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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

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Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

17 GENNAIO 2010

BENEDETTO XVI IN SINAGOGA

da SiSiNoNo, Rivista Cattolica Antimodernista, del 30/1/2010

(clicca sulla foto e ingrandisci)

Molti lettori e fedeli ci hanno scritto (alla Redazione di SiSiNoNo) o telefonato, afflitti e disorientati per aver visto le immagini e letto il discorso del Papa in visita alla sinagoga di Roma domenica 17 gennaio 2010. Cercheremo qui di far chiarezza, per quanto è possibile “in quest’ora delle tenebre”.

* * *

Nel “Discorso alla sinagoga di Roma” (17 gennaio 2010) Benedetto XVI ha detto:

● […]«La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’ atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L’evento conciliare ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile […] i documenti della Santa Sede […], dopo la “Dichiarazione” Nostra aetate, hanno offerto preziosi orientamenti per un positivo sviluppo nei rapporti tra Cattolici ed Ebrei. Anche io, in questi anni di Pontificato, ho voluto mostrare la mia vicinanza e il mio affetto verso il popolo dell’Alleanza. […]. Inoltre, la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’ antigiudaismo (cfr. “Commissione per i Rapporti Religiosi con l’ Ebraismo”, Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 16 marzo 1998)».

Osservazioni      

! Se la dottrina del concilio Vaticano II ha segnato una “nuova tappa” nei rapporti con il popolo ebraico, la tanto asserita ma non dimostrata continuità[1] tra l’ultimo concilio e la Traditio Ecclesiae non c’è. C’è invece una novità: sui rapporti tra Cristianesimo e giudaismo talmudico: il Vaticano ha detto “nova” (cose nuove) e non “nove” (in maniera nuova[2].

Infatti Benedetto XVI cita, qui e in tutto il suo discorso, soltanto «i documenti della S. Sede dopo la “Dichiarazione” Nostra Aetate» né gli sarebbe stato possibile citarne altri, perché, prima di questa Dichiarazione conciliare, i i Padri ecclesiastici e i Papi, senza una sola eccezione, dicono esattamente il contrario. Non continuità, dunque, ma evidente rottura anzi inversione ad “U”, tra, concilio e Tradizione. A meno che non dobbiamo ammettere una “novità tradizionale” (di soli quarant’anni), il che è una contraddizione in terminis.

! Questa dottrina “nuova” del Vaticano II è detta da Benedetto XVI un «punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico», atteggiamento presentato a sua volta come “un cammino irrevocabile”.

Benedetto XVI, quindi, non sembra disposto a rispondere alla richiesta rivoltagli con deferenza da mons. Gherardini, assieme a mons. Mario Oliveri (vescovo di Albenga) e mons. Malcom Ranjit (allora vescovo della S. Congregazione del Culto”), di correggere l’insegnamento del “pastorale”, e dunque non infallibile, Vaticano II qualora esso sia una “novità” rispetto al Magistero dogmatico e perciò obbligante della Chiesa. Benedetto XVI costata la novità di Nostra aetate, ma dice che essa è “un punto fermo cui riferirsi costantemente” ed un impegno a percorrere “un cammino irreversibile”. Ma questo è un voler rendere “fermo” il mutevole e conciliabile l’ inconciliabile, imponendo l’obbligo di aderirvi costantemente. Il cattolico, senza sottoporre a “libero esame” il Papa, qui costata una contraddizione che gli rende impossibile l’assenso per il principio primo e per sé noto di identità e non contraddizione, il quale non può essere messo in dubbio neppure fittiziamente.

! Papa Ratzinger chiama il popolo ebraico “Popolo dell’Alleanza”, quasi che la “Vecchia Alleanza” sussista ancora e non sia stata sostituita dalla “Nuova ed Eterna”, nella quale sono entrati e sono chiamati ad entrare tutti (ebrei e gentili) in virtù della Fede nella divinità di Cristo. Anzi, secondo quanto egli scrisse da cardinale (Abramo. Un dono per Natale in “L’Osservatore Romano”, 29 dicembre 2000, p. 1), vi sarebbero addirittura due Alleanze: una per Israele in Mosè e l’altra per i Gentili in Cristo; concetto che ritorna implicitamente anche al N°4 di questo suo “Discorso” quando la Chiesa cattolica è definita Popolo di Dio della Nuova Alleanza”.

