A
Israele la condizione di reciprocità in guerra non è mai andata giù.
Dai sanguinosi giorni della guerra del Kippur il
ministero della Difesa di Tel Aviv ha cercato sempre di superare a
livello tecnologico e logistico i propri avversari. L'ultima
coniugazione di questa politica di dominio è il cosiddetto "Spot
and Shoot" (identifica e spara): fucili radiocomandati posti
sul muro divisorio di Gaza e manovrati da una sala di controllo,
lontana e sicura, da donne soldato in forza all'Israel Defense
Forces (Idf).
Logica. È quella di sparare
a distanza su chiunque sia sospettato di essere un terrorista. Col
passare degli anni, e delle morti, l'Idf ha visto
diminuire in modo esponenziale il numero di reclute perché, ammette
l'esercito, i giovani israeliani non sono più disposti a combattere in
zona di guerra. Così la Rafael, azienda israeliana produttrice d'armi,
ha inventato il sistema Sentry Tech che permettere
d'uccidere senza rischiare di essere uccisi. Per il momento gli unici
membri dell'esercito ad avere accesso alla console bellica sono
le donne dai 19 ai 20 anni. Sono loro che stanno
sedute per ore a controllare sullo schermo la linea di confine
manovrando i joystick di comando dei fucili. La differenza con un
videogame di guerra a cui quotidianamente giocano milioni di giovani
in tutto il mondo riposa su un'altra linea di confine: quella fra gli
uomini riprodotti in pixel e quelli in carne ed ossa, i palestinesi,
che vivono nella Striscia di Gaza. Lo spazio di tempo
per comminare la morte è nullo come quello di un click. Come anche la
certezza di colpevolezza affidata alla discrezione della soldatessa al
posto di comando che - previo consenso di un ufficiale - spara su chi
crede di aver identificato come un militante per mezzo di una manovra
poco pulita. L'identificazione avviene per mezzo di una telecamera
che, per quanto precisa, lascia ampi margini di errore ad un'azione
filtrata da un occhio meccanico. E ancora la decisione sulla vita e la
morte lasciata a soldatesse poco più che maggiorenni di fronte a
un'arma che è facilmente confondibile con un gioco innocuo. Senza
considerare il fatto che in questo modo si ammazza indiscriminatamente
e senza un processo che appuri la presunta colpevolezza del
"bersaglio".
Raddoppio. Vista la buona riuscita del marchingegno
che, secondo i media israeliani, ha provocato già la morte di decine
di palestinesi, fra i quali un manifestante di 21 anni, e il ferimento
di un'attivista maltese, il governo di Tel Aviv ha deciso di ordinare
altre armi radiocomandate. Oren Berebbi, della sezione tecnologica
dell'Idf, ha sostenuto: "Stiamo tentando di spargere in tutto il campo
di battaglia veicoli senza pilota. Possiamo organizzare molte più
missioni senza mettere a rischio i soldati". E mentre l'ONU,
per bocca di Philip Alston relatore speciale per le
esecuzioni extragiudiziarie, denuncia il pericolo dell'avanzare di
"una mentalità assassina stile PlayStation" la voce
armi nel budget del governo diretto Benjamin Netanyahu
si arricchirà di altri Sentry Tech da spargere su altre zone di
combattimento. L'arma definita dall'IDF "rivoluzionaria" sarà
affiancata dal Guardium, una macchina robot blindata che riuscirà a
raggiungere gli 80 chilometri orari e permetterà alle forze di difesa
di sorvegliare territori e sparare sui bersagli in movimento. E
ancora, a disposizione del comando militare israeliano ci saranno il
Protector, motovedetta senza pilota, e il drone Heron TP capace di
portare oltre una tonnellata di armi da Israele fino in Iran. Una
tattica che da una parte darà a questi sistemi "ancora agli albori -
ha detto il generale in pensione israeliano Shlomo Brom - un mercato
vasto e in crescita" e dall'altra attribuirà alla guerra quel
carattere ludico che tutti paventano. Questo è quanto si percepisce
dalle parole di Ben Karen, soldatessa 20enne dell'IDF che in merito al
suo compito ha dichiarato al settimanale Haaretz: "È molto allettante
che sia io a farlo. Non tutti vogliono questo incarico. Non è una cosa
da poco occuparsi di un joystick come quello di una Sony Playstation e
uccidere, ma ultimamente è per difendersi".
Antonio Marafioti