QUESTA
Redazione, pur non condividendo sempre
e necessariamente tuttE le dichiarazioni degli autori
nei testi
citati, reputa che esse siano comunque UTILi fonti di informazione,
testimonianza e riflessione
.
Non
omologati in nessuno schieramento e in rispetto di quella libertà di
pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo
IRRINUNCIABILE E giustO dare spazio a MOLTE voci del dissenso, ALTROVE
NEGATE.
Il terrorismo della
marina israeliana
di Eva
Bartlett, In Gaza,
03.09.2009
(IPS) – Fino a
lunedì, Omar e Khaled al-Habil erano i proprietari di un peschereccio di
20 metri sul quale erano imbarcati cinque o sei pescatori per volta, ma
che ne impiegava, a rotazione, circa 18. Ma quella mattina
l’imbarcazione è finita sotto il pesante fuoco della mitraglia di una
nave israeliana, poi di colpi di artiglieria. Il peschereccio ha preso
fuoco.
“E’ distrutto,
completamente distrutto,” dichiara al-Habil.
Facendo riferimento
al gruppo dei cinque pescatori di quella mattina, che comprendeva anche
suo figlio Adham Al-Habil, egli ha raccontato: “Erano partiti la mattina
di buon’ora e si erano diretti a nord.” Al-Habil sostiene che la barca
era molto all’interno del limite imposto da Israele di tre miglia.
“Con loro c’erano
altri pescherecci. L’imbarcazione era a circa un chilometro dalla costa
di Gaza, si trovava al limite meridionale di Sudaniya ( una zona
costiera di Beit Lahia, a nord di Gaza).”
Un portavoce della
marina israeliana, secondo quanto si dice, ha affermato che
l’imbarcazione “aveva violato i confini di sicurezza presso la costa
della Striscia di Gaza” ed era “al di fuori della zona nella quale la
pesca era autorizzata.” Ha riferito, inoltre, che le imbarcazioni non
hanno risposto ai colpi di avvertimento.
Khaled al-Habil
ricorda il tutto in modo diverso.
“Un
battello della marina israeliana li ha abbordati ed ha fatto fuoco. E’
stato il caos. Il fuoco era intenso; è durato per 15 o 20 minuti. Il
peschereccio si è fermato, ma gli israeliani hanno continuato a sparare.
Per finire, gli israeliani hanno esploso contro il battello un colpo di
mortaio. Tutti i pescatori si sono lanciati in acqua.”
Suo figlio Adham
al-Habil ha ricevuto bruciature dal fuoco, che, molto probabilmente, è
divampato a seguito del lancio del colpo di mortaio.
Un buco carbonizzato
sul lato frontale della parte destra del battello segna dove ha colpito
il colpo di mortaio ed è uscito. Da questo punto in giù il ponte è
annerito per la fuliggine. Il volante di metallo è tutto ciò che resta
della cabina.
“Sono arrivati altri
pescatori per aiutarci. Essi hanno rimorchiato la mia imbarcazione,
riconducendola al porto di Gaza,” ha sostenuto al-Habil. Una volta
giunti, i pompieri hanno impiegato più di 20 minuti per spegnere
l’incendio.
I pescatori
palestinesi hanno il diritto di pescare fino a 20 miglia nautiche dalla
costa di Gaza, ma le autorità israeliane, nel corso degli anni, hanno
ridotto unilateralmente questo limite a 3 miglia. La pesca più
abbondante si ha oltre le 6 miglia.
L’industria
palestinese della pesca, che impiega più di 3.500 addetti, è stata
rovinata per colpa degli attacchi israeliani alle imbarcazioni da pesca,
le confische dei battelli e degli equipaggi, e il ratto dei pescatori
palestinesi.
Sotto l’assedio
condotto da Israele, con la complicità dell’Egitto, Gaza è alla fame per
la carenza di generi essenziali, necessari al funzionamento
dell’economia e della società. Ne sono inclusi i pezzi di ricambio per
le attrezzature da pesca introvabili o rotte.
Mentre un 95% delle
industrie di Gaza, secondo quanto viene riferito, ha chiuso i battenti a
causa dell’assedio, molti palestinesi disoccupati sono tornati a
dedicarsi alla pesca, che pure risulta impraticabile.
Una relazione
dell’agosto 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento
degli Affari Umanitari (OCHA) descrive in modo dettagliato il declino
dell’industria ittica.
L’OCHA riporta il
valore del pescato del mese di aprile nei tre anni trascorsi. Nel 2007,
la pesca fatta è stata di 292 tonnellate. Nel 2008, è stata di 154
tonnellate e nel 2009 si è ridotta a 79 tonnellate.
L’OCHA evidenzia che,
ridotta la zona per la pesca lungo la costa, molti pesci vengono presi
nelle acque contaminate dagli 80 milioni di litri di liquami non
depurati o parzialmente trattati che vengono pompati ogni giorno nel
mare ”come risultato della mancanza di manutenzione e di miglioramento
delle infrastrutture riguardanti le acque luride.”
Ed ora al-Habil non
dispone più di un peschereccio.
Questo non è stato il
primo guaio per la sua imbarcazione attualmente distrutta. Il 4 di
luglio, cannoniere israeliane avevano sequestrato 6 pescatori e
confiscato il battello di al-Habil tre miglia oltre la costa
settentrionale di Gaza, trattenendolo per 45 giorni prima di
restituirlo. Al-Habil riscontrò che c’erano delle attrezzature mancanti
e dei danni consistenti fatti al motore ed ai cavi.
Il 18 novembre 2008,
a 7 miglia dalla costa centrale di Gaza, cannoniere israeliane
circondarono tre pescherecci palestinesi, tra i quali c’era anche quello
di al-Habil, e presero tutti i 15 pescatori che erano a bordo, oltre a
tre attivisti per la solidarietà internazionale. Israele trattenne i
battelli fino al 27 di novembre.
“Non è solo la mia
barca. Gli israeliani ci attaccano ogni giorno: se non è un peschereccio
allora è un piccolo battello, oppure l’aggressione ha luogo a terra.”
Il pescatore
palestinese Muhammed al-Attar è stato ucciso il 27 di agosto da
cannoneggiamenti israeliani fuori dalla zona settentrionale di Gaza. Il
capo dei servizi di emergenza, il dr. Mu’awiyah Hassanein, ha raccontato
che al-Attar era stato decapitato dallo scoppio.
Il Centro Palestinese
per i Diritti Umani (PCHR) riferisce che il 14 di agosto il 12 enne
Mohammed Bassam ‘Aashour è stato ferito gravemente da una raffica alla
testa, quando le cannoniere israeliane hanno fatto fuoco contro un
peschereccio palestinese vicino alla costa di Rafah.
Khaled al-Habil è
solo uno dei tanti pescatori palestinesi i cui mezzi di sostentamento
sono stati distrutti. Padre di 13 figli, vive con la sua famiglia in uno
stretto appartamento di 400 mq. La sua unica fonte di reddito è stata
distrutta.
“Voglio un buon
avvocato,” dice, ”e voglio sottoporre tutto ciò al giudizio di un
tribunale.”
Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web
sono liberamente riproducibili
(salvo successive
controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori)
purchè citandone
integralmente tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i
traduttori e i links :
perchè informazione e
contro-informazione devono essere libere e alla portata di tutti.
Chi, divulgando questi
notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in
qualsiasi modo la libera veicolazione delle notizie, sabota
gravemente la libera formazione e informazione.