! Inoltre Benedetto XVI confonde volutamente “le piaghe dell’ antisemitismo e dell’antigiudaismo”, come se antisemitismo e antigiudaismo fossero la stessa cosa. Ora, Gesù non era né ariano né germanico, ma ha condannato il giudaismo farisaico-rabbinico. Quindi Egli era teologicamente antigiudaico senza essere per questo antisemita e la Chiesa si è attenuta al suo esempio per duemila anni. Ciò che distingue i cristiani dai “rami recisi” di Israele (San Paolo Rom. 11,16-24) è, infatti, non la razza, ma la fede nella divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, affermata dai primi e negata dai secondi. Questione teologica, dunque, non razziale. Tanto è vero che un ebreo il quale crede in Gesù Cristo è figlio della Chiesa cattolica, mentre non lo è un gentile  che non vi crede (cfr. San Paolo Gal.3, 8).

! Al termine di questo n.2 del suo discorso, Benedetto XVI rinnova  la richiesta di perdono che rende i “figli” e le “figlie” della Chiesa responsabili, almeno in radice, dell’antisemitismo razziale. Richiesta non solo ingiuriosa per i cattolici, ma che non ha trovato finora nessuna reciprocità da parte degli ebrei per il loro perpetuo anticristianesimo e in particolare per le infamie contenute nel Talmud e nel Toledot Iesu contro Nostro Signore Gesù Cristo e la Sua Santissima Madre (anticristianesimo che, d’ altronde, si è manifestato anche nella recente visita del 17 gennaio con gesti e parole contro il Papa, che percorreva il ghetto di Roma, ripresi dalle telecamere e consultabili sui siti internet).

* * *

Benedetto XVI:

« […] Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio […] Come dissi nella visita del 28 maggio 2006 al campo di concentramento di Auschwitz, […] “i potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità” e, in fondo, “con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno” (Discorso al campo di Auschwitz-Birkenau: “Insegnamenti di Benedetto XVI”, II, 1, 2006, p. 727)».

Osservazioni

! Non sappiamo se i potentati del Terzo Reich avessero davvero l’ intenzione di uccidere il Dio d’Abramo, ma sappiamo che il Sinedrio e il popolo ebraico a lui sottomesso, spinti dall’odio di satana, uccisero realmente, nella sua umanità, il Verbo incarnato. Questo è oggettivamente il vero ed unico vertice dell’odio contro Dio in tutta la storia dell’umanità. Asserire che la shoah è il “vertice” dell’odio contro Dio significa dire che Israele, e non Gesù Cristo, è Dio e che l’ «olocausto» della shoah supera e mette in ombra l’Olocausto di Cristo. Purtroppo in questo senso ambiguo va tutto l’insegnamento post-conciliare (Giovanni Paolo II, Magonza 1981: “L’Antica Alleanza mai revocata”; Sinagoga di Roma, 1986: “Ebrei fratelli maggiori e prediletti nella Fede di Abramo”) fino al discorso di Benedetto XVI. Pertanto, se ci si rifiuta di rivedere “propter metum judaeorum”, questi punti e quello dell’ «antisemitismo» in maniera teologicamente corretta (anche se farlo è oggi “politicamente scorretto”), non si verrà mai a capo del “Discorso da fare” sul “Concilio Vaticano II”[3].

* * *

Benedetto XVI:

« La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra Bibbia […] il fondamento più solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. […]. La Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, scopre il proprio profondo legame con gli Ebrei, scelti dal Signore primi fra tutti ad accogliere la sua parola (cfr “Catechismo della Chiesa Cattolica”, 839)».

Osservazioni

! La Fede insegna che la Bibbia è composta da Vecchio e Nuovo Testamento, che il Vecchio Testamento è relativo al Nuovo e che quest’ultimo perfeziona e spiega il primo. Ora, tutto il Nuovo Testamento parla di Gesù Cristo, Verbo Incarnato, rifiutato dalla “maggior parte” di Israele, perché Messia pacifico e spirituale, che prometteva il Regno dei Cieli a chi avesse avuto la Fede in Lui vivificata dalle buone opere, mentre il giudaismo rabbinico-farisaico voleva un “messia militante”, che cacciasse i Romani dalla Giudea e desse a Israele il regno di questo mondo. Non si vede, perciò, quale “patrimonio spirituale” condividano il Cristianesimo fondato da Gesù Cristo e il giudaismo anti-cristiano promulgato da Anna e Caifa e praticato ancor oggi dagli ebrei che tuttora rifiutano Gesù Cristo.

