decise l'intervento "umanitario" all'indomani dell'aggressione sionista contro il paese dei cedri. La decisione allora di inviare truppe tricolori al confine libano-palestinese e sostenere la ricostruzione delle martoriate terre del sud Libano sembrò dettata all'epoca da un'atteggiamento filo-Hizb'Allah tenuto dall'ex ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema che, recatosi in Libano immediatamente dopo la tregua concordata fra Onu, sionisti e governo di Beirut, venne ricevuto da rappresentanti e deputati del Partito di Dio sciita.

 

Ricordiamo in proposito come il centro-destra alleanzino nazionale dei ruffiani d'"Israele" (la sezione distaccata del Likud in terra d'I'tal'yà che ospita tra le proprie fila personaggi dell'ultra-destra estremista sionista quali l'attuale sottogretario agli Esteri Fiamma Nirenstein)  - che peraltro sono abbondantemente rappresentati all'interno dell'Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele (1) che vede al suo interno nel consiglio direttivo gli onorevoli Cicchitto e il senatore Mantovano spiccare fra i 'centro-destri' berlusconiani "a lato di Israele" - organizzò all'epoca un 'tazebao' anti-dalemiano raffigurante l'esponente democratico assieme al deputato sciita di Hizb'Allah dr. Hassan Hajii Hassan tra le rovine della cittadella di Dahyeh (le banlieus meridionali a maggioranza sciita della capitale colpite dall'aggressione israeliana) e commentando con un "D'Alemmah" (2) che doveva oltretutto ironicamente figurare una demonizzazione della posizione assunta allora dal nostro Ministro degli Esteri.

 

In merito alla recente decisione italiana di disimpegnarsi dal perimetro geopolitico libanese occorre sottolineare come all'origine di questa possibile decisione vi siano state interferenze sioniste sulla ricandidatura del Gen. Claudio Graziano da un anno comandante dell'Unifil. L'Italia avrebbe deciso di bocciare la riconferma del nostro ufficiale dopo un accordo con la Spagna anch'essa impegnata in Libano meridionale e suscitando le ire del governo di Tel Aviv come ha rivelato il quotidiano sionista "Haaretz" il quale ha riportato di una richiesta avanzata dallo stesso premier israeliano Benjamin Nethaniauh direttamente a Silvio Berlusconi. I sionisti temono che il cambio della guardia nel Libano meridionale potrebbe aumentare l'instabilità dei confini e - secondo il quotidiano sionista citato - sarebbero proprio i responsabili di Hizb'Allah ad aver chiesto l'allontanamento di Graziano. 

 

In realtà la situazione appare meno chiara e semplice di come ce la presentino sulla carta-straccia sionista i kippizzati a ridosso del confine libanese: la Spagna doveva assumere la responsabilità della missione Unifil e il cambio della guardia era previsto da accordi pre-esistenti interni ai diversi contingenti europei che partecipano all'iniziativa di peacekeeping promossa dalle Nazioni Unite nell'agosto 2006 piaccia o meno a "Israele".

Tant'è questa decisione italo-spagnola avrebbe portato il governo d'occupazione sionista a cancellare una visita del ministro della difesa di Tel Aviv a Madrid...

 

In questo momento particolarmente delicato per la vita politica libanese e per le relazioni bilaterali tra Italia e Libano si inserisce così la visita del Presidente Giorgio Napolitano il quale, prima di partire alla volta di Beirut e del suo soggiorno in terra libanese  - che lo vedrà , fra l'altro, incontrare i nostri militari alla base di Shama nel sud del paese dei cedri - ha 'esternato' alcune "perle" di sostegno alla causa sionista che meritano attenzione.

 

Napolitano ha sostenuto la necessità di una netta distinzione tra critiche legittime al governo d'"Israele" e l'antisionismo tout court che, a suo dire, metterebbe in discussione l'esistenza stessa dello "stato d'Israele". Ora occorre precisare che l'entità criminale sionista sia un governo d'occupazione militare, un'accampamento di terroristi ebrei che da oltre sessant'anni ha sparso sangue e morte in tutto il perimetro geostrategico del Vicino Oriente ed un'organismo repressivo al servizio permanente effettivo degli interessi capitalistico-colonialisti occidental-sionistico-americani, avamposto strategico di un'espansionismo bellicista che ha portato l'intero Vicino Oriente a sostenere conflitti e aggressioni brutali lanciate esclusivamente per l'atavica sete di vendetta del popolo autoproclamatosi "eletto" tra le nazioni.

