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L’ASCESA
DEI
RABBINI
MILITARI
D’ISRAELE
Di
Katya
Adler
Traduzione di Andrea
Carancini

L’esercito
israeliano
sta
cambiando.
Una
volta
orgogliosamente
laico,
ora
le
sue
unità
di
combattimento
sono
piene
di
coloro
che
credono
che
le
guerre
di
Israele
siano
le “guerre
di
Dio”.
I rabbini militari stanno diventando più potenti. Addestrati alla guerra
come alla religione, le nuove regole dell’esercito stabiliscono che essi ora
facciano parte dell’elite militare.
Si diplomano alla scuola degli ufficiali e operano insieme ai capi
dell’esercito. Uno dei loro principali doveri è di esaltare il morale e lo
sforzo dei soldati, anche in prima linea.
Tutto ciò ha provocato una grande polemica, in Israele. Le motivazioni
dell’esercito devono venire da uomini di Dio, o dalla fede nello stato
d’Israele e nel mantenerlo sicuro?
I rabbini militari sono diventati importanti durante l’invasione israeliana
di Gaza, all’inizio dell’anno.
Alcune delle loro attività hanno suscitato interrogativi inquietanti sulla
loro influenza politico-religiosa nell’esercito.
Gal Einav, un soldato non religioso, ha detto che la retorica religiosa –
tra i soldati, nelle caserme e sul campo di battaglia – era dilagante.
Non appena i soldati ricevevano i fucili, ha detto, veniva loro dato un
libro con i salmi.
E, mentre la sua compagnia si dirigeva verso Gaza, mi ha detto, venivano
fiancheggiati da un rabbino civile da un lato, e da un rabbino militare
dall’altro.
“Sembrava una guerra religiosa, come una crociata. Mi ha disgustato. La
religione e l’esercito dovrebbero rimanere completamente separati”, ha
detto.
“Figli
della
luce”
Ma i rabbini militari, come il tenente Shmuel Kaufman, sono entusiasti del
cambiamento.
Nelle guerre precedenti, i rabbini dovevano stare lontani dal fronte, dice.
A Gaza, è stato loro ordinato di accompagnare i combattenti.
“Il nostro compito era di esaltare lo spirito combattivodei soldati.
L’eterno spirito ebraico dai tempi della Bibbia fino alla venuta del
Messia”.
Il rabbino Kaufman ha detto che prima che la sua unità entrasse a Gaza il
loro comandante gli disse di suonare il corno di montone: “Come Giosuè
quando conquistò la terra d’Israele. Rende la guerra più santa”.
Il rabbino ha distribuito centinaia di opuscoli religiosi durante la guerra
di Gaza.
Quando questa cosa è venuta alla luce, ha suscitato in Israele una polemica
enorme. Alcuni opuscoli definivano i soldati israeliani “i figli della luce”
e i palestinesi “i figli delle tenebre”.
Altri paragonavano i palestinesi ai filistei, il nemico biblico più accanito
del popolo ebreo.
L’esercito israeliano ha preso le distanze da queste pubblicazioni, ma esse
recavano il timbro ufficiale dell’esercito.
Tuttavia, i capi dell’esercito sostengono che i loro rabbini rispettano
l’etica militare e che tengono le loro convinzioni private in disparte. Essi
dicono la stessa cosa della nuova ondata di soldati religiosi nazionalisti
che sono entrati nelle truppe da combattimento.
“Un
dovere
religioso”
Ho visitato un seminario ebraico ortodosso vicino a Hebron, in Cisgiordania.
Fa parte di quel numero crescente di scuole religiose che incoraggiano a
portare la Bibbia ebraica sul campo di battaglia.
Tutti gli studenti del seminario scelgono di prestare servizio nelle unità
di combattimento dell’esercito, mentre le statistiche indicano che gli
israeliani meno motivati ideologicamente cercano di evitarle. Tutto ciò ha
suscitato l’attenzione dei media israeliani.
Il diciannovenne con cui ho parlato nel seminario mi ha detto che i soldati
religiosi come loro possono rendere migliore il comportamento dell’esercito
e farlo diventare “più morale”.
Essi credono che sia un loro dovere religioso proteggere i cittadini
d’Israele, lo stato ebraico. Lo ordina il Signore, hanno detto.
Il seminario degli studenti è costruito in un insediamento ebraico della
Cisgiordania occupata.
Se il Presidente Barack Obama riesce a ottenere quello che vuole, Israele
alla fine evacuerà i suoi insediamenti.
Essi sono illegali, in base al diritto internazionale, e i palestinesi
rivendicano i territori come parte del loro futuro stato. Ma per i soldati
religiosi la Cisgiordania fa parte della terra data agli ebrei da Dio.
Gal Einav pensa che molti soldati rifiuteranno di smantellare gli
insediamenti.
La questione degli insediamenti potrebbe dilaniare l’esercito, mi ha detto,
aggiungendo che la maggior parte dei suoi ufficiali a suo tempo sono stati
coloni.
“Se si arriva a uno scontro tra le direttive politiche del governo
israeliano e il messaggio dei rabbini, i coloni e i soldati di estrema
destra seguiranno i rabbini”, ha detto.
La
minaccia
della
Jihad
I capi dell’esercito israeliano dissentono fermamente.
Il generale di brigata Eli Shermeister è l’ufficiale in capo per
l’addestramento.
Ammette che in passato è stato fatto qualche errore ma dice che con i
rabbini ora è stato raggiunto il giusto equilibrio.
Sostiene che i capi dell’esercito israeliano sono i soli che abbiano la
responsabilità dello spirito dei soldati.
“Il codice morale dell’esercito israeliano è chiaro. Noi giudichiamo i
soldati alla luce di questo codice. Nessuno può creare un altro codice
morale. Certamente non un religioso”.
Ma il predecessore del generale di brigata Shermeister descrive quello che
vede nell’esercito come un cambiamento chiaro e preoccupante.
Secondo il generale della riserva Nehemia Dagan, quello che sta succedendo
nell’esercito è molto più pericoloso di quanto la maggior parte degli
israeliani si renda conto: “Noi (soldati) eravamo abituati a mettere da
parte le nostre idee per fare quello che dovevamo fare. Non importava se
eravamo religiosi o se venivamo da un kibbutz. Ma adesso non è più così”.
“Il morale sul campo di battaglia non può venire da un’autorità religiosa.
Se succede, è la Jihad. Conosco persone a cui questa parola non piace ma si
tratta proprio di questo, di Guerra Santa. E quando c’è la Guerra Santa, non
ci sono limiti”.
Molti ebrei religiosi dissentono dal tipo di predicazione ascoltata durante
le recenti operazioni di Gaza.
Dicono che perverte il vero insegnamento del giudaismo e che contraddice il
codice militare d’Israele.
Giorno dopo giorno, l’esercito israeliano opera soprattutto in aree civili –
a Gaza, in Cisgiordania, e a Gerusalemme Est.
Le influenze cui sono esposti i soldati israeliani sono di particolare
importanza.
Il modo in cui considerano i palestinesi che vivono lì è probabile che
condizioni il modo in cui usano il proprio potere e le loro armi.
Il testo originale
è disponibile
all’indirizzo:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/newsnight/8232340.stm
Traduzione di Andrea Carancini
http://andreacarancini.blogspot.com/2009/09/lascesa-dei-rabbini-militari-disraele.html
Link a questa pagina:
http://www.terrasantalibera.org/rabbini_militari.htm
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