* * *

Benedetto XVI:

«5° Numerose possono essere le implicazioni che derivano dalla comune eredità tratta dalla Legge e dai Profeti. Vorrei ricordarne alcune: innanzitutto, la solidarietà che lega la Chiesa e il popolo ebraico “a livello della loro stessa identità” spirituale e che offre ai Cristiani l’opportunità di promuovere “un rinnovato rispetto per l’ interpretazione ebraica dell’Antico Testamento” (cfr. “Pontificia Commissione Biblica”, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, 2001, pp. 12 e 55)».

Osservazioni

! Qui Benedetto XVI parla addirittura di “identità spirituale” tra Chiesa e il popolo ebraico, il che va ben oltre le “radici comuni” del “patrimonio spirituale” il quale sarebbe “condiviso” da Cristianesimo e giudaismo post-biblico. Infatti, “identità” significa mancanza di differenza tra due cose (nel caso tra due religioni). Ora stando al discorso di Benedetto XVI, tra la Chiesa, che adora Cristo Dio e la SS. Trinità, e il popolo ebraico, che nega la divinità di Cristo e la SS. Trinità, vi sarebbe un’«identità spirituale» ovvero non vi sarebbe nessuna differenza, mentre, in realtà, vi è una diversità di contraddizione: Cristo è Dio contro Cristo non è Dio, ma un semplice uomo / Dio è Uno nella Natura e Trino nelle Persone contro Dio è Uno nella Natura e nella Persona. Sono identici il cattolicesimo latino e il cattolicesimo greco, perché professano la stessa fede senza differenze, ma Cristianesimo e giudaismo post-biblico non hanno la stessa “identità spirituale”, anzi uno è esattamente la negazione dell’altro: Cristo sì / Cristo no; Trinità sì / Trinità no.

Inoltre Benedetto XVI spinge i cattolici a “un rinnovato [?] rispetto per l’interpretazione ebraica dell’ Antico Testamento”. Ma questa interpretazione fu da Nostro Signore Gesù Cristo più volte corretta e riprovata (cfr., ad esempio, Mt. 22,29 e Gv. 5,39) e di essa lo Spirito Santo, per bocca di San Paolo, dice che “un velo giace sul loro [degli ebrei increduli] cuore” e “rimane non rimosso, quando leggono l’Antico Testamento, perché in Cristo soltanto si annulla” (2a Cor. 3,14-15). L’ Antico Testamento, infatti, è tutto  indirizzato a preparare la venuta e il regno di Nostro Signore Gesù Cristo onde chi rifiuta Nostro Signore Gesù Cristo non può né comprendere né interpretare l’Antico Testamento. Né un cattolico può “rispettare” l’interpretazione di chi nega la divinità di Cristo, la SS. Trinità e tutto il Nuovo Testamento, cui l’Antico è orientato, senza rinnegare la propria Fede e rompere con la Tradizione della Chiesa. “Non si può adorare Dio e rispettare satana, come vorrebbero i cattolici-liberali” (Beato Pio IX).

* * *

Benedetto XVI:

« Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l’uno all’altro. […]».

Osservazioni:

! Qui Benedetto XVI si spinge fino ad affermare che Cristiani e giudei “pregano lo stesso Signore”. Questo è falso. Infatti, noi preghiamo Dio Padre e Figlio e Spirito Santo per mezzo del Figlio Incarnato nel seno della Beata Vergine Maria e morto in Croce offrendo il vero ed unico Olocausto per la Redenzione di tutti, ebrei e gentili. Invece, i giudei negano Padre e Figlio e Spirito Santo assieme con la divinità del Verbo Incarnato e l’unicità del Suo Olocausto redentore, del quale affermano di non aver bisogno quando non vogliono che la Chiesa preghi per la loro conversione. La loro religione è di fatto la “religione” di Israele quale unico Popolo di Dio e della shoah quale unico supremo “olocausto” nella storia dell’ umanità.

* * *

Ed ora solo poche parole sul discorso del rabbino Riccardo Di Segni.

Dal 1870 – ha sottolineato il rabbino capo della Sinagoga Romana – «possiamo rapportarci con la Chiesa e il suo Papa in termini di pari [sic] dignità». Ed ha ammonito: «Se quel che ha portato il Concilio Vaticano II venisse messo in discussione, non ci sarebbe più opportunità di dialogo» (17 gennaio 2010, “Corriere della Sera”).

Qui emerge con evidenza che il Vaticano II è voluto dal giudaismo post-biblico senza “se” e senza “ma”, sotto minaccia di rompere definitivamente il dialogo inter-religioso. Il Vaticano II, infatti, non può nemmeno essere “messo in discussione”, secondo il rabbino capo di Roma. È davvero strano che un rabbino difenda un concilio cattolico. Ma è veramente cattolico il concilio “pastorale”? Sembrerebbe proprio di no.

