VERSO GAZA
Per la libertà, per la giustizia
Joe Fallisi
da CiviumLibertas.blogspot.com - mercoledì 19 maggio 2010
Invano
si cercherebbe, su uno qualunque dei mezzi di
(dis)informazione ufficiali, qualche notizia
relativa a ciò che accade in Palestina. Provate a
consultare l'Ansa, per esempio (http://www.ansa.it/).
pattuglia internazionale di attivisti per i
diritti umani che non sopportava più di assistere
impotente allo strazio dei gazawi. Contro tutte le
previsioni dei vili e dei complici le due barche
arrivarono al povero porto della Striscia, in un
tripudio di pescatori e ragazzini radiosi,
increduli che non fosse un sogno, ma la realtà. Ci
riuscimmo anche con la seconda spedizione, cui
ebbi l'onore di partecipare, su una barca con lo
stesso nome della Palestina: Dignità. E altre
piccole navi seguirono. Finché, durante la
"guerra" genocidaria scatenata dai sionisti nel
dicembre-gennaio 2008-2009, venimmo bombardati
pure noi (Dignity ora giace sui fondali di
Larnaca) e non ci fu più consentito di portare
altri aiuti. Ma s'illudeva chi era convinto, chi
sperava fosse un fuoco di paglia. Avevamo promesso
ai nostri fratelli che saremmo tornati. E questa
volta sarà molto più difficile impedirlo. Non si
tratta solo del numero di navi (nove, di cui
quattro cargo) e della consistenza dei soccorsi
(macchinari indispensabili agli ospedali, case
prefabbricate, tonnellate di cemento e di
medicinali, apparecchiature per il filtraggio
dell'acqua, materiale scolastico...), ma del fatto
che per la prima volta uno Stato, la Turchia,
appoggia senza mezzi termini la nostra missione e
anzi vi partecipa. Il cuore dell'organizzazione
sarà proprio l'IHH (http://www.ihh.org.tr/
2. La faccia tosta in mare. – Mentre prende corpo un poderoso tentativo di rompere l’assedio israeliano di Gaza, in pratica un genocidio per fame e avvelenamento ambientale, con navi che partono da Cipro – una vera e propria flotta – con a bordo autorità turche, il governo sionista corre ai ripari per sventare l’iniziativa pacifista e umanitaria. A meno che non ci si debba aspettare un vero e proprio combattimento navale, o meglio un affondamento di mercantili civili da parte della marina israeliana, sembra difficile rompere la determinazione di quanti sono decisi a portare aiuti a chi ne ha disperatamente bisogno. Nella certezza, patologica e davvero allarmante, di poter opporre ragioni morali a tanta disumanità che dura da oltre un secolo: la disumanità di chi pretendeva che vi fosse una terra senza un popolo, eccetto pochi selvaggi, che si poteva tranquillamente occupare e popolare. Il vero e proprio genocidio che si consuma ancora sotto i nostri occhi pretende di avere dalla sua ragioni morali. Si partono in coloni con delle loro navi, yacht, per andare a rinfacciare ai turchi il genocidio degli armeni, pensando evidentemente in questo modo di non dover rispondere da quello in atto proprio nella Striscia di Gaza. Altro argomento: la repressioni dei curdi. Una carità assai pelosa se si considera l’ingerenza israeliana nel quasi stato del Curdistan che è pensato per destabilizzare tutta l’area geopolitica: vivono di guerre, procurando guerre, aizzando alla guerra! Confidano nella copertura della stampa sionista occidentale, che dovrebbe far risaltare le ragioni portate in mare dalla Contro-Flotilla della Vergogna, che ha un organizzatore: Guy Bechor.
3. “Free Gaza” - Dichiarazione del Forum Politiche internazionali di Sinistra Ecologia Libertà. – «L’embargo contro Gaza, con le sue caratteristiche di vera e propria punizione collettiva, costituisce un grave attentato contro i diritti fondamentali alla vita, alla salute, alla sicurezza degli abitanti – donne, uomini, bambini – di Gaza. Siamo di fronte a una violazione del diritto internazionale umanitario: violazione che richiederebbe da parte della comunità internazionale, a cominciare, per quel che ci riguarda, dai Paesi europei, una chiara assunzione di responsabilità nella critica e nel contrasto alla politica di Israele. La crisi di Gaza al contrario va avanti nell’indifferenza generale mentre cadono nel vuoto le raccomandazioni del presidente Obama al governo israeliano e vengono avanti progetti che aggraveranno le condizioni di sopravvivenza degli abitanti di Gaza. Tra questi, la costruzione da parte dell'Egitto di un muro in ferro che misurerà 30 metri in profondità (sottoterra) e 20 metri di altezza al confine Sud di Rafah,. Esso impedirà in modo definitivo alla popolazione Palestinese di procurarsi beni di prima necessità. Le missioni di Free Gaza, nello spirito di solidarietà, giustizia, libertà che le muove, nelle forme di sfida non violenta contro l’illegalità del blocco e di richiesta di ripristino del diritto internazionale, rappresentano una pratica di assunzione di responsabilità che rafforza la speranza di processi di pace costruiti direttamente da chi la pace la vuole e in grado di attirare l’attenzione di governi e istituzioni internazionali. Per questo vanno sostenute e fatte conoscere. Il Forum delle politiche internazionale di Sinistra Ecologia Libertà, impegnato a rompere il silenzio e l’indifferenza che regnano intorno al dramma di Gaza, esprime la sua solidarietà nei confronti della missione di mare per rompere l’embargo, in cui nel mese di maggio è impegnata Free Gaza».