 

Che Napolitano, esponente storico della Si(o)nistra, ex comunista della prima ora e rappresentante di una nazione incapace di assumere realisticamente un ruolo intermedio nelle vicende vicinorientali si esprima in questi termini può anche 'starci' ...non sarebbe il primo nè sarà l'ultimo a farlo. Ciò che 'stona' nelle dichiarazioni presidenziali dell'ultimora sono i 'destinatari' verso il quale tali affermazioni sono state pronunciate ovvero gli esponenti dell'associazione ebraica del "Keren Hayeshod" ovvero uno dei principali organismi operativi della colonizzazione sionista della TerraSanta occupata.

 

Napolitano è proprio a loro che ha parlato prima di recarsi in Libano ed è sempre ai rappresentanti di questa storica associazione ebraica (3) che ha dichiarato:  "Anche quando le decisioni del governo di Israele possano risultare controverse, deve restare netta la distinzione tra ogni critica, sempre possibile, all'operato di chi di volta in volta guida Israele, e la negazione, esplicita o mascherata, per esempio come antisionismo, delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all'esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico".

"Memore del passato - ha aggiunto Napolitano - l'Italia respinge con forza i proclami di quanti ancora si levano ad invocare scenari di morte e distruzione di Israele. Le aberrazioni di quella Shoah di cui qualcuno vorrebbe occultare la tragica storia, non debbono mai ripetersi in nuove forme di persecuzione, fino al genocidio, in nessuna parte del mondo".

Olocaustiche recriminazioni e sionistiche esternazioni per il 'legittimo' rappresentante d'I'tal'yà ...la colonia 'tricolore' degli interessi d'"Israele" che condiziona e impone la propria lex judaica alle nazioni non ebree d'Occidente.

Che Napolitano (s)parli pure....e che i giudei 'ascoltino'.... In Libano ovviamente sentiremo 'altre' dichiarazioni di 'facciata' ma, francamente, non pensiamo che ai libanesi - impelagati a risolvere i loro problemi politico-sociali e impegnati a normalizzare una situazione di instabilità oramai cronica - interessino troppo le 'ciancie' filo-sioniste di tizio, caio o sempronio fossero pure quelle del Presidente "tricolore".

Sottolineiamo come questa sia attualmente la politica nazionale in I'tal'yà alla deriva tra forche caudine sioniste e demenzialità gossippistico contemporanea...

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA
IN COLLABORAZIONE ESTERNA COME CORRISPONDENTE PER TerraSantaLibera.org
ALTRI TESTI DELL'AUTORE AL LINK: http://www.terrasantalibera.org/Dagoberto_Husayn_Bellucci_testi.htm


3 novembre 2009 -

http://www.terrasantalibera.org/napolitano_esternazioni_sionistr.htm 

 

 

 

 

Note -

 

1 - L'Associazione parlamentari amici di Israele

 

Ecco alcuni dei principali esponenti, fra deputati e senatori, che compongono l'associazione:

- l' On. Enrico Pianetta, Presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele,

-  l'On. Gianni Vernetti, Vicepresidente;

-  la Sen. Rossana Boldi, Presidente Commissione Politiche dell'UE, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

- l'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente Commissione Esteri, Portavoce Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele

- l'On. Fabrizio Cicchitto, Capogruppo Pdl alla Camera. "Aderisco a titolo personale e a nome del Gruppo Pdl alla Camera e sarò presente"

Tra i principali sostenitori dell'Associazione ricordiamo ancora:
- il Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo Pdl al Senato
- il Sen. Gaetano Quagliariello, Vicepresidente Vicario Gruppo Pdl al Senato
- l'On. Edmondo Cirielli, Presidente Commissione Difesa
- l'On. Benedetto Della Vedova, Presidente Riformatori Liberali
- l'On. Emanuele Fiano
- l'On. Riccardo Migliori, Presidente Delegazione Italiana all'OSCE
- il Sen. Marcello Pera
- l'On. Ferdinando Adornato
- l'On. Maurizio Bianconi
- l'On. Alessandro Ruben
- l'On. Guglielmo Picchi
- l'On. Riccardo Mazzoni
- l'On. Marco Zacchera, responsabile per il Medio Oriente di Alleanza Nazionale poi PDL;
- l'On. Daniele Capezzone, Portavoce FI poi PDL;

Come riferisce Miguel Martinez nel suo blog "Kelebek" "l'Associazione d'amicizia Italia-Israele sembra che abbia una suddivisione denominata Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele. Infatti Andrea Jarach, presidente dell'Associazione di amicizia Italia-Israele, dichiarava (nel 2004): "Inoltre sto lavorando sul Parlamento dove esiste un'associazione di parlamentari amici di Israele (110 membri) e sulle Regioni per creare altrettante associazioni tra i politici."