Di Segni ha ricordato anche «la storica e indimenticabile visita di Papa Wojtyla in questa sinagoga, cui seguì il riconoscimento dello Stato d'Israele da parte della Chiesa» (“Corriere della Sera” cit.). Noi ricordiamo, invece, che San Pio X non si lasciò strumentalizzare politicamente e rispose ad Herzl: “sino a che l’ebraismo si ostinerà a non voler riconoscere Gesù Cristo, Noi non potremo riconoscere lo Stato d’Israele”.

 

Conclusione

Haec est hora vestra et potestas tenebrarum” disse Gesù ai farisei che venivano ad arrestarlo nel Getsemani. Ebbene questa è di nuovo l’ora di Giuda, di Barabba, di Anna e Caifa e, purtroppo anche e soprattutto degli Apostoli, che al Getsemani fuggirono tutti compiendo così il loro primo ed unico atto di “collegialità” episcopale (card. Alfredo Ottaviani). Ma “nolite timere, pusillus grex, Ego vici mundum!”. Il diavolo è stato sconfitto da Gesù e Maria: “Ipsa conteret”; può rialzare momentaneamente la sua testa bicornuta, ma è stato definitivamente sconfitto dal Sacrificio dell’unico Redentore del genere umano e della Corredentrice secondaria e subordinata, che nella storia della Chiesa “ha schiacciato e vinto tutte le eresie”; perciò “le porte dell’Inferno non prevarranno”.

È da anni che la giudaizzazione dell’ambiente cattolico viene portata avanti e questo ennesimo atto di umiliazione della Chiesa e del Papato ha aggiunto solo “una piccola macchia d’olio ad un otre ripieno e impregnato d’olio”, come dice un proverbio. Ciò non toglie che per l’ennesima volta abbiamo il dovere di ricordare

1) che il Successore di Pietro può umiliare la sua persona privata, ma non ha nessun diritto di umiliare la sua persona pubblica perché la dignità di Vicario di Cristo non è stata abbandonata all’arbitrio del Papa pro tempore;

2) che la carità esige che si ristabilisca la verità divinamente rivelata a riguardo degli Ebrei oggi “ecumenicamente” ingannati soprattutto sull’esistenza di una via si salvezza riservata a loro che possa fare a meno di Nostro Signore Gesù Cristo. Infatti, per Divina Rivelazione, esiste un’unica economia di salvezza in Gesù Cristo per tutti, ebrei e gentili. E questo, per dirla con Sant’Agostino, piaccia o non piaccia agli Ebrei, la Chiesa cattolica ha il dovere di predicarlo a tutti ed ovunque. Non per avversione agli Ebrei, ma per amore verso di loro.

sì sì no no


Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/sisinono_benedettoxvii_sinagoga.htm

[1] B. Gherardini, Il Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Editrice Mariana, Frigento, 2009.

M. Oliveri, La riscoperta di Romano Amerio, in “Studi Cattolici”, giugno 2009.

[2] Cfr. mons. Mario Oliveri, “Introduzione” a B. Gherardini, Il Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Editrice Mariana, Frigento, 2009.

 

[3] Mons. Brunero Gherardini affronta questi temi nell’articolo La “vexata quaestio” del deicidio (Divinitas, n.2, 2008) e nel suo libro Quale accordo tra Cristo e Beliar?(Verona, Fede & Cultura, 2009) nei due capitoli: Sugli ebrei: così, serenamente e Irrevocabili? Nell’articolo e nel primo capitolo del libro conclude per la «piena legittimità della parola “deicidio” come sintesi della dottrina cattolica sull’incarnato Verbo di Dio» perché “Colui… che Capi e popolo del mondo giudaico condannarono a morte come bestemmiatore è oggettivamente il Figlio di Dio» (Divinitas, p.223). Nel secondo capitolo ricorda che Dio non deserit nisi prius deseratur. Quindi, essendo stato abbandonato per primo dalla “maggior parte” di Israele, l’ha poi abbandonata e ripudiata, senza “revocare” il suo desiderio antecedente, ma prendendo atto della separazione susseguente della Sinagoga da Lui e stringendo una “Nuova Alleanza” con la “piccola reliquia” fedele di Israele e con le Genti. Ricordiamo che questi stessi argomenti furono trattati egregiamente da mons. Carli, Vescovo di Gaeta, in Palestra del Clero 15 febbraio e 1° maggio 1965 e 15 marzo e 1° aprile 1966.

 

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