Ecco come ci descrive 'entusiasticamente' una delle molte iniziative intraprese da quest'Associazione pro-sionista di parlamentari italiani il blog www.focusonisrael.org :

"L’Unità apre così: “«Con Israele contro il terrorismo». «Pace con i palestinesi, guerra al terrore». «Con Israele per la democrazia». Questo il tono dei manifesti in sostegno di Israele che hanno fatto da sfondo al sit-in davanti a Montecitorio a Roma promosso dall’Associazione Associazione Parlamentare di AmiciziaItalia-Israele. «Hanno aderito molti parlamentari», dice Riccardo Pacifici, presidente Comunità ebraica di Roma, in apertura degli interventi che si susseguono dal palco del sit-in.” [E fa piacere che «Pace con i palestinesi, guerra al terrore» sia lo slogan di un manifesto (che alleghiamo in un articolo) suggerito da una nostra amica su Facebook e che abbiamo prontamente stampato per mantenere la nostra promessa di coinvolgimento]. In coda a parlare Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, Paolo Guzzanti, Margherita Boninver, la parlamentare del Pdl Gabriella Carlucci, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. Poi la passeggiata di Ignazio La Russa, il discorso di Maurizio Gasparri, di Adornato (diventato una vera star in seno alla comunità per i suoi discorsi che non ammettono repliche). Fuori dal coro della maggioranza la presenza – molto gradita – di Marco Pannella (ma Fassino, per esempio, veva già ribadito il suo appoggio nella serata del Parco dei Principi, n.d.r.). Notizia: Gli amici d’Israele sono in tanti. Gli amici di Israele non sono 4 sfigati, ma sono parlamentari, senatori che provengono da tutto l’emiciclo. Si sono dissociati dal sit-it dell’Associazione Amici di Israele solo cinque deputati del Partito Democratico.I senatori del Pd Francesca Marinaro, Pietro Marcenaro, Roberto Di Giovan Paolo, Albertina Soliani, Roberto Della Seta. Per tutti gli altri, in piazza Montecitorio li attende lo sventolio di centinaia di bandiere israeliane e italiane e c’è una lunga fila di interventi. Una fila così lunga che gli ultimi ad aspettare il ministro Brunetta a parlare, sono proprio in pochi." (Articolo "A Roma davanti a Montecitorio i politici in sostegno d'Israele")

Ovvero ...la kippizzazione completa della politica italiota!

 

2 - In merito alla recente decisione presa dal governo Berlusconi di sostenere la candidatura di Massimo D'Alema a ministro degli Esteri dell'Unione Europea ecco come ne parla l'ultra-sionista Fiamma Nirenstein in quest'articolo ospitato da "Il Giornale" del 1.o novembre scorso:

"Massimo D’Alema commentando ieri l’ipotesi che egli, ex ministro degli esteri italiano diventi ministro degli esteri europeo, secondo Repubblica ha detto una delle sue frasi classiche, quelle in cui da del cretino a un po’ di gente: «Una nomina italiana a ministro degli Esteri d’Europa è una questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolo interesse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio per lui». Ha ragione. E io sono, mi sembra, fra questi imbecilli. Una scelta per D’Alema implica una quantità di piani politico-ideologici: parla di scelte che riguardano la politica italiana; di Weltanschauung, la sua visione del mondo; delle attuali scelte degli italiani per l’Europa. Non c’è dunque solo la questione che è stata maggiormente messa in rilievo, il segnale di buona volontà fra le parti politiche, la buona novella che quando si tratta dell’interesse nazionale si deve e si può sotterrare un’ascia di guerra ormai insanguinata. Da questo punto di vista sarebbe una buona cosa che tutti concordassero su una candidatura italiana quale che ne sia la parte politica. Ma c’è di mezzo l’Europa e il messaggio che l’Italia le vuole lanciare in un momento che non è delicato solo per noi, ma per il Vecchio Continente alla ricerca di ruolo, di spazi, di significato.
Durante la sfortunata discussione che ha portato all’esclusione di Tony Blair dal ruolo di premier europeo, il primo ministro ungherese Gordon Bajnai l’ha detto chiaramente: forse innanzitutto dovremmo definire il contenuto che attribuiamo al ruolo, e poi scegliere l’uomo di conseguenza. Tony Blair è stato, credo, messo da parte per il suo altissimo profilo, perché la sua storia di sostegno alla guerra in Iraq, la sua figura energica e aggiornata nella lotta al terrorismo non corrisponde a un’attitudine ancora volutamente fumosa e tecnocratica dell’Europa, di queste 27 nazioni in cerca d’autore che non sanno ancora dove sono dirette e quindi scelgono spesso l’ovvio rispetto alla politica. Data la dinamica per cui la cancellazione di Blair dalla presidenza consente ai socialisti europei la poltrona del ministro degli esteri, è apparso, fra altri candidati importanti, anche il nome di D’Alema.
Ora D’Alema ha sicuramente un curriculum straordinario per le sue qualità di politico e per le magnifiche sorti e progressive della nostra sinistra: la sua caratterizzazione riguarda, e penso che lui stesso concorderebbe, molto di più il suo spirito che le sue idee, e disegna di fatto un personaggio molto peculiare, con tratti che lo rendono contrapposto a quelli che potrebbero essere oggi i fini ideali dell’Italia in Europa. L’attuale elettore del governo in carica è nettamente atlantista, la politica estera che suggerisce nasce in contrapposizione netta con quella del governo Prodi e con quella di D’Alema; rompe, anche se ha un grande interesse per il mondo arabo e per il Mediterraneo e vi costruisce alleanze, con la antica politica andreottiana, la sua politica non è di «equivicinanza», come tante volte ha proclamato D’Alema, perché non ci può essere la stessa distanza con una democrazia e con una dittatura.
L’anno scorso a un convegno dell’Aspen il ministro Franco Frattini e Massimo D’Alema ebbero a discutere della questione israeliano-palestinese: il fine era due stati per due popoli, ma Frattini aveva un’evidente propensione a considerare Israele parte del suo, del nostro paesaggio interiore e i palestinesi responsabili di ogni futuro sviluppo di un processo di pace, mentre per D’Alema cadeva su Israele tutto l’onere della pace e sui palestinesi brillava la stella dell’innocenza. Per D’Alema Arafat è stato un amico, mai ha condannato le sue responsabilità nell’Intifada del terrore e del rifiuto di Camp David; il fatto che gli Hezbollah avessero rappresentanti in parlamento li rese per il suo giudizio esenti dall’accusa di terrorismo, e glieli ha fatti scegliere come compagni nella famosa passeggiata di Beirut dopo la guerra del 2006; icona, mi dispiace, indimenticabile.
Quanto a Hamas, D’Alema conosce le cronache del terrorismo e ne ha certo letto anche la Carta antisemita, pure ha ripetuto alquanto che occorre dialogarci e pensa di estrarne accordi, di nuovo perché sono stati eletti. Una visione impraticabile politicamente nell’era della diffusione di massa dell’estremismo islamico; inoltre Hamas proprio per iniziativa italiana è stato collocato nella lista delle organizzazioni terroriste. L’invincibile profonda convinzione di un torto originario di Israele è forse quello che porta D’Alema a chiamare la guerra di difesa israeliana a Gaza «spedizione punitiva» anche se ha sempre ritenuto invece che i 500 morti civili serbi sotto le bombe Nato siano stati legati a una guerra giusta, quella voluta anche da lui.
L’Europa ha davanti responsabilità colossali: l’Iran ci sfida con indicibile arroganza, il terrorismo internazionale e ci inonda di sangue in Afghanistan e in Pakistan, come è accaduto la settimana scorsa, Hamas rifiuta l’accordo don Abu Mazen... se D’Alema sarà il ministro degli Esteri europeo, se vale la speranza che questo ristabilisca qualche concordia a casa, una volta che poi egli compia le scelte che gli sono tipiche, stavolta come ministro degli Esteri europeo, non creerà questo invece un insanabile scontro di visioni del mondo nell’ambito dell’Europa stessa e proprio fra noi italiani?"

Ogni commento all'intollerabile acredine, all'astiosa critica ed alle paraplegiche polemiche censorie dell'addetta sinagogica al controllo della vita politica nazionale è oltremodo superfluo.  Infine per chi interessato al link sotto riportato ecco l'intervista alla "onorevole" rappresentante degli interessi sionisti in Italia rilasciata alla altrettanto ultra-sionista Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/scheda/290292

 

3 - "Il Keren Hayesod (קרן היסוד) è il fondo nazionale di costruzione d'Israele, e la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale, come dell'Agenzia Ebraica. Venne fondato nel 1920 a Londra dal comitato sionista, e si costituì come società britannica nel 1921. Con la fondazione dello stato di Israele, il Keren Hayesod finanziò il rientro e l'integrazione in Palestina di molti ebrei, finanziò anche la costruzione di nuovi centri e tutta una serie di infrastrutture come la Società Elettrica, le fabbriche di estrazione del Mar Morto le la società navale nazionale ZIM. Fino al 1948 raccolse centoquarantatré milioni di dollari, che permisero di sostenere questo grande sforzo di costituzione del stato di Israele. Questi fondi furono in gran parte raccolti presso le varie diaspore ebree nel mondo. Questo organizzazione è attiva in sessanta paese e finanzia i lavori della Agenzia Ebraica. Oggi la conduzione è affidata a un comitato che ha sede a Gerusalemme." (da www.wikipedia.org).

 

